Per migliorare questa Inter nei suoi titolari le strade sembravano solo due: l’acquisto di top player da 60-70 milioni a salire - ma il cuore puoi lanciarlo oltre l’ostacolo, non certo più in là dei vincoli di bilancio - o il superamento della forma del 3-5-2, creando un nuovo ruolo per l’uomo in più. Il club nerazzurro si è costruito invece una terza via, assecondando in pieno le indicazioni di Chivu: se la Premier è il modello di calcio a cui aspirare per crescere in competitività internazionale - ogni riferimento alla Champions è puramente voluto - perché non portare un po’ di quel calcio dalle parti di Appiano? Con Curtis Jones l’Inter chiude un tris senza precedenti: il ragazzo di Liverpool, Spence e Stones in un colpo solo, tanti sudditi di Sua Maestà quanti ce n’erano stati in tutta la storia nerazzurra. Una Brit Invasion iniziata, in un senso più ampio, un anno fa con l’arrivo dello svizzero Akanji, anche lui dal City come Stones. Per inciso: da quel campionato, la Premier, è arrivato in Italia anche Mkhitaryan.
L’Inter all’inglese è il punto di caduta di un mercato lungo, complesso, snervante, per nulla avaro di colpi di scena. Era partito per essere all’insegna del made in Italy, con il primo grande investimento dell’era Oaktree che rispondeva al nome di Palestra, è finito con l’arrivo di due nazionali inglesi protagonisti al Mondiale e di un terzo, Jones, che non sente suonare l’inno da un anno ma spera sempre in una nuova occasione. Settanta milioni in tre, considerando che Stones è arrivato a parametro zero. Logica da instant team? Non proprio, anche se l’effetto prodotto potrebbe essere quello, così si augura Chivu. L’ex difensore del City, 32 anni, avversario nella finale di Istanbul, porta in dote un mix ineguagliabile di esperienza, duttilità tattica e leadership. Spence e Jones, 26 e 25 anni, hanno davanti un orizzonte temporale più lungo per entrare nella storia dell’Inter. Un po’ meno Spence, magari: lui deve vincere alla svelta il confronto speculare passato-presente con il ricordo di Dumfries. Nella continuità di un’idea, di un progetto tattico iniziato con Conte e proseguito con Simone Inzaghi, questo mercato introduce anche un elemento di discontinuità. Se la prima Inter di Chivu era nata inserendo un solo nuovo titolare, Akanji per Pavard, con il resto del mercato finalizzato ad allungare le rotazioni, soprattutto in attacco, quella chiamata a difendere lo scudetto potenzialmente può arrivare a schierare quattro nuovi titolari. Cercare il nuovo nel noto, ecco la via per crescere in Europa.