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In pista con gli Eiffel 65 «Suonare in Sardegna per noi è straordinario»   - L'Unione Sarda.it


L’intervista.

15 agosto 2026 alle 00:32

Oggi concerto live a Escalaplano, il 22 agosto sul palco di Arzana 

Sono passati quasi trent’anni da “Blue (Da Ba Dee)” ma gli Eiffel 65 non hanno mai smesso di far ballare l’Italia e il mondo. Dopo un 2026 già ricchissimo, tra i sold out di Londra e Milano e l’emozionante reunion con Gabry Ponte a San Siro, Maury e Jeffrey portano il loro show in giro per l’Europa, tra hit senza tempo e nuove emozioni. E la Sardegna, terra che il gruppo conosce bene, sarà protagonista di un doppio appuntamento estivo a ingresso libero: oggi a Escalaplano e il 22 agosto ad Arzana. Li abbiamo incontrati per parlare di musica, tecnologia, ricordi e progetti futuri.

Jeffrey, il 27 giugno 2026, dopo dodici anni, siete tornati sul palco con Gabry Ponte davanti allo Stadio San Siro: cosa avete provato in quel momento, e perché proprio ora?

«Ritrovarsi sul palco di un San Siro sold out a cantare le nostre canzoni di sempre davanti a un pubblico che si commuove e balla contemporaneamente è una sensazione unica e probabilmente irripetibile».

Perché proprio ora?

«A certe cose della vita non puoi dare scadenze, succedono, probabilmente, quando devono succedere. E l’attesa spesso ne amplifica il valore. Il nostro percorso è iniziato insieme, abbiamo condiviso un pezzo di vita davvero importante e su quel palco ci siamo più volte guardati fieri e felici di tutto…Come amici di vent’anni fa…».

Dall’apertura di Tomorrowland 2026 a “I’m Good (Blue)” di Guetta e Bebe Rexha, fino alle reinterpretazioni di Achille Lauro, Shiva, Nea e The Kolors; cosa si prova a vedere un brano di quasi trent’anni fa rigenerarsi tra generazioni e generi diversi?

«Da quasi 30 anni, Blue continua a regalarci sorprese spesso al limite dell’incredibile. Riceviamo molte richieste di collaborazione di qualsiasi genere: colonne sonore, sincronizzazioni, interpolazioni, remake, cover, pubblicità. Così tante che se chiedi al nostro editore che lavoro fa, ti risponde: “Il guardiano di Blue”. La Siae ci ha assegnato il titolo di brano più sincronizzato della storia della musica italiana. Per noi che l’abbiamo scritta e prodotta è sempre oggetto di grande fierezza e gratitudine. Blue è senza ombra di dubbio il nostro game changer, per noi esiste una vita prima di Blue e una dopo. Ha superato le barriere dello spazio e del tempo, raccogliendo ampi consensi in ogni generazione. Un tempo esultavamo se piaceva anche agli adulti, oggi invece ci emozioniamo tanto se piace ai bambini. Tra i vari insegnamenti che ne abbiamo tratto, uno dei più importanti è stato proprio continuare a credere nella forza della musica, soprattutto quando ti viene un’idea folle che il resto del mondo scansa o peggio».

Avete portato l’intelligenza artificiale sul palco per luci e grafiche che si intrecciano ai beat. Cosa cambia nel raccontare la musica dal vivo? E fuori dal palco la usate mai?

«Siamo dei nerd, da sempre iper fan della tecnologia, specie se applicata alla musica. Quindi ogni nuovo step d’innovazione è benvenuto. Noi studiamo e usiamo l’intelligenza artificiale con l’obiettivo di renderci la vita migliore o darci stimoli diversi e non con quello di sostituirsi a noi. Per quanto ci riguarda è pienamente integrata sia nel percorso artistico audio/video, che nei processi di vita quotidiana. Dal farci da traduttore in tempo reale o consulente in un viaggio, assistente in ufficio, personal trainer, nutrizionista. È uno strumento potentissimo, e come tale va sfruttato ma maneggiato con attenzione. Nei live la impieghiamo soprattutto per arricchire l’esperienza che vogliamo far vivere al pubblico».

Tra le tappe italiane dell’estate c’è spesso anche la Sardegna: cosa vi porta a tornare sul’isola? Spiaggia, mare, pubblico... cosa vi fa dire “torniamoci”?

«Basta dire: “Estate in Sardegna”. Si spiega da sola. È un’isola meravigliosa con gente genuina che ci invidia mezzo mondo. Tornarci a suonare per qualche data ogni estate è una cosa che ci auguriamo accada sempre. E poi Maury ha origini sarde, fino ai 14 anni ha sempre trascorso tutti i mesi estivi in Sardegna dai nonni a Villaperuccio».

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