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Il racconto di un’alba di paura: "Bombardati da chicchi enormi. Perdite per almeno 200mila euro"


Giordana, mamma di Barbara e Dania Bersani, mostra un grosso chicco di grandine piovuto sull’azienda. Sotto, prodotti devastati

Giordana, mamma di Barbara e Dania Bersani, mostra un grosso chicco di grandine piovuto sull’azienda. Sotto, prodotti devastati

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LONGASTRINO

"Venivano giù come sassi, non sembrava grandine. Ci siamo svegliati tutti per la paura che venissero giù le case. Le raffiche abbattevano le tapparelle". Barbara Bersani racconta i momenti di terrore vissuti dalle 5.35 di ieri: "Non esagero, sembrava un bombardamento". Chicchi fino a dieci centimetri di diametro venivano giù a raffica, facendo pensare anzitutto a mettersi in salvo. "Per fortuna – aggiunge la sorella Dania – è durato poco, poi c’è stata la pioggia e un altro temporale tre ore dopo, ma il peggio era passato. Ma passata la paura iniziale ci siamo concentrati subito sui campi. E il primo sopralluogo è stato devastante".

Barbara e Dania sono oggi le titolari dell’azienda fondata dal padre Andrea nel ’69: 300 ettari di pomodoro da industria, frutteto, campi di mais e soia. Un gioiello della zona, che Andrea insieme alla moglie Giordana ha implementato con pazienza un pezzo dopo l’altro: "Quello che ho visto stanotte – dice Giordana – io in quasi 60 anni qui non l’ho mai visto. Sembravano sassi, quelli dei fiumi, un chicco somigliava ad una stella dalle tante punte. Mio fratello ne ha raccolto uno da almeno un chilo che poi ha portato a far vedere in giro. Mi creda, questa grandinata è stata un evento". Non ha perso il buonumore, Giordana, e porta stampata la determinazione di chi sa che si riprenderà. Le figlie, che con la loro azienda sono iscritte alla Cia e con l’associazione collaborano attivamente, da ieri mattina percorrono l’azienda per salvare il salvabile: "Il tetto del capannone – dice Barbara – è bucherellato in diversi punti per tutta la sua estensione, non ci stupiremmo se una folata di vento particolarmente violenta ce lo portasse via".

Girare da un filare all’altro, prendere nota, raccogliere i frutti devastati. La prima giornata post grandinata è trascorsa così: "Un lavoro complicatissimo, che non si può concludere in un giorno – spiega Dania –. Guardi questo bellissimo melone, per esempio". Ferito, devastato come se avesse preso una coltellata: "Come questo ci sono pomodori, cocomeri, mele. In questo momento stiamo parlando di decine di chili, che però presto si trasfomeranno in quintali di raccolto perso. E purtroppo parliamo per difetto, perché speriamo sempre che non sia un disastro. L’unica cosa che abbiamo salvato, almeno parzialmente, è il frutteto grazie all’antigrandine: a metà mattinata, ancora, era visibile la massa di grandi chicchi che creavano delle sacche nella rete. Purtroppo l’antigrandine non basta".

I danni ancora sono quantificabili a spanne, ma mettono paura: "Parliamo – dicono quasi in coro le sorelle Bersani – di almeno 200mila euro. Purtroppo nel giro di un paio di giorni vedremo davvero cosa ha combinato questa grandinata. Un impatto devastante, il cui ricordo purtroppo conserveremo a lungo. Ma ci riprenderemo, come sempre. Siamo tutte e tutti i salvi, e per fortuna le case in cui viviamo non hanno subito danni. Ripartiamo da qui".

re.s.

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