L’ex primo ministro britannico Keir Starmer ha detto che si dimetterà anche dal ruolo di parlamentare del Regno Unito, che aveva continuato a occupare dopo le dimissioni da leader del Partito Laburista e di capo del governo comunicate a fine giugno. La sua non è una scelta così sorprendente, visto che in questi mesi molti si chiedevano se e come avrebbe continuato a occuparsi di politica una volta sostituito da Andy Burnham, che è un politico molto più popolare e carismatico di lui.
In un messaggio condiviso sui social, Starmer ha detto che «è arrivato il momento di farsi da parte e dedicarsi ad altro», e ha citato in particolare temi che riguardano la difesa, la sicurezza, il commercio e la tecnologia. La persona che lo sostituirà verrà scelta con un’elezione suppletiva nel suo collegio, quello di Holborn and St Pancras.
Starmer ha 63 anni, era stato eletto in parlamento per la prima volta nel 2015 era ed era diventato leader dei Laburisti – il principale partito di centrosinistra del paese – nel 2020, sostituendo il ben più radicale Jeremy Corbyn. Era stato eletto primo ministro nell’estate del 2024, quando il suo partito stravinse le elezioni generali, ottenendo oltre 290 seggi in più dei Conservatori sui 650 della Camera dei Comuni, la camera bassa del parlamento britannico (nel Regno Unito il primo ministro è il leader del partito che ha vinto le elezioni).
All’inizio del mandato ebbe subito qualche difficoltà legata tra le altre cose ad alcune scelte impopolari annunciate per risanare il bilancio dello stato. Nel tempo la sua leadership era stata indebolita da una lunga serie di errori e scandali, come quello legato al coinvolgimento nei cosiddetti “Epstein files” di Peter Mandelson, un pezzo grosso del suo partito: il risultato è che i Laburisti avevano perso moltissimi consensi, e lui era diventato il primo ministro più impopolare della storia britannica.
Da mesi nel partito c’erano pressioni affinché si dimettesse: dopo molte resistenze, a giugno Starmer aveva comunicato la propria decisione in seguito all’elezione in parlamento di Burnham, ex sindaco di Manchester, e alla sua nomina come nuovo leader dei Laburisti.
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