Arthur e Audrey Kermalvezen, entrambi nati grazie a una donazione di sperma, si sono conosciuti nel 2010 durante un raduno di attivisti per i diritti dei figli di donatori, ed è stato amore a prima vista. Ma a volte il sentimento non è abbastanza: per costruire una vita insieme hanno dovuto prima combattere anni contro il sistema legale francese, che rende quasi impossibile scoprire le proprie origini biologiche. A raccontare la storia della coppia è la Bbc.
Quando sono nati, a Parigi esistevano solo due banche del seme e molti uomini avevano donato più volte: la possibilità che fossero fratellastri era concreta. Arthur racconta di aver passato l'infanzia a chiedersi chi fosse suo padre: «Immaginavo potesse essere il mio insegnante, le persone che vedevo sull'autobus... ed ero molto arrabbiato perché è impossibile vivere così». Audrey, oggi avvocata specializzata in bioetica, descrive il loro primo incontro come un colpo di fulmine, ma prima di trasformarlo in una storia vera e propria dovevano sciogliere quel dubbio.
In Francia solo un ricercatore, un medico o un giudice possono disporre un test genetico, e chi possiede un kit fai-da-te rischia una multa oltre i 3.500 euro: per questo aziende come 23andMe, Ancestry e MyHeritage non vendono i propri test nel Paese. Dopo mesi di ricerche, la coppia ha trovato un medico nel sud della Francia disposto a effettuare un test genetico per 900 euro in contanti, al di fuori della legalità. Il risultato diceva che non erano parenti, ma il dubbio restava: «Temevamo fosse un ciarlatano», racconta Audrey.
Determinata ad agire nella legalità nonostante tutto, dal 2010 Audrey ha avviato una serie di ricorsi per sapere se il suo donatore fosse ancora vivo e se accettasse di rinunciare all'anonimato. Ogni tentativo è fallito, fino al rigetto definitivo da parte del massimo tribunale amministrativo francese nel 2015. Nel frattempo, dopo tre anni di battaglie, i due avevano deciso di sposarsi comunque, un «atto di fiducia» compiuto prima di avere certezze.
Poco prima della nascita del loro primo figlio, un medico ha accettato di verificare in via informale le informazioni sui rispettivi donatori: la legge francese permette a un professionista sanitario di accedervi, ma gli vieta di condividerle con i pazienti.
Il medico ha scoperto che i due donatori erano nati in anni diversi, quindi non potevano essere la stessa persona.Nonostante questo, Arthur non si è sentito del tutto rassicurato, e la coppia ha infine deciso di ricorrere a un test genetico fai-da-te acquistato all'estero, pratica diffusa in Francia nonostante il divieto: secondo l'associazione DNA Pass, oltre un milione di francesi vi avrebbe fatto ricorso. Anche questo test ha confermato che non erano parenti.
I risultati del DNA hanno aperto nuovi scenari. Arthur è riuscito a contattare il proprio donatore biologico il giorno di Natale del 2017, dopo trent'anni di domande. Ma la scoperta più sconvolgente è toccata ad Audrey: tra le sue corrispondenze genetiche è comparsa Sophie, una donna che aveva rappresentato in tribunale proprio in una causa sui diritti dei figli di donatori. «Ho scoperto che Sophie — il cui caso avevo discusso in aula — era mia sorella biologica», racconta. Il test, fatto insieme ad altri otto attivisti, ha rivelato che quattro di loro condividevano lo stesso donatore.
Anni dopo, una corrispondenza genetica con una persona negli Stati Uniti ha condotto Audrey fino al proprio donatore, un uomo di nome Philippe, morto nel frattempo. La madre di Audrey ha scritto una lettera alla famiglia dell'uomo per ringraziarlo del suo «dono», e la famiglia ha accolto Audrey in visita: «Avevano tutti le lacrime agli occhi», ricorda. La sorella di Philippe non sapeva nemmeno che il fratello fosse stato donatore. Audrey ha così ottenuto risposte cercate per decenni, tra cui la storia clinica della famiglia biologica e alcune immagini e video dell'uomo: «Posso guardarlo, vedere come si muoveva e sentire la sua voce».
La battaglia legale di Audrey e il libro scritto da Arthur hanno contribuito a modificare la normativa francese sulla donazione di sperma: dall'aprile 2025, chi nasce da donazione può accedere, da adulto, alle informazioni identificative sul proprio donatore. La Francia resta però uno dei pochi Paesi europei in cui i test genetici fai-da-te restano vietati, e per questo la battaglia di Audrey non è finita: «Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie origini e la propria storia», dice.
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