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Il rabbino aggredito alla fermata del bus a Bande Nere: “Non è la prima volta che subisco molestie e derisioni, ma non lascerò Milano o l’Italia”


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Lo sfogo e l’amarezza di Rav Mizrachi Tzemach: “Questa volta sono andati oltre”. I due tunisini che l’hanno preso di mira tentano di giustificarsi: “Volevamo scherzare, se ti abbiamo dato fastidio perdonaci”

MELONI: «EPISODIO VILE E INACCETTABILE Rabbino aggredito a Milano «Colpito da gente incivile» Gli indagati: scherzavamo

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Milano, 18 settembre 2026 – Non è la prima volta che il rabbino 60enne Rav Mizrachi Tzemach, responsabile della sinagoga Chabad a Milano, subisce insulti antisemiti, ma “questa volta sono andati oltre”. Per la giudice Fioretta, che ieri ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di firma per il 20enne Ilyes Zahani arrestato dalla polizia, a spingere i tre ragazzi di origine nordafricana ad aggredirlo giovedì, colpendolo anche con un calcio alle gambe dopo averlo molestato e deriso, è stato l’odio religioso, tanto che il reato è stato qualificato come istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, religiosa e etnica. Gli altri due giovani, residenti fuori città, restano indagati a piede libero, con il divieto di tornare a Milano per un anno disposto dalla Questura per la “pericolosità” emersa dal loro comportamento connotato da “brutale violenza”. 

Zahani B., 21 anni,  afferma di studiare Ingegneria al Politecnico

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Il rabbino aggredito alla fermata del bus a Bande Nere: “Non è la prima volta che subisco molestie e derisioni, ma non lascerò Milano o l’Italia”

“Giustificazioni” 

Sulla dinamica, però, le versioni divergono. “Non odio nessuno – dice uno di loro, nato in Italia da una famiglia tunisina – abbiamo preso il suo cappello solo perché volevamo scherzare, non gli abbiamo fatto niente e questa storia rischia di rovinarmi la vita. Gli stringerei la mano e gli direi: “Se ti abbiamo dato fastidio perdonaci“”. Suo fratello Ilyes, arrestato e poi liberato con l’obbligo di firma, ha spiegato alla giudice Fioretta di non sapere neanche che fosse ebreo perché “non riconosco quel copricapo, e della Palestina non mi interessa nulla”. Una versione ritenuta, però, non credibile. 

L'aggressione è scattata in zona Bande Nere

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Preso a calci 

Di solito faccio finta di essere sordo ma questa volta non è andata così – racconta, ancora turbato, il religioso –. Ero alla fermata e a un certo punto mi hanno circondato, ho cercato di ignorarli ma uno di loro ha afferrato il mio cappello. Quando ho ripreso la kippah, loro hanno reagito. Volevo filmare quello che stava accadendo e uno di loro mi ha preso a calci”, conclude. “È gente che non sa vivere in civiltà. Io continuerò a stare in Italia, sono loro che non continueranno a vivere in questo modo in Italia. Credo che la luce vincerà”. La comunità ebraica ha organizzato per il 22 settembre una manifestazione a Milano per esprimere solidarietà e denunciare il clima d’odio. “Un episodio vile e inaccettabile”, secondo la premier Meloni. “Fatti come questi – spiega il sindaco Sala – non dovrebbero accadere”.

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