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Io+Te al 2° posto su Prime, la regista: 'C'è voglia di nuove storie'


Il film indipendente italiano Io + te, scritto e diretto da Valentina De Amicis, debutta al secondo posto tra i film più visti su Prime Video (visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite la app su Now Smart Stick), risultando l’unico titolo italiano ai vertici della classifica.

Un film indipendente, nato fuori dai grandi circuiti produttivi, che riesce a conquistare rapidamente il pubblico della piattaforma.

Al centro della storia c’è Mia, interpretata da Ester Pantano, una donna adulta, ginecologa, che vive la propria sessualità senza aderire necessariamente ai modelli convenzionali di relazione. L'incontro con Leo, interpretato da Matteo Paolillo, più giovane di lei, apre una relazione inattesa, destinata a cambiare ulteriormente quando Mia scopre di essere incinta.

Il film mette così al centro il desiderio femminile, la maternità, la differenza d’età, la sessualità e la vulnerabilità, evitando di trasformare le fragilità dei suoi personaggi in qualcosa da correggere o risolvere. Una storia d'amore che non viene presentata semplicemente come una risposta alla solitudine, ma come un percorso fatto anche di dubbi, paure e contraddizioni.

Il risultato ottenuto su Prime Video porta così nuovamente al centro una domanda sul rapporto tra cinema indipendente e pubblico: quanto possono essere imprevedibili le scelte degli spettatori quando incontrano storie capaci di proporre uno sguardo diverso?

Ne abbiamo parlato con Valentina De Amicis, regista e sceneggiatrice di Io + te. Ecco cosa ha raccontato ai microfoni di Sky TG24. 

Intervista a Valentina De Amicis, regista e sceneggiatrice del film Io+te

Io+te arriva su Prime Video al secondo posto tra i film più visti, ed è l’unico titolo italiano ai vertici della classifica. Se un film indipendente riesce a raggiungere un pubblico così ampio, cosa pensa ci sia dietro questo risultato: il bisogno di storie diverse o un pubblico meno prevedibile di quanto l’industria immagini?

Il pubblico decide sempre. Sceglie e sta amando questo film, Io + te, in modo incredibile, perché è un film moderno, diverso, che parla al cuore delle persone. Il pubblico ha voglia di nuove storie e nuovi stimoli. Ho creduto da sempre in questo film e nel suo successo. Vedere Io + te entrare nella Top 10 è un’emozione enorme. È l’unico film italiano. È un film in cui ho creduto profondamente e vedere che il pubblico lo sta scegliendo mi rende felicissima. Ora voglio capire fin dove possiamo arrivare.

Mia è una donna che vive il desiderio senza chiedere permesso, frequenta uomini conosciuti sulle app e non sembra interessata a rientrare nell’idea convenzionale di relazione. Perché era importante raccontare una donna così, senza trasformare la sua libertà sessuale in un problema da risolvere?

Perché gli stereotipi sono inutili e spesso privi di senso. La donna che racconto è una donna moderna, vera, forte ma anche fragile, con le sue insicurezze. Le persone si riconoscono in Mia. Le donne mi scrivono che hanno vissuto vicende simili alla sua: questo è incredibile.

Nel film c’è un rovesciamento rispetto a un modello molto presente al cinema: è una donna adulta a vivere una relazione con un uomo più giovane. Quanto voleva mettere in discussione, attraverso Mia e Leo, il doppio standard con cui giudichiamo il desiderio femminile e quello maschile?

Sì, assolutamente. Siamo portati a giudicare tutto e tutti, mentre basterebbe essere più empatici e comprensivi. La donna è sempre nel mirino per un motivo o per l’altro. Perché non pensare semplicemente all’amore come qualcosa di possibile e reale?

Mia è ginecologa e proprio il corpo, la sessualità e la maternità diventano elementi centrali della sua storia. C’è una contraddizione volutamente cercata tra una donna che professionalmente conosce il corpo femminile e una donna che, nella propria vita, si trova davanti a qualcosa che non può controllare?

Maternità e sessualità sono temi universali di cui si parla molto. Volevo dare dignità e forza alla donna. Spesso si parla in modo poco delicato e non sensibile di certe tematiche. Siamo persone, siamo esseri umani, creature fragili.

La gravidanza che Mia scopre di avere cambia completamente il significato della relazione con Leo. Perché ha scelto proprio una gravidanza da un altro uomo come elemento di rottura? Voleva raccontare soprattutto la fragilità dell’amore o il conflitto tra ciò che desideriamo e ciò che accade realmente nella nostra vita?

Nella vita accadono cose che spesso non prevediamo. Pensiamo di essere in controllo, ma non è così e questo ci fa perdere il focus. Anche a me è successo di perderlo, ma poi ho capito che potevo farcela, riprendere in mano la mia vita e ho reagito. Si parla della sensibilità e della fragilità come di un difetto, qualcosa da aggiustare. Non credo sia così. Credo sia la nostra forza, se compresa e condivisa.

Ester Pantano e Matteo Paolillo sono al centro di una relazione fatta di desiderio, squilibri e fragilità. Che cosa ha riconosciuto in loro che le ha fatto capire che fossero Mia e Leo? E quanto il loro modo di interpretare i personaggi ha modificato ciò che aveva immaginato sulla pagina?

Ester e Matteo sono due attori straordinari. Si sono lasciati guidare e hanno creduto in questo progetto da subito. Hanno avuto coraggio e non è scontato per un attore fidarsi e recitare scene sensuali che prevedono una nudità parziale. Si sono affidati a me totalmente e li ringrazio.

Leo osserva Mia, i suoi appuntamenti e le sue relazioni, quasi fosse inizialmente uno spettatore della sua vita. Anche il cinema, in fondo, è un atto di osservazione. Quanto c’è del suo sguardo di regista in questo personaggio che osserva una donna prima ancora di riuscire a comprenderla?

Amo le donne, mi piace osservarle. Ho diverse amiche, donne forti, intelligenti e talentuose. Credo molto nel Women Empowerment: insieme, unite, siamo una vera forza. Imprevedibili.

Io+te è un film sentimentale, ma non sembra interessato a raccontare l’amore come una soluzione alla solitudine. È una relazione attraversata anche da dubbi, paure e contraddizioni. È questa, per lei, una forma più adulta di racconto romantico?

Assolutamente. Amare l’altro è qualcosa di magico e incredibile che accade. La relazione è quell’unione tra due persone che richiede un lavoro quotidiano. È un atto quotidiano.

Lei è una donna che scrive e dirige un film indipendente in un sistema cinematografico nel quale la presenza femminile dietro la macchina da presa è ancora molto discussa. Quanto pensa che essere una regista donna influenzi il modo in cui vengono letti i suoi film e le sue scelte narrative?

Penso che sia meraviglioso raccontare storie che mostrano uno sguardo femminile. Come donna regista e sceneggiatrice credo ci sia un interesse maggiore in questo momento sulle donne, ma ancora c’è molto da fare. Il cinema italiano ha bisogno di credere di più in noi donne registe e nel potenziale delle nostre storie, lasciare strade antiche e prevedibili e lanciarsi in storie coraggiose. Il pubblico è stanco delle solite storie, Io + te lo dimostra con il suo successo di pubblico.

Il film è stato girato nelle Marche, tra Loreto e Porto Recanati. Quanto era importante che questa storia avesse un territorio preciso e riconoscibile? E cosa può dare un luogo reale a una storia d’amore che, teoricamente, potrebbe svolgersi ovunque?

Abbiamo girato questo film nelle Marche, territorio meraviglioso, ricco di bellezza e arte. L’Italia è un Paese meraviglioso, tutto da scoprire, ed è bello mostrarne la bellezza e l’unicità. Io sono romana e mi è mancata moltissimo la mia città quando ero a Los Angeles. Mi mancavano la storia e la nostra cultura, che rendono questo Paese unico al mondo.

Se dovesse scegliere una sola domanda alla quale Io + te prova a rispondere, quale sarebbe? E oggi, dopo averlo scritto, diretto, portato al cinema e visto arrivare al secondo posto su Prime Video, la sua risposta è ancora la stessa di quando ha iniziato a scriverlo?

Io+te arriva al cuore delle persone. La risposta è sì.

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