Il ricordo dei santi patroni per guidare Brindisi verso un nuovo mattino che faccia finire la notte, intesa come incapacità di costruire una visione unitaria di città. Le parole dell’arcivescovo di Brindisi e Ostuni, Giovanni Intini, in occasione delle feste patronali dedicate a san Teodoro d’Amasea e san Lorenzo da Brindisi, prendono in prestito i versi delle scritture. E in particolare del profeta Isaia, per una riflessione sullo stato della città, chiamando in causa tutte le sue parti e puntando soprattutto sull’attenzione alle fasce più deboli, come quella degli immigrati.
«La domanda – ha esordito ieri sera il vescovo – è rivolta a noi questa sera: Brindisi, quanto resta della tua notte?». Intini, in particolare, vede proprio la notte come «la categoria più adeguata per rappresentare le tensioni che attraversano la nostra città: quanto resta della notte dell’incapacità di costruire una visione unitaria di città, facendo interagire le forze sane, creative, produttive di questa città» e si pone una serie di domande chiedendo quando la città abbandonerà una visione fatta di interessi di parte e passerelle distanti dai bisogni reali della gente.
Mettendo l’accento anche alla necessità di combattere la rete del malaffare «che è viva e vegeta e toglie energie progettuali ed entusiasmo a chi vorrebbe tentare di lanciarsi nell’impresa di avviare qualcosa di nuovo», nonostante l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura. Ed esortando la politica ad essere meno autoreferenziale: «Che spende tante energie per la conservazione del potere anziché adempiere al mandato dei cittadini di amministrare la città».
Un passaggio che ha suscitato qualche applauso tra i cittadini che erano presenti nella cornice del porto brindisino, per ascoltare dal vivo la cerimonia. Al tempo stesso, il massimo esponente dell’arcidiocesi di Brindisi eù Ostuni ha invitato i cittadini brindisini a scuotersi dall’apatia, non coltivando solo l’orto di casa ma facendo crescere «la pianta dell’accoglienza, della sostenibilità, dell’inclusione, del dialogo, dell’incontro e del confronto senza polarizzazione e demonizzazione». La riflessione dell’arcivescovo è anche su temi che intersecano l’attualità, pur affondando anche nella storia di Brindisi che «ha vissuto una luminosa pagina della sua storia aprendo le porte ai profughi albanesi nel 1991» ma che oggi mancherebbe di un’attenzione verso quelli che sono i migranti. «È notte – ha aggiunto Intini – quando in modo sbrigativo e subdolo identifichiamo lo straniero col delinquente, i delinquenti ci sono ovunque, come dappertutto c’è gente buona che chiede di realizzare la sua vita con dignità, umanità e un pizzico di benessere per sé e per le proprie famiglie».
In questo contesto, c’è anche una sferzata verso «la piatta notte delle nostre comunità cristiane della città abituate più a fare cose per routine e abitudine consolidata che a testimoniare uno spirito profetico che cerca nuove modalità di evangelizzazione e promozione umana». Ma c’è anche un richiamo alle periferie, esortando a rendere più vivibile il centro storico ma anche le zone più ai confini esterni del comune capoluogo: «Sono anche città – è stata la riflessione – e perciò hanno tutto il diritto di godere di ambienti vivibili, dove bambini, ragazzi, anziani possono usufruire di un habitat dignitoso».
Ed è in questo contesto che il prelato riprende ancora Isaia, partendo dall’assunto che il pessimismo non deve diventare una caratteristica strutturale della comunità brindisina. Secondo l’arcivescovo, quindi, è necessario soffermarsi su tutti quegli aspetti che possono far terminare la notte ed arrivare il mattino, che comunque «non viene per un colpo di fortuna». Al contrario, si tratta di qualcosa che arriva «attraverso un serio cambiamento di vita personale, morale, sociale, politico, ecclesiale, e attraverso una convergenza di forze che anche nella diversità, coltivano uno spirito comune di comunione, collaborazione e fraternità».
Ed è in questo senso che l'arcivescovo ha chiesto l’intercessione dei santi patroni, Teodoro d’Amasea e Lorenzo da Brindisi, per poter contribuire alla costruzione di un nuovo mattino alla città. Si tratta di parole che hanno una loro connotazione sociale e che sono una caratteristica dell’approccio dell’arcivescovo: arrivano, infatti, solo a pochi giorni di distanza da quelle che ha pronunciato a Ostuni in occasione di una festa patronale, quella di sant’Oronzo, in cui l’arcivescovo aveva richiamato l’intera comunità della Città Bianca ad un impegno per il rilancio del territorio.