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Istat: occupazione in crescita 2021-2026, ma i lavoratori invecchiano


Istat: occupati in crescita tra il 2021 e il 2026, ma invecchiano. “I giovani ritardano l’ingresso nel mondo del lavoro”

In Italia i lavoratori aumentano ma invecchiano. È quanto emerge da un focus dell’Istat dedicato all’andamento dell’occupazione nel periodo 2021-2026. Nel quinquennio da luglio 2021 a luglio 2026, il tasso di occupazione in Italia è cresciuto complessivamente di 4,4 punti percentuali, corrispondenti a circa 1 milione 600mila occupati in più. Parallelamente si è registrata una flessione sia della disoccupazione, scesa di 3,4 punti – quindi circa 787mila persone in meno alla ricerca di un impiego –, sia dell’inattività, diminuita di 2,4 punti, pari a circa 1 milione 50mila inattivi in meno.

A trainare la crescita occupazionale – che appare corposa nei numeri assoluti anche perché il punto iniziale individuato è nel pieno del Covid – è stata soprattutto la fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni, che ha fatto segnare un incremento di 7,8 punti percentuali, accompagnato da una forte riduzione dell’inattività in questa fascia, diminuita di 6,3 punti. Un andamento che l’Istat riconduce principalmente a due fattori. Le politiche previdenziali da un lato, con il progressivo innalzamento dell’età pensionabile che ha prolungato la permanenza dei lavoratori nel mercato del lavoro e l’invecchiamento demografico della popolazione italiana dall’altro, che sta modificando la composizione stessa della forza lavoro, con un peso sempre più alto dei lavoratori anziani sul totale degli occupati.

Un dato significativo riguarda proprio l’incidenza della componente demografica. Tra luglio 2021 e luglio 2026 infatti, l’occupazione dei 50-64enni è cresciuta del 18%, ma al netto dell’effetto puramente demografico l’aumento si fermerebbe al 13%. Situazione diversa per le altre fasce d’età: per i 15-34enni la componente demografica non mostra impatti significativi, mentre per i 35-49enni si registra una diminuzione del numero di occupati del 3,6%, che al netto della componente demografica risulterebbe invece positiva, raggiungendo il +5,9%. Per i più giovani quindi, il quadro è decisamente diverso. La fascia 15-24 anni, pur mostrando un netto calo del tasso di disoccupazione, ha fatto registrare una flessione dell’occupazione di 1,2 punti e un aumento dell’inattività di 4,1. Un fenomeno che l’Istat collega in buona parte all’innalzamento dei livelli di istruzione, che ritarda l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e, di conseguenza, anche l’uscita necessaria a raggiungere il minimo contributivo richiesto.

Nel corso del 2026 si è inoltre registrata una crescita particolarmente sostenuta del lavoro autonomo, con incrementi tendenziali che nell’ultimo anno hanno raggiunto le 200mila unità, segnando un’accelerazione rispetto al trend degli anni precedenti. Nel complesso in cinque anni il numero di occupati indipendenti è aumentato del 7,1%. Guardando al solo mese di luglio, il numero di occupati in Italia si è mantenuto stabile rispetto a giugno, attestandosi a 24 milioni 370mila unità. Un risultato che sintetizza un aumento dell’occupazione tra gli uomini e nella fascia 35-49 anni, a fronte di una diminuzione registrata tra le donne e in tutte le altre classi d’età.