Gli incendi che stanno devastando vaste aree di Francia e Spagna sono stati aggravati dal riscaldamento globale, che ne ha aumentato in modo significativo la probabilità. È quanto emerge da uno studio del gruppo di ricerca World Weather Attribution, citato da Greenpeace Italia, secondo cui gli eventi estremi registrati nelle ultime settimane sono stati resi almeno due volte più probabili in Francia e almeno venti volte più probabili in Spagna a causa del cambiamento climatico.
Secondo l’associazione ambientalista, anche la politica europea sta iniziando a riconoscere il legame tra crisi climatica e incendi. Francia, Spagna e Regno Unito hanno infatti diffuso dichiarazioni congiunte in cui collegano la prevenzione dei roghi all’abbandono dei combustibili fossili e alla necessità di rispettare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.
“È positivo che alcuni governi europei riconoscano apertamente che per rispettare l’Accordo di Parigi occorre accelerare l’uscita dai combustibili fossili, ma alle parole devono seguire i fatti: servono piani più ambiziosi per ridurre le emissioni e per favorire la transizione alle rinnovabili, che deve essere finanziata tassando i profitti dell’industria fossile, principale responsabile del riscaldamento globale”, dichiara Federico Spadini, campaigner Clima di Greenpeace Italia.
Dall’inizio dell’estate, in Spagna sono già andati distrutti oltre 172 mila ettari di territorio, sei volte più rispetto allo stesso periodo del 2025. I grandi incendi sono stati 35, con un bilancio di 15 vittime e oltre 100 mila persone evacuate o costrette a rimanere confinate. In Francia, invece, sono bruciati circa 115 mila ettari dall’inizio dell’anno e il solo incendio della Gironda ha devastato oltre 42 mila ettari, provocando l’evacuazione di più di 220 mila residenti. Greenpeace Italia chiede ora al governo Meloni di introdurre una tassa permanente sui profitti dell’industria fossile per finanziare la transizione energetica e di sostenerne l’adozione anche nei negoziati ONU in corso a New York.