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Il Riesame per i vigili arrestati, i legali chiedono la scarcerazione. “I soldi restituiti dopo l’operazione antidroga”


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Il Tribunale della Libertà si è riservato sulla decisione di un alleggerimento della misura del carcere. Per gli avvocati il denaro non è mai stato preso dagli agenti, martedì l’udienza per gli altri due ancora in cella

Gli avvocati Giovanni Briola Giacomo Gualtieri e Daniela Mazzocchi all’udienza al Tribunale del Riesame agli agenti della Polizia Locale Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese

Gli avvocati Giovanni Briola Giacomo Gualtieri e Daniela Mazzocchi all’udienza al Tribunale del Riesame agli agenti della Polizia Locale Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese

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Milano, 22 agosto 2026 –  Il Tribunale del Riesame si è riservato di decidere sull’alleggerimento della misura carceraria per due dei cinque agenti della Polizia Locale arrestati il 6 agosto nell’inchiesta della Procura con l’accusa di peculato, falso ideologico e arresto illegale.

Gli agenti, attualmente rinchiusi a San Vittore, non hanno presenziato l’udienza. Le difese hanno chiesto per loro la revoca della misura cautelare o, in alternativa, una sua attenuazione, anche attraverso gli arresti domiciliari o un’eventuale interdizione dall’esercizio dell’ufficio.

La posizione delle difese

“Riteniamo di aver dimostrato che non c’è stata nessuna appropriazione di denaro e che allo stato non ci siano più quelle esigenze cautelari che avevano giustificato la misura del carcere”, hanno detto al termine dell’udienza i legali Daniela Mazzocchi, Giovanni Briola e Giacomo Gualtieri che assistono Vincenzo Compagnone e Mattia Rignanese.

E ancora: “Hanno reso gli interrogatori e hanno affermato e dimostrato di non essersi mai appropriati di nessuna somma di denaro”.

La ricostruzione sulla somma contestata

Non sarebbero stati tenuti dagli agenti di polizia locale, quindi, ma restituiti dopo l’operazione sotto copertura i 1.450 euro al centro dell’inchiesta per cui cinque vigili sono finiti a San Vittore. Secondo la difesa, la somma necessaria per l’acquisto dello stupefacente era stata messa a disposizione da un informatore della Polizia Locale attraverso un altro soggetto, che prima dell’operazione aveva consegnato 1.500 euro alla donna incaricata di effettuare materialmente l’acquisto.

La donna avrebbe poi consegnato i 1.500 euro al presunto spacciatore, ricevendo 50 euro di resto. Da qui i 1.450 euro contestati nell’imputazione. Ma, secondo la ricostruzione difensiva, il denaro sarebbe stato poi restituito. “Alla donna - si legge nella memoria difensiva depositata - conclusa l’operazione e prima di essere accompagnata a casa, venne riconsegnata l’intera provvista da 1.500 euro che, una volta rientrata, provvide a restituirla a chi gliel’aveva messa a disposizione”.

Le prove e la prossima udienza

Viene sottolineato inoltre che la ricostruzione sarebbe supportata da messaggi vocali WhatsApp acquisiti nelle investigazioni difensive. “Quel denaro non costituiva una somma estranea all’operazione successivamente rinvenuta dagli agenti, ma - si legge ancora - rappresentava la provvista precedentemente consegnata all’agevolatrice proprio per consentire la cessione controllata”. Alla luce di questi elementi, secondo il legale, viene messa in discussione la stessa ipotesi di appropriazione contestata a Rignanese per il denaro. In attesa della decisione dei giudici della libertà, la prossima udienza per discutere il riesame degli altri vigili è stata fissata per martedì.

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