okayduckyachtclub.xyz

Istat: Pil 2025 rivisto al rialzo (+0,6%), ma deficit al 3,1%: l’Italia ancora sotto procedura di infrazione Ue


Obiettivo mancato. Il deficit italiano del 2025 resta al 3,1%. A certificarlo è l’Istat, nell’ultimo aggiornamento sui conti pubblici, che ha rivisto al rialzo, di un decimale, allo 0,6%, il dato sulla crescita dello scorso anno. Si chiude quindi la strada per l’uscita con qualche mese di anticipo dalla procedura europea per disavanzo eccessivo e quindi per la richiesta, senza patemi d’animo, della flessibilità concessa da Bruxelles sulle spese in difesa ed energia. Passaggio quest’ultimo che può creare margini di bilancio per la prossima Manovra, l’ultima della legislatura prima delle elezioni politiche del prossimo anno. In questo modo, infatti, l’Italia potrà programmare nei prossimi due anni fino a 36 miliardi di deficit. Spazi suddivisi in 22 miliardi per la sicurezza, anche attraverso la rimodulazione di investimenti già previsti, e altri 14 miliardi in energia, per finanziarie misure aggiuntive o comunque non previste prima dello scorso 28 febbraio, giorno dello scoppio della guerra nel Golfo Persico. 

 “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato,  ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp,  questo potrà accadere nel 2027”, ha commentato il ministero dell'Economia e delle Finanza. 

Nulla è quindi cambiato rispetto allo scorso aprile, quando  l’Italia si era fermata a un passo dalla metà, nonostante il percorso di aggiustamento dei conti, certificato dai giudizi al rialzo delle agenzie di rating e dalla fiducia accordata dagli investitori al debito italiano.  La discesa dell’indebitamento si era arenata al 3,1%, per effetto di un colpo di coda del Superbonus con l’emersione inaspettata di crediti d’imposta generati dai bonus edilizi, che alla fine dello scorso anno erano costati circa 8,4 miliardi.  Bonus sui quali Agenzia delle entrate e Guardia di finanza avevano fatto partire la verifica. Con la revisione l'ulteriore limatura non c'è stata. Al contrario, segnala l'Istat, sul deficit del 2025 c'è stato un «peggioramento» della stima per 355 milioni, frutto di un rialzo sia per le entrate (1,99 miliardi), sia per le uscite (oltre 2,3 miliardi). 

Lo scorso anno, rileva ancora l'istituto di statistica,  la pressione fiscale si è portata a 42,9% del Pil, in crescita di 0,7 punti percentuali rispetto al 2024.

Il governo deve ora mettere a punto l’aggiornamento delle stime macro-economiche sulle quali costruire la prossima Manovra. Un primo passaggio è già stato fatto. L’Ufficio parlamentare di bilancio, l’organismo che verifica l’aderenza delle politiche italiane alle regole di bilancio europee, ha trasmesso al Mef i rilievi al quadro provvisorio di previsioni tendenziali ricevuto dal governo lo scorso 15 settembre. 

La prossima settimana seguirà la decisione dell’UPB rispetto alla validazione del quadro macroeconomico tendenziale, che riflette l’andamento dell’economia in assenza di nuovi interventi di finanza pubblica, e successivamente sarà valutato il quadro macroeconomico programmatico, che anticipa gli effetti degli interventi che verranno poi definiti con la prossima legge di bilancio.