La mostra.
19 agosto 2026 alle 00:43
L’attore simbolo dell’action movie presenta le sue opere in GalluraC’è anche la sua iconica spaccata sullo skyline di Hong Kong, diventata marchio di fabbrica nel film “Senza esclusione di colpi”, pellicola cult che, nel 1988, lancia la carriera di Jean-Claude Van Damme e le sue arti marziali a Hollywood, consacrandolo una delle più grandi star del cinema d'azione degli anni Novanta. Dai film iconici del genere come “Kickboxer”, “I mercenari” e “Timecop” alle tele di JCVD Art, in mostra ieri a Poltu Quatu e oggi a Porto Rotondo: si chiama ‘12 Cities’, ha debuttato a marzo scorso in Cina, e riproduce (a olio) dodici città del mondo ma “in realtà è un viaggio attraverso ricordi, persone ed emozioni”.
Quando e perché ha iniziato il suo percorso artistico?
«Ho iniziato a dipingere in un momento della mia vita in cui sentivo il bisogno di trovare un modo diverso per esprimere ciò che provavo e ciò che avevo vissuto. La pittura è arrivata in modo naturale, quasi istintivo. Non ho una formazione artistica tradizionale, sono in gran parte autodidatta e credo che questo sia importante, perché non mi avvicino alla tela seguendo troppe regole ma dipingo attraverso l’emozione, il movimento e l’istinto».
Dall’atleta all’attore e oggi all’artista: c’è un filo conduttore che lega queste tre dimensioni della sua vita?
«Assolutamente sì. Per me c’è sempre stato un legame: disciplina, movimento, concentrazione ed emozione. Come atleta ho imparato a controllare il mio corpo. Come attore ho imparato a utilizzare il corpo e le emozioni per raccontare una storia. Con la pittura, invece, porto direttamente sulla tela il movimento del mio corpo e le mie emozioni. Gli strumenti sono diversi, ma l’energia è la stessa: che io stia combattendo, recitando o dipingendo, cerco sempre di comunicare qualcosa, senza necessariamente avere bisogno delle parole».
A cosa sono ispirate le dodici opere esposte e cosa raccontano?
«Le dodici opere sono ispirate a dodici luoghi che hanno avuto un significato per me, attraverso i miei viaggi, le mie esperienze o le storie legate a quei luoghi. Non volevo semplicemente riprodurre una città come fosse una cartolina. Volevo catturare un’emozione, un ricordo, un movimento, la mia visione personale di quel luogo. Per questo le opere sono, a volte, molto diverse da una rappresentazione tradizionale di una città».
È la sua prima esposizione in Italia. Perché ha scelto la Sardegna e, in particolare, questo angolo dell’Isola?
«L’Italia ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore. È un Paese con un rapporto straordinario con l’arte, la bellezza e la creatività. Ho scelto la Sardegna perché ha un’energia molto particolare. Ci sono il mare, la luce, la natura e un senso di libertà con cui ho sentito immediatamente una connessione. Anche la Costa Smeralda ha una dimensione internazionale che mi piace molto: persone provenienti da Paesi e culture diverse si incontrano qui. Mi piace l’idea di presentare i dipinti in un luogo che non sia semplicemente un museo o una galleria tradizionale. L’arte deve essere vissuta, non soltanto osservata a distanza. Questa è la mia prima tappa in Italia e sarei molto felice se potesse diventare l'inizio di un percorso più lungo insieme al pubblico italiano».
Il ricavato della vendita delle opere d’arte sarà devoluto in beneficenza. Quali progetti sosterranno?
«Per me questa è una delle parti più importanti del progetto. L’arte non dovrebbe riguardare soltanto il possesso di qualcosa di bello. Può anche creare qualcosa di positivo al di là della persona che acquista l’opera. Una parte del ricavato dell’asta sarà destinata a progetti benefici che sceglierò personalmente. Voglio che il sostegno arrivi a iniziative capaci di avere un reale impatto umano, in particolare progetti rivolti a persone che hanno bisogno di aiuto e di opportunità».
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