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«Il Sud può trasformarsi nella locomotiva d’Italia? Basta volerlo»


Il salto da compiere è passare da una crescita sostenuta da risorse straordinarie ad una fondata su condizioni competitive permanenti. È il passaggio dal “Fattore Mezzogiorno” alla “Piattaforma Mezzogiorno”: produttiva, logistica, energetica e di competenze capace di rafforzare la competitività italiana.

Gli incentivi sono utili e la Zes Unica sta dimostrando la sua efficacia. Ma da soli non bastano. Serve una politica dell’offerta che colleghi investimenti pubblici e privati: infrastrutture ferroviarie e stradali, porti connessi a retroporti e interporti, logistica intermodale, reti energetiche, idriche e digitali, aree industriali attrezzate. L’investimento pubblico deve ridurre costi e incertezze e diventare un moltiplicatore di quello privato. Ad esempio, attendiamo gli esiti dell’Avviso del Dipartimento Sud da 300 mln per la viabilità, le infrastrutture e i servizi nelle aree industriali del Mezzogiorno. Vanno poi affiancati capitale umano, ricerca, servizi avanzati, e una Pa capace di autorizzare e accompagnare rapidamente i progetti. Il Mezzogiorno non deve essere solo luogo in cui arrivano risorse, ma quello in cui gli investimenti mettono radici, generano innovazione, reti di fornitura locali, export e occupazione qualificata. Un territorio attraente per giovani e capitali, con una connessione efficiente per merci e persone. È una visione condivisa anche da Leopoldo Destro e Mario Zanetti nei giorni scorsi su questo giornale.

Ora che il Pnrr si avvia alla conclusione, come possiamo evitare una brusca interruzione delle risorse e la dispersione della nuova capacità amministrativa costruita in questi anni?

Il Pnrr non può restare una parentesi. La sua eredità più importante è il metodo: non solo opere realizzate ma capacità di progettare, spendere, monitorare gli investimenti e rispettarne le tempistiche. È questo che deve restare nella nostra cultura.

Bisogna evitare un “gradino” negli investimenti dopo il 2026, accelerando l’attuazione della politica di coesione e programmando con chiarezza le risorse nazionali ed europee. Occorre selezionare priorità ad alto impatto con progetti pronti a partire e coordinare infrastrutture, ZES, contratti di sviluppo e strumenti finanziari. Allo stesso tempo, non vanno disperse le competenze tecniche acquisite nelle amministrazioni che rappresentano una vera infrastruttura di competitività. Con il Sistema stiamo lavorando ad un disegno organico di politica strutturale di medio periodo per lo sviluppo del Sud e, quindi, del Paese.