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Ilva, i giochi si riaprono: la Cassazione fissa l'udienza sul ricorso allo stop all'area a caldo


Ilva, i giochi si riaprono: Cassazione fissa discussione del ricorso a ottobre. Verso nuova richiesta di sospensione del decreto di stop

Per tutti la battaglia giudiziaria era sostanzialmente finita, invece come sempre accade nella telenovela di Ilva c’è un nuovo colpo di scena. Mentre il governo e i sindacati erano al tavolo per discutere come affrontare lo spegnimento degli altiforni, previsto in questi giorni dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano, e l’esecutivo aveva pronto il decreto per la maxi-cassa integrazione, è arrivata l’ultima inversione di rotta che rischia di riaprire la partita.

La Cassazione ha fissato l’udienza sul ricorso di Ilva e Acciaierie d’Italia al 20 ottobre, quando solitamente per una discussione di questo tipo si prospettano attese di mesi o anni. Così, vista la vicinanza della pronuncia definitiva che verrà presa a Sezioni Unite, ora i commissari straordinari vanno verso una nuova richiesta di sospensiva del decreto, visto la vicinanza della decisione della Suprema Corte. Sulla base delle nuove tempistiche, il governo non porterà il decreto per la cassa integrazione nel Consiglio dei ministri del pomeriggio, anche perché le aziende dell’indotto hanno deciso di sospendere nuovamente la procedura di licenziamento collettivo per oltre 2.500 persone. È un sostanziale giorno della marmotta. E vale la pena riepilogare tutto fino all’anticipo da record dell’udienza fissato dalla Cassazione.

L’area a caldo di Ilva dovrebbe chiudere il 25 ottobre sulla base di una decisione della Corte d’Appello di Milano dello scorso luglio. La pronuncia è arrivata nell’ambito di una causa promossa dall’associazione Genitori Tarantini, supportata nel suo sviluppo da una sentenza della Corte di Giustizia Ue, e verte attorno a due questioni: negli altiforni sono ancora presenti 2mila tonnellate di amianto e alcune norme dell’Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata lo scorso anno e valida per 12 anni, non garantiscono la salubrità dell’aria se la produzione dovesse tornare a 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno.

Di fronte alla decisione della Corte d’Appello, i commissari di Ilva e Acciaierie d’Italia hanno presentato ricorso straordinario in Cassazione e istanza di sospensiva alla stessa Corte d’Appello di Milano, come prevede il rito poiché i giudici si erano espressi con un decreto per ordinare la sospensione dell’area a caldo. Venerdì scorso, era arrivata la decisione della Corte d’Appello: “Priorità alla salute”, hanno stabilito i giudici confermando che lo spegnimento dovrà avvenire entro il 25 ottobre.

Da alcuni giorni, quindi, tutti pensavano che la vicenda fosse finita: solitamente la Cassazione fissa le udienze a distanza di mesi, quando non di anni, e gli interventi da fare sugli impianti sono così importanti che l’azienda non aveva più margini di manovra. Lo spegnimento sarebbe iniziato nelle prossime ore. Ecco dunque il colpo di scena: mentre il governo era ormai pronto a varare misure d’emergenza per 13mila lavoratori tra diretti e indotto, la Suprema Corte ha fissato l’udienza il 20 ottobre, a tempo di record. A questo punto, i commissari hanno deciso che presenteranno una nuova richiesta di sospensiva del decreto così da poter tenere accesa l’area a caldo fino alla decisione delle Sezioni Unite.