Lo stridore dei freni, il rumore «come di una serranda che viene giù» e poi l'allarme di una casa che suona. Pochi secondi di silenzio irreale e poi le grida che riempono quell'angolo della strada statale Marscianese. Dove, subito dopo una curva che porta l'esterno, qualche minuto prima della mezzanotte di venerdì sono morti Samuele Morettini, 16 anni, e Leonardo Bertino, 17. Uccisi dalla carambola della Mercedes Classe A su cui viaggiavano, uscita di strada e rimbalzata più volte per finire la sua corsa sul muro della casa a bordo strada.
Uno schianto violentissimo, capace di far suonare l'allarme all'interno, e che non ha dato scampo ai due amici. Sbalzati fuori dall'auto, sono morti uno sul colpo e l'altro tra le braccia dei sanitari del 118 che hanno provato a salvargli la vita.
Feriti anche i tre giovani che erano con loro in auto, il 18enne che guidava e un ragazzo e una ragazza di 17 anni che sono riusciti a uscire dall'abitacolo e a mettersi in salvo. Sotto choc sono stati tutti portati al pronto soccorso del Santa Maria della misericordia, ma con ferite per fortuna non gravi. I due minorenni sono rimasti in osservazione, mentre l'unico maggiorenne è stato dimesso già ieri pomeriggio. Ma adesso dovrà affrontare le conseguenze di una notte drammatica: la procura diretta da Gennaro Iannarone gli contesta il duplice omicidio stradale dei suoi due amici. Negativo all'alcol test, con l'ipotesi che andasse a velocità troppo elevata, dovrà spiegare cosa sia successo in quegli attimi in cui, dal bar di San Martino in colle, con la sua auto nuova e la patente presa da appena due giorni, si sono spostati verso Sant'Enea per andare a fare benzina.
«Erano tutti qui al bar - racconta chi ancora ieri mattina non si faceva una ragione del dramma davanti al bancone - e poi sono saliti in macchina. Dopo pochissimo è arrivata la notizia e siamo corsi là».
In mezzo alle due frazioni, quella curva maledetta in mezzo al verde, senza protezioni e banchina. All'arrivo degli amici, una scena dolorosissima. Le auto della polizia locale di Perugia, i lampeggianti dei vigili del fuoco e dei carabinieri e poi le sirene delle ambulanze. Più il rotore del Nibbio, atterrato poco distante e purtroppo ripartito vuoto. Perché i corpi di Samuele e Leonardo erano lì, tra erba e asfalto, coperti da un lenzuolo bianco.
Tra i primi ad arrivare, anche il padre di una delle vittime, visto sfrecciare sulla statale 317 e accompagnato in quel viaggio di dolore dalla compassione di chi dopo averlo redarguito per la velocità ha colto la frase urlata dal finestrino: «Sono il papà». La polizia locale, agli ordini del comandante Nicoletta Caponi, ha eseguito i primi rilievi, andati avanti fino a ieri mattina, per ricostruire la dinamica dell'incidente e dare informazioni utili alla procura per stabilire tutte le responsabilità di un dramma.
Dramma che ha strappato alla vita Samuele, che avrebbe compiuto 17 anni a novembre e a settembre avrebbe dovuto iniziare il quarto anno all'Iis Cavour Marconi Pascal di Olmo. Tra poco più di due settimane sarebbe dovuto entrare nella scuola insieme a uno degli altri due amici feriti. Leonardo, invece, era iscritto all'Itts Alessandro Volta di Piscille, che lo ha ricordato con affetto sui social. Entrambi i loro banchi resteranno vuoti, nel dolore di un'intera comunità.
«Due vite giovanissime spezzate in una notte che lascia dolore e sgomento»: così la sindaca Vittoria Ferdinandi che ha espresso subito ieri mattina «il profondo cordoglio dell'amministrazione comunale. In questo momento ogni parola appare insufficiente di fronte a una tragedia così grande».
«Voglio stringermi con profondo cordoglio alle famiglie e agli amici delle vittime, con un pensiero anche a chi, la scorsa notte, è sopravvissuto ed è scampato alla morte - ha commentato la presidente dell'Assemblea legislativa dell'Umbria Sarah Bistocchi -. Resta la ferma convinzione che la sicurezza e l'educazione stradale debbano essere al centro della priorità di tutte le Istituzioni, da quelle educative a chi amministra concretamente la cosa pubblica».
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