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Insidious - Fuori dall'Altrove: la recensione del sesto capitolo che cambia e rilancia la saga


Arriva al cinema scritto e diretto da Jacob Chase Insidious - Fuori dall'altrove, che riparte con una nuova famiglia e alcuni spunti interessanti per rilanciare la saga. La recensione di Daniela Catelli.

Confessiamo di essere andati con un po' di scetticismo a vedere il sesto capitolo di una delle saghe horror di maggior successo in epoca contemporanea, dal 2010 saldamente in mano dei creatori James Wan e Leigh Whannell, passati col tempo dalla creazione alla produzione assieme a Jason Blum. Cosa poteva inventarsi di nuovo Jacob Chase, regista di Insidious – Fuori dall'altrove, per risvegliare interesse in una serie che sembrava aver raggiunto ormai i suoi limiti intrinseci? Come vedremo in seguito, sta proprio nel titolo rla novità sostanziale di questo film: dopo la storia della famiglia Lambert e i due prequel sulla medium Elise Rainier di Lin Shaye (personaggio principale, ucciso subito e poi fatto rivivere in varie forme, anche da morta), ci ritrovavamo con una serie incentrata su ripetuti jump-scare preannunciati da musiche ossessive, con personaggi umani infestati e infettati da creature demoniache provenienti da un infelice purgatorio chiamato Altrove e una trama che si ripeteva più o meno uguale ogni volta. Accantonato pare definitivamente l'umorismo garantito dai personaggi di Specs e Tucker (Whannell e Angus Sampson), sappiamo più o meno cosa ci aspetterà e che ci sarà ben poco da ridere.

Come in molti horror contemporanei, la protagonista è una donna single, Gemma (Amelia Eve, brava) che ha una relazione con un poliziotto tanto bravo da sembrare finto, e che vive da sola con la figlia di 8 anni nell'enorme, inquietante e soprattutto buia casa della sua infanzia in cui ha assistito, terrorizzata, alla letterale discesa agli inferi della madre con conseguente cruento suicidio. Sopravvissuta non si sa come a questi terribili traumi, in parte rimossi, fa l'igienista dentale ed è decisa a rimanere in quella casa nonostante il compagno, come farebbe una persona normale, la sproni a lasciarla. Quando inizia ad avere visioni e sogni orribili e molto realistici, e assiste all'arrivo di tre orridi vicini di casa, Gemma entra in contatto psichicamente con Elise Rainier, che si trova nell'Altrove e che vuole aiutarla perché la minaccia, stavolta, non è limitata all'altro mondo, ma attraverso di lei, che è una conduttrice, una porta organica (o un corriere, come la definiscono nel film), i morti assetati di vendetta vogliono tornare nel mondo dei vivi, sotto la guida del malvagio (e pittoresco) fondatore di una setta, Cyrus.

Tra scene che ricordano i vari Nightmare, The Dentist e gli zombie movie, Insidious – Fuori dall'altrove, riesce comunque a farsi seguire e a spaventare nei punti giusti (se non vi fanno né caldo né freddo le apparizioni improvvise di demoni e mostri, ma avete paura del dentista, qua c'è pane per i vostri... denti), a essere claustrofobico (bella l'idea del fortino di cuscini), malato e crudele quanto serve, per risolversi in un finale caotico e bizzarro che è un po' la versione horror di quello de La fine di Oak Street (il film più inutile dell'estate). Alla fine, i fan che sanno tutto saranno felici di ritrovare i demoni che hanno imparato a conoscere nella saga, e comunque Jacob Chase (di cui dobbiamo recuperare Come Play) dimostra amore e padronanza del genere.

Convince meno, semmai, l'inevitabile sottotesto psicanalitico, e scontata appare la parte della maledizione trasmissibile col sangue, ma questo è un difetto comune a molti horror contemporanei, dove spesso tocca alla donna assumersi il fardello del fallimento del mondo maschile, con pochissime eccezioni, e diventare l'eroina in grado di salvare se stessa e i propri cari. Nell'insieme, Insidious – Fuori dall'altrove ci è sembrato un miglioramento rispetto ai suoi stanchi predecessori, ma una domanda a Blum e ai suoi la farei: dove vogliamo arrivare? Ripartire da questa storia per riproporla all'infinito, magari quando la piccola Maya sarà cresciuta e il demone di turno tornerà a perseguitarla? Sarà per questo che preferiamo gli horror originali e autoconclusivi, diventati merce rara di questi tempi.