La presidente della federazione vichinga: "Non ci fidiamo più di lui, deve dimettersi subito". FifPro, il sindacato mondiale dei giocatori: "Il progetto di vendere il Mondiale ai privati non esiste più, ma servono riforme, non insabbiamenti". Argentina e Messico invece appoggiano l'amico di Trump
E meno male che Gianni Infantino pensava di avere consolidato la sua traballante poltrona dopo il consiglio straordinario della Fifa, precipitosamente convocato a Rabat e il successivo comunicato di sostegno alla sua azione. Mentre l'Uefa ha confermato il boicottaggio di tutte le competizioni Fifa (la prima è in programma dal 5 al 27 settembre in Polonia: Mondiale femminile Under 20; è iscritta anche l'Italia), non passa giorno senza che ci sia una federazione a chiedere le dimissioni dell'amico di Trump, il cui indecente progetto di vendita del Mondiale ai privati si sta rivelando un micidiale boomerang. Lise Klaveness, presidente della federcalcio norvegese, non ha usato mezzi termini: "Abbiamo deciso che non ci fidiamo più di Infantino. La fiducia ormai è persa, non c'è possibilità di tornare indietro. Ci troviamo in un momento di forte polarizzazione e di caos a livello globale. Per questo, gli chiederemo di dimettersi immediatamente, affinché la comunità calcistica mondiale possa guardare avanti".
FifPro, il sindacato mondiale dei giocatori ha rincarato la dose: "La FIFA Forward Enterprise (FFE) non esiste più. L’abuso di potere che l’ha prodotta sì. Sono urgentemente necessarie riforme della governance, non un insabbiamento. Il ritiro della FFE era inevitabile. Ma ciò che essa ha rivelato non può essere cancellato, ed è sotto gli occhi di tutti. Un piano capace di modificare in modo permanente la proprietà e la governance della Coppa del Mondo FIFA e di commercializzare competizioni costruite da generazioni di calciatori è stato concepito in segreto, negoziato a porte chiuse e portato a un passo dall’approvazione prima che il Consiglio della FIFA, le Federazioni affiliate, i calciatori e le parti interessate riconosciute del calcio sapessero persino della sua esistenza. Non si tratta semplicemente di un fallimento della governance. Si tratta di un profondo abuso del potere presidenziale. Abbiamo preso atto con profonda preoccupazione dell’aggiornamento interno della FIFA successivo alla riunione di Rabat, in Marocco. Piuttosto che affrontare ciò che è accaduto, esso ribadisce il sostegno alla leadership dell’organizzazione, riducendo un fondamentale fallimento della governance e dell’assetto costituzionale a una questione di processi e comunicazioni da migliorare".
Poiché gli amici si vedono nel momento del bisogno, ecco che le federazioni argentina e messicana scendono in campo per difendere il presidente che le ha sempre graziosamente apprezzate e premiate (a proposito: quando conosceremo i verdetti della Disciplina sul vergognoso comportamento di alcuni giocatori dell'Albiceleste durante e dopo la finale persa con la Spagna?). Il post dell'Afa (Asociación del Fútbol Argentino) è lunare: "Confermiamo il sostegno per la gestione attuata negli ultimi 10 anni, basata su un modello di governance chiaro, stabile e trasparente". Chiaro, stabile e trasparente? Eh? I messicani, ai quali Infantino ha elargito 13 delle 104 partite del Mondiale, hanno fatto eco: "La Federazione Messicana di Calcio (Fmf) è convinta che il calcio rappresenti un valore fondamentale e che la sua migliore tutela risieda nel rispetto delle istituzioni, della governance e delle procedure che ne garantiscono l'integrità". Bum.
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