
L’incontro a Castelnovo Monti rivolto alla fascia d’età compresa tra i 25 e i 35 anni "Vogliamo capire quanta è la voglia di restare e crescere sul territorio. Coinvolgeremo le istituzioni locali per arrivare a proposte operative". .

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di Elia BiavardiCapire cosa significa oggi scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio futuro in Appennino. È stato questo l’obiettivo del focus group promosso dalla Camera di Commercio dell’Emilia insieme al Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, svoltosi recentemente a Castelnovo Monti nell’ambito dell’Osservatorio Appennino Emiliano dedicato ai giovani che vivono e/o lavorano in montagna.
L’incontro, che si è svolto alla sede dell’Unione Montana ed era rivolto a giovani del territorio tra i 25 e i 35 anni, rappresenta una delle tappe di un percorso di ricerca dedicato all’analisi delle aree montane delle province di Reggio, Parma e Piacenza. Dopo aver approfondito nel 2025 il punto di vista delle imprese, quest’anno l’attenzione si concentra sulle giovani generazioni, mentre nel 2027 il lavoro coinvolgerà le istituzioni locali con l’obiettivo di tradurre i risultati raccolti in proposte operative.
"Dieci anni fa avevamo già realizzato un importante lavoro con le scuole del territorio – spiega il professor Paolo Rizzi, coordinatore del gruppo di ricerca dell’Università Cattolica –. Oggi vogliamo capire come sono cambiate le cose nel tempo: qual è il senso di appartenenza dei giovani alla montagna, se c’è la volontà di restare o di tornare dopo gli studi e quali politiche possano favorire queste scelte".
Secondo Rizzi, il tema dei giovani rappresenta un passaggio decisivo per il futuro delle aree montane. "Sono loro il futuro della montagna. La scelta di rimanere dipende soprattutto dalle opportunità offerte dal territorio: il lavoro, la digitalizzazione, la possibilità di lavorare da remoto, gli incentivi e le politiche capaci di attrarre nuove persone. In molte montagne italiane il saldo migratorio è tornato positivo, anche se quello naturale continua a essere negativo. Ci sono però tanti segnali di cambiamento".
In questo contesto l’Appennino reggiano presenta elementi incoraggianti: "La provincia di Reggio Emilia è una delle realtà più fortunate e Castelnovo Monti rappresenta un polo importante per tutto il territorio, grazie alle sue caratteristiche e ai servizi presenti, tipo l’offerta scolastica", sottolinea il professore. L’obiettivo della ricerca, tuttavia, non è limitarsi a fotografare la situazione. "Il nostro lavoro è quello di osservare, analizzare e mettere a confronto i dati. Il terzo anno del progetto (il prossimo, ndr) sarà dedicato soprattutto alle proposte operative. Ragioneremo sul ruolo delle amministrazioni e sull’organizzazione istituzionale dei territori".
E ancora: "Un esempio di soluzioni che si possono considerare sono gli Istituti Tecnologici Superiori, che potrebbero rappresentare un’opportunità importante per trattenere studenti e competenze in montagna".
I risultati della ricerca sui giovani saranno presentati il prossimo 5 ottobre a Castelnovo Monti, in occasione della restituzione pubblica dei dati. "Vorremmo che fosse anche un momento di confronto con tanti giovani – conclude Rizzi –. A livello nazionale esistono risorse importanti, anche legate al Pnrr, che possono contribuire a frenare l’esodo che negli ultimi decenni ha ridotto drasticamente la popolazione delle aree montane".
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