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Venezia, i bengalesi vogliono la grande moschea: "O blocchiamo tutto". Il sindaco: "Si integrino"


27 agosto 2026

È scontro a Venezia sul progetto per la realizzazione di una grande moschea a Mestre. Dopo lo stop deciso dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco di centrodestra Simone Venturi ni, la comunità musulmana bengalese annuncia la possibilità di scendere in piazza e proclamare uno sciopero: «Blocchiamo tutto», minaccia.

A lanciare l’avvertimento è Prince Howlander, presidente dell’associazione Giovani per l’umanità. «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea - afferma Howlander-siamo pronti a scendere in piazza. E se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere?». Il confronto riguarda il progetto di un grande centro di culto islamico nell’area dell’ex segheria di via Giustizia, a Mestre. Secondo Howlander, il percorso sarebbe iniziato anni fa con il Comune.

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«È stato l’ex sindaco Luigi Brugnaro a indicarci anni fa questa zona per la moschea, e il Comune ci ha messo in contatto con gli ex proprietari», sostiene. «È da tre anni che dialoghiamo con l’amministrazione per portare a casa questo progetto, che non è della nostra associazione o “dei bengalesi”, ma di tutta la comunità musulmana». Il progetto aveva avuto spazio anche durante la campagna elettorale, sostenuto da rappresentanti della comunità bengalese candidati nelle liste del Partito democratico.

L’amministrazione però lo respinge. Il sindaco Simone Venturini motiva così il proprio diniego: «Io sono un moderato di centro, non sono contrario con al dialogo con le altre religioni. Ma penso che non ci siano le condizioni per portare avanti progetti faraonici come quello della grande moschea a Mestre. Inoltre, prima la comunità bengalese deve ancora fare molti passi avanti verso l’integrazione e al rispetto della convivenza civile. Mi riferisco ad esempio all’abbandono dei rifiuti nei quartieri a maggioranza bengalese, all’integrazione delle donne e al velo integrale. Penso a come vengono tenuti i negozi etnici e ai minimarket. A frontedi un miglioramento su questi aspetti, possiamo discutere. Ma non di certo del progetto della grande moschea. AVenezia ci sono già luoghi di culto per i musulmani».

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A sostegno della posizione del sindaco interviene Anna Maria Cisint, eurodeputata della Lega ed ex sindaca di Monfalcone. «Bene la posizione del sindaco di Venezia, che, grazie anche al nostro determinato contributo, ha confermato che non verrà concessa alcuna autorizzazione per una nuova moschea», afferma Cisint. «Fino a quando non ci saranno regole certe e il pieno rispetto delle nostre leggi, dei nostri valori e della nostra cultura - spiega - non potranno essere concessi spazia chi ambisce a costruire in Italia zone franche».

Cisint definisce «inaccettabile» l’atteggiamento dei rappresentanti della comunità islamica e contesta le minacce di bloccare la città, parlando di «approccio sovversivo tipico di un islam radicale». Quindi invita Venturini, «da sindaco a sindaco», a «continuare a chiudere anche tutte le decine di moschee abusive presenti fra Mestre e Marghera». L’eurodeputata richiama anche la protesta avvenuta a Monfalcone contro di lei: «Alla fine, però, l'ha spuntata il rispetto delle nostre leggi».

La comunità bengalese, che secondo i suoi rappresentanti conta circa 40mila fedeli tra Venezia e terraferma, rivendica invece il diritto a un luogo per il culto di grandissime dimensioni. «Pregheremo in strada, o davanti al Comune», annuncia Howlander, evocando anche la possibilità di iniziative legali e di rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.