
di Antonio Pio Guerra
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sabato 29 agosto 2026, 01:40
ANCONA - Ancora grane per il Salesi. E stavolta sono grosse, molto. Grandi quanto i topi che una coppia di futuri genitori ha visto scorrazzare liberamente sui cornicioni del pediatrico di via Corridoni, un incontro ravvicinato del terzo tipo cui hanno assistito increduli attraverso i vetri del reparto di Ginecologia, al piano terra dello stabile.
Racconta F. R. (le iniziali del papà): «Non c’ero mai stato al Salesi, ma mi ci sono dovuto recare per un consulto cardiologico su mia figlia, che è ancora nel grembo materno». Mentre i medici si prendono cura della signora, l’uomo si accomoda in sala d’attesa. Forse per noia, lo sguardo gli cade rapidamente oltre i vetri un po’ appannati delle finestre. Nota in lontananza un puntino marrone, una piccola palla di pelo che si muove. Aguzza la vista, e in un istante capisce di cosa si tratta: «È un ratto». In un attimo estrae dalla tasca lo smartphone, punta la fotocamera e scatta alcune immagini. Ce le mostra, perché certe storie sono talmente assurde che senza riscontro si rischia di non essere creduti.
Probabilmente il papà avrebbe voluto mostrarle anche alla moglie, una volta terminata la visita. Quando si ricongiungono, però, la futura mamma gli porge subito il cellulare e gli dice: «Guarda un po’, mi sono fatta una nuova amica». Sullo schermo c’è un altro scatto di un ratto, fermo su una struttura in metallo mentre fissa con due occhioni neri l’interno della stanza. La scena potrebbe far quasi tenerezza, se non fosse un topo affacciato alla finestra di un ospedale pediatrico. Difficile dire se l’animale ripreso dai coniugi sia lo stesso, semplicemente ritratto da più inquadrature. Poco cambia, però. Vedere un ratto che scorrazza sul davanzale di una struttura sanitaria, è una di quelle scene che difficilmente si dimenticano. E che lasciano con tante domande. Cosa sarebbe successo se qualcuno avesse aperto la finestra, magari non accorgendosi dell’animale, lasciando entrare quest’ultimo nel reparto? E ancora, un palazzo con oltre novant’anni sulle spalle è sufficientemente isolato da impedire che la fauna che scorrazza nel cortile interno non trovi una via d’accesso per entrare proprio all’interno dello stabile? Per il futuro papà, la situazione è «indecente». Ma non è solo questo il problema del Salesi di via Corridoni. Facendo un giro all’interno della struttura, si nota subito il peso degli anni. Ai piani seminterrati, ad esempio, sui muri ci sono grosse macchie di umidità, spesso tali da scrostare l’intonaco. Salendo ai livelli superiori, invece, dalle finestre si possono apprezzare le condizioni esterne dell’ospedale, con ampie porzioni di muratura segnate dal tempo e dove ormai si vedono distintamente i ferri del calcestruzzo armato.
Ci sarebbe poi da parlare delle zanzariere rotte in alcune finestre, o del montacarichi esterno dove campeggia da tempo un cartello che invita ad usarlo solamente per le merci perché le persone corrono il rischio di rimanere bloccate. Un affresco generale che ben fotografa le condizioni di un ospedale che ha decisamente superato il suo ciclo di vita utile. Ed a poco valgono gli interventi, seppur nobili, messi in campo dall’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, come le nuove sale operatorie modulari di prossima realizzazione. Il Salesi, infatti, non è nuovo alla presenza di animali infestanti. Alcuni mesi fa, la Neurochirurgia pediatrica è dovuta rimanere chiusa per alcuni giorni a causa della presenza di blatte in reparto, una piccola infestazione.
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