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Il santo contro la peste che ha lasciato il segno in città: "A Bergamo non c'è chiesa senza San Rocco"


16 agosto 2026 | 06:22

Il santo contro la peste che ha lasciato il segno in città: “A Bergamo non c’è chiesa senza San Rocco”

Jacopo Tintoretto, San Rocco colpito dalla peste, 1559. Foto Wikipedia

Il 16 agosto ricorre la sua festa: don Tino Vavassori racconta le ragioni di una devozione così radicata nel territorio e il legame con la tragedia che colpì il capoluogo nel 1630

“A Bergamo non c’è chiesa o pala che non presenti una rappresentazione di San Rocco”. A raccontare le ragioni di una devozione così radicata è don Tino Vavassori, che ha il suo fondamento nel fatto che San Rocco era un santo taumaturgo, cioè una persona che compie miracoli o guarigioni straordinarie, in particolare della peste. “Nel corso dei secoli – spiega – il popolo ha avuto bisogno di verificare la fede in dio a partire dalla religione, dalla soluzione dei problemi. Il problema della salute è il più impellente e si lega ai santi che in particolare hanno avuto attinenza con la guarigione dalla peste anche perché le pesti ciclicamente tornavano”.

Sì, ma che c’entra con Bergamo? C’entra, perché anche Bergamo la peste l’ha conosciuta bene. Era il 1630 quando la città venne colpita da una terribile epidemia, la stessa raccontata dal Manzoni, che nel nostro territorio portò alla morte di circa 55mila persone. A testimoniarla, oltre ai documenti e alle fonti storiche, ci sono ancora oggi il Lazzaretto, dove venivano accolti e curati i malati, e la cappella accanto alla chiesa di Santa Maria in Valverde. Si trova nei pressi del campo dove furono trasportate le ossa di alcune migliaia di cittadini morti trent’anni prima, originariamente sepolti in uno dei “fopponi” fuori dalle mura: grandi fosse comuni dove i cadaveri venivano inumati alla bell’e meglio. Uno di questi era stato scavato nei prati sotto il monastero di Sant’Agostino, nella zona di Valverde, in prossimità del torrente Morla. Una scelta dettata dall’urgenza, ma che si rivelò infelice: il torrente esondava frequentemente e le sue acque finivano per invadere l’area cimiteriale.

Don Tino, chi era San Rocco?

Secondo le ricostruzioni più accreditate San Rocco sarebbe nato a Montpellier, in Francia, tra il 1345 e il 1350, in una famiglia benestante e profondamente cristiana, impegnata nelle opere di carità – spiega don Tino Vavassori -. Secondo la tradizione, nacque con una croce rossa impressa sul petto, dopo che i genitori pregarono la Madonna di avere un figlio. Rimasto orfano intorno ai vent’anni, vendette i propri beni e distribuì il ricavato ai poveri. Entrò nel Terz’ordine francescano e partì come pellegrino verso Roma, vestito con il tradizionale abito da viaggio. Da qui deriva la sua rappresentazione come un pellegrino con una gamba scoperta e una piaga. Il suo mantello corto, detto “sanrocchino”, è diventato nella tradizione simbolo del pellegrino. Durante il tragitto verso Roma, mentre l’Europa intera era massacrata dalla peste, si fermò in diverse città per assistere e curare i malati, proprio mentre gli altri cercavano di evitarli.

Però poi si ammalò

Sì, nel 1371 si trovava a Piacenza, dove assisteva i malati nell’ospedale di Nostra Signora di Betlemme, quando contrasse la peste. Si ritirò in un bosco vicino a Sarmato, dove, secondo la leggenda, ogni giorno un cane gli portava del pane che rubava dalla mensa del suo padrone che un giorno, deciso a seguire l’animale, scoprì Rocco e lo accolse nella propria casa, aiutandolo a guarire. È per questo motivo che spesso viene raffigurato con a fianco un cagnolino. Nella parlata popolare bergamasca si diceva “guarda quello lì è come il cagnolino di san Rocco” per indicare una persona eccessivamente servizievole. Era un mezzo complimento ma anche una mezza offesa.

Perché il 16 agosto?

È il giorno della sua morte. Una volta ripreso il viaggio verso la Francia, San Rocco arrivò a Voghera, dove venne arrestato perché sospettato di essere un malfattore. Per umiltà non rivelò la propria identità e si definì soltanto “un umile servitore di Gesù Cristo”. Rimase in carcere per cinque anni e morì proprio il 16 agosto. Solo dopo la morte, grazie alla croce rossa sul petto, venne riconosciuta la sua vera identità.

Quando iniziò la devozione al Santo?

Il culto di San Rocco iniziò a diffondersi rapidamente dopo la sua morte. Nel 1414 fu invocato durante l’epidemia di peste scoppiata a Costanza durante il Concilio. È tradizionalmente invocato contro epidemie e malattie contagiose, anche se oggi, prima di pregare San Rocco ci si reca (giustamente) dal dottore o in ospedale.

Secondo lei, quale può essere la “peste” di oggi? E chi potrebbe essere un San Rocco attuale?

I “San Rocco” di oggi sono i professionisti seri in ambito sanitario ed educativo di ogni ordine e grado. La peste oggi potrebbe essere l’imperversare di alcune malattie ma anche la perdita di punti di riferimento che favoriscano una matura e aperta espressione del pensiero individuale.