Roma, 19 settembre 2026 – Nel mondo spazzato da venti di guerra l’Italia alza la guardia in cielo e in mare, sul fronte Est dove le provocazioni della Russia sfiorano i confini dei Paesi Baltici e sul fronte mediorientale dove tra pasdaran iraniani nello Stretto di Hormuz e guerriglieri Houthi a Bab el-Mandeb, non si vivono giorni tranquilli. La Fregata Carlo Bergamini, gioiello della Marina militare, ha già avviato la prima missione, fuori dall’operazione europea Aspides, scortando il cargo italiano Jolly Oro attraverso Bab el-Mandeb diretto verso nord sotto lo sguardo degli Houthi che osservano minacciosi dalla costa yemenita sotto loro controllo. Il generale Vincenzo Camporini, analista e già capo di Stato maggiore Difesa, è prudente, ma ha le idee chiare.

Il generale Vincenzo Camporini
Ha fatto bene il ministro Guido Crosetto a mobilitare la Marina italiana per scortare le nostre navi nello stretto?
“È una necessità ineludibile. La protezione ai mercantili va attuata perché per noi quella è una via di passaggio fondamentale delle merci, essendo il collegamento tra Oceano Indiano e Oceano Atlantico. L’Italia è una nazione manifatturiera e importa grandi quantità di materie prime. Con Hormuz chiuso dall’Iran e Bab el-Mandeb semi-bloccato, il Mediterraneo è tagliato fuori e quindi rischiamo ripercussioni sugli approvvigionamenti”.
Dovrebbe vigilare la Missione europea Aspides.
“Aspides, varata nel 2024, all’inizio ha funzionato. Ne facevano parte le marinerie italiana, greca, francese, tedesca, poi è calata la tensione e qualcuno si è sfilato. Ora nell’area sono presenti poche navi, tra cui la Fregata italiana. L’iniziativa autonoma di protezione ai cargo italiani è un’esigenza strategica”.
C’è il rischio di entrare in guerra con gli Houthi?
“Rischiamo più danni di tipo economico se rinunciamo alle scorte. In acque internazionali abbiamo il diritto di difenderci”.
Lo sconfinamento di due caccia russi sulla Lettonia bloccati dagli Eurofighter italiani è uno show di Mosca per alzare il livello di provocazione?
“In questa situazione di tensione mondiale episodi simili sono normali. Non è una eventualità di cui stupirsi, ma è pericolosa. Un incidente può scatenare conseguenze incontrollabili”.
Fronte Est, Mar Rosso, armi all’Ucraina: l’Italia si deve considerare in guerra?
“No, ma è dentro un vortice ad alta tensione. Come altre nazioni dell’Alleanza atlantica siamo sotto attacco in un conflitto ibrido con raid informatici, cyber sabotaggi, tentativi di manipolazione dell’opinione pubblica. Dobbiamo difenderci. E va sostenuta l’Ucraina. Lo dico in base all’articolo 51 della carta dell’Onu che riconosce il diritto di ogni Stato alla legittima difesa individuale o collettiva se subisce un’aggressione”.
Un incidente potrebbe trascinarci in un conflitto?
“È sempre possibile. Un esempio. Se due aerei sul fronte Est entrano in collisione la reazione dei contendenti è difficile da prevedere. Dobbiamo sperare che non accada”.
Rischiamo coinvolgimenti più a Est o in Medio Oriente?
“Il rischio esiste da ambo le parti. Ma il teatro operativo in Medio Oriente è meno controllabile visti gli attori in campo dove agiscono guerriglieri e terroristi e non sempre eserciti regolari. La Russia dispone di un esercito riconoscibile”.