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José Gayà, la bandiera del Valencia


Le prime parole di José Gayà dopo la sua partita numero 400 non riguardano José Gayà. Il 14 marzo 2026 il Valencia perde 1-0 sul campo del Real Oviedo e il capitano, davanti alle telecamere, parla della brutta partenza della squadra, degli errori sui calci piazzati e della delusione per il risultato. Il traguardo personale resta sullo sfondo.

Molte tappe della sua carriera sono finite dentro giornate così. Gayà ha scalato la classifica dei giocatori con più presenze nella storia del Valencia mentre la squadra scivolava lontano dall’Europa, cambiava allenatori e imparava a convivere con stagioni costruite intorno alla salvezza. Dal 2020 porta anche la fascia. Significa entrare per primo in campo, ma spesso anche presentarsi per primo quando bisogna spiegare che cosa non ha funzionato. Intorno a lui sono cambiati dirigenti, compagni e obiettivi. Gayà è ancora sulla corsia sinistra del Mestalla.

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Da Pedreguer alla fascia sinistra del Mestalla

Gayà arriva nel settore giovanile del Valencia nel 2006, a undici anni. Da Pedreguer raggiunge Paterna insieme al padre per allenarsi nel vivaio. All’inizio gioca da attaccante, poi arretra fino a trovare posto sulla fascia sinistra. L’esordio in prima squadra arriva il 30 ottobre 2012, in Copa del Rey contro il Llagostera. Ha diciassette anni. La prima presenza nella Liga deve aspettare il 27 aprile 2014, contro l’Atlético Madrid, ma dalla stagione successiva il posto da titolare diventa suo.

Il Valencia del 2014/15 è una squadra ambiziosa. Con Nuno Espírito Santo in panchina chiude il campionato al quarto posto e torna in Champions League. Gayà ha diciannove anni e disputa 37 partite ufficiali in una stagione che rappresenta il suo vero salto nella prima squadra. Nell’ultima giornata, ad Almería, il Valencia deve vincere per difendere il quarto posto: va due volte sotto, rimonta fino al 3-2 e conquista l’accesso ai preliminari di Champions. Per Gayà è la prima stagione da protagonista e, insieme, la prima volta in cui la crescita personale coincide con quella del club.

Il punto più alto arriva il 25 maggio 2019, nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno. Al Benito Villamarín il Valencia batte il Barcellona 2-1 nella finale di Copa del Rey. Dopo ventuno minuti Gayà serve a Kevin Gameiro il pallone del vantaggio. Rodrigo segna il raddoppio, Messi accorcia nella ripresa. Il Valencia resiste e alza l’ottava Coppa del Re della propria storia.

È la stagione del centenario. Marcelino ha riportato la squadra in Champions e può contare su una formazione riconoscibile: Parejo guida il centrocampo, Rodrigo e Gameiro segnano, Ferran Torres sta emergendo dal vivaio. Gayà festeggia il compleanno con il primo trofeo della carriera. Vista da oggi, quella finale rappresenta anche la fine di un periodo. Marcelino viene esonerato pochi mesi più tardi. Nell’estate del 2020 la squadra viene smontata.

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PAMPLONA, SPAGNA - 27/10/2019: Adrian López (attaccante; CA Osasuna) e José Gayá (difensore; Valencia CF) sono visti in azione durante la Liga Santander spagnola, match tra CA Osasuna e Valencia CF allo stadio Sadar di Pamplona.(Punteggio finale: CA Osasuna 3:1 FC Valencia CF). (Foto di Femando Pidal/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

La fascia dopo Parejo

Dani Parejo passa al Villarreal insieme a Francis Coquelin. Ferran Torres viene ceduto al Manchester City, Rodrigo al Leeds e Geoffrey Kondogbia raggiunge l’Atlético Madrid a novembre. Javi Gracia comincia il campionato senza gli uomini che avevano formato l’ossatura del Valencia due stagioni prima. La fascia lasciata da Parejo va a Gayà. Ha venticinque anni e sono trascorsi otto anni dal suo esordio. Il Valencia che aveva vinto la Coppa e giocato la Champions lascia spazio a una squadra più giovane, fragile e costruita con margini economici ridotti.

La responsabilità di Gayà cresce proprio mentre diminuiscono le certezze della squadra. Tocca a lui parlare dopo le sconfitte, accogliere i ragazzi promossi da Paterna e rivolgersi a un Mestalla sempre più ostile alla proprietà di Peter Lim. Non decide le strategie del club. Ne porta in campo le conseguenze.

Il Valencia chiude la stagione 2020/21 al tredicesimo posto. L’anno seguente raggiunge la finale di Copa del Rey contro il Betis. Gayà segna il proprio rigore nella serie decisiva, Yunus Musah manda alto il suo tiro e la coppa va agli avversari. Da capitano non gli è più capitato di arrivare così vicino a un trofeo.

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VIGO, SPAGNA - 05 DICEMBRE: José Gayá del Valencia CF in azione durante la partita La Liga Santander tra RC Celta de Vigo e Valencia CF ad Abanca-BalaÌdos il 5 dicembre 2021 a Vigo, Spagna. (Foto di Octavio Passos/Getty Images)

Ogni estate manca qualcuno

Le partenze proseguono. Nel 2021 Kang-in Lee lascia il club a parametro zero. Nell’estate successiva vengono ceduti Carlos Soler al Paris Saint-Germain e Gonçalo Guedes al Wolverhampton. Yunus Musah passa al Milan nel 2023. Giorgi Mamardashvili viene acquistato dal Liverpool nel 2024 e resta un’altra stagione in prestito al Valencia. Nel 2025 partono anche due difensori cresciuti a Paterna: Yarek Gasiorowski va al PSV e Cristhian Mosquera all’Arsenal.

Secondo la memoria dei conti annuali consegnata agli azionisti e sottoposta alla revisione di Ernst & Young, le operazioni relative a Yarek e Mosquera hanno prodotto complessivamente 25,5 milioni di euro di introiti da trasferimenti dopo il 30 giugno 2025. Nello stesso periodo il club ha destinato 6,9 milioni alle operazioni in entrata, tra acquisti e prestiti. Sono cifre che mostrano quanto le cessioni continuino a incidere sulla costruzione della squadra.

Non tutte le operazioni hanno avuto la stessa storia. Alcune hanno garantito risorse al club, altre sono state contestate per le cifre o per il modo in cui si è arrivati alla separazione. Paterna ha continuato a fornire giocatori alla prima squadra e plusvalenze ai conti.

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Gayà appartiene alla stessa scuola, ma ha seguito un percorso diverso. Ha giocato con più generazioni di canterani e poi le ha viste partire: Ferran, Soler, Kang-in, Musah, Yarek, Mosquera. Ogni estate sono cambiati gli equilibri e le gerarchie dello spogliatoio. Nel 2022 anche il suo futuro viene messo al centro delle discussioni di mercato, mentre il contratto è in scadenza nel giugno successivo. Il Barcellona si informa sulla possibilità di un’operazione e il Valencia porta avanti le trattative per il rinnovo. La priorità del giocatore, secondo quanto riportato all’epoca, resta però quella di continuare al Mestalla. Restare, in quegli anni, non è più soltanto la conseguenza di una carriera cominciata a Paterna: diventa una scelta.

Il rinnovo del 2022: restare come scelta

Il 19 ottobre 2022 Gayà rinnova il contratto fino al 30 giugno 2027. Ha ventisette anni, esperienza internazionale e poche settimane dopo verrà convocato dalla Spagna per il Mondiale in Qatar, che perderà a causa di un infortunio alla caviglia.

La presenza numero 400, raggiunta nel marzo 2026, lo rende il settimo giocatore nella storia del Valencia a toccare quella quota, raggiungendo Enrique Saura. Il conto sarebbe salito più in fretta in un club ancora abituato alle coppe europee. Dalla stagione 2020/21 il Valencia non disputa competizioni UEFA; Gayà ha aggiunto gran parte delle presenze più recenti attraverso la Liga e la Copa del Rey.

La sua continuità ha finito per collegare due versioni molto diverse dello stesso club. Gayà è uno degli ultimi giocatori dell’attuale rosa ad avere vissuto il Valencia che tornava in Champions e alzava la Copa del Rey, quando trattenere i propri uomini migliori sembrava ancora possibile.

Il peso di essere l’ultimo

Le bandiere vengono ricordate più facilmente mentre sollevano una coppa. Gayà ne ha alzata una, nel giorno del suo compleanno, ma ha trascorso gran parte degli anni da capitano in un Valencia molto diverso. Ha giocato la Champions e lottato per non retrocedere, ha visto il Mestalla svuotarsi durante la pandemia e la contestazione contro Lim accompagnare le stagioni successive. La fascia sinistra è rimasta la stessa.

A Oviedo, dopo la presenza numero 400, non c’era un trofeo da mostrare. Al Carlos Tartiere c’erano 22.826 spettatori e un avversario ultimo in classifica che giocava una delle proprie partite decisive per restare aggrappato alla Liga. Il gol di David Costas, arrivato alla mezz’ora sugli sviluppi di un calcio d’angolo, aveva acceso uno stadio che continuò a spingere l’Oviedo fino al fischio finale. Il Valencia lasciò il campo sconfitto 1-0 e Gayà con il volto serio.

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BILBAO, SPAGNA - 10 MAGGIO: Jose Gaya del Valencia CF in azione durante la partita LaLiga EA Sports tra Athletic Club e Valencia CF all'Estadio de San Mames il 10 maggio 2026 a Bilbao, Spagna. (Foto di Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)

C'erano una sconfitta da spiegare e la partita successiva da preparare. Il capitano è tornato negli spogliatoi dopo la sua quattrocentesima presenza senza una festa da celebrare. Ancora lì, mentre intorno il Valencia continuava a cambiare. E nelle sue parole, ancora una volta, il traguardo personale ha lasciato spazio a quello che viene dopo: “Tenemos que centrarnos en el partido ante el Sevilla. Queremos volver a la senda de la victoria”.