
Riccardo Muti nel Teatro Verdi di Busseto con la moglie Cristina Mazzavillani

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Busseto (Parma), 13 settembre 2026 – Giuseppe Verdi – raccontano gli storici – aveva un carattere ‘fumantino’ e quando perdeva la pazienza, con gli impresari, con i musicisti e perfino con i contadini che lavoravano la sua terra, volavano fulmini e saette. Ma anche Riccardo Muti, che di Verdi è oggi il più competente e appassionato interprete e ‘testimone’, di certo non le manda a dire: “È ora di darsi una mossa sul recupero di Villa Verdi – esclama –. Finora tutti i governi, che siano di destra, di centro o di sinistra, hanno praticamente fatto schifo. E la casa è in abbandono, quando invece deve essere un luogo sacro non solo per gli italiani, ma per tutto il mondo. Devono venirci in pellegrinaggio”.
Chiusa dal 2022, Villa Verdi (a Sant’Agata di Villanova sull’Arda in provincia di Piacenza, ma a pochissimi chilometri da Busseto, Parma, culla del compositore) è stata acquisita dallo Stato alla fine del 2024 e sono stati stanziati 6 milioni e mezzo per il suo recupero: dovrebbe diventare la casa museo per eccellenza, il racconto di una vita straordinaria e dell’opera italiana che è pure patrimonio Unesco. Ma finora – si dice pure in loco – non si sono visti particolari lavori: crescono erbacce, c’è umidità, qualcuno teme che la lunga chiusura danneggi gli storici arredi. Dunque Riccardo Muti ha deciso di dare un segno. Ieri sera i cancelli della villa di Sant’Agata, dove il compositore abitò dal 1851 e dove creò la maggior parte dei suoi capolavori, si sono aperti eccezionalmente per esaudire il desiderio del Maestro e della moglie Cristina: realizzare un incontro musicale in onore di Verdi, “non un concerto – ha puntualizzato –, ma la riunione di un gruppo di musicisti che vogliono dire al mondo, e soprattutto al nostro mondo: ‘Volete svegliarvi?’. Questo luogo deve risuonare delle note che sono nate qui”.
Seduto a un elegante pianoforte Fazioli, collocato nel cortile antistante la villa (ripulito dai giardinieri), Riccardo Muti ha accompagnato il basso Michele Pertusi, il baritono Luca Salsi, il tenore Giovanni Sala, il mezzosoprano Mara Gaudenzi e il soprano Damiana Mizzi in un florilegio di arie verdiane, da Nabucco a Macbeth e Falstaff, poi nel dolce e raro “Notturno”, un brano da camera a tre voci con il flauto di Bianca Fiorito. Un evento raccolto, quasi intimo, che verrà trasmesso in tv: fra i circa cento spettatori invitati, anche tre ministri, Alessandro Giuli (cultura), Gianmarco Mazzi (turismo) e Tommaso Foti (affari europei e Pnrr) che da piacentino giocava praticamente in casa.
“Verdi è il Michelangelo della musica. E girando il mondo, mi vergogno quando mi chiedono ‘Maestro, ma la casa di Verdi?’...”, ha ribadito Riccardo Muti in una pausa delle prove nel delizioso teatro Verdi di Busseto. “Insieme ai cantanti, abbiamo voluto offrire un umile attestato d’amore a Verdi e lanciare un campanello d’allarme – ha aggiunto, proclamando ancora una volta il suo profondo amore per l’Italia –. Siamo stanchi che il mondo ci guardi con diffidenza, spesso dicendo che non siamo culturalmente degni del nostro passato”. E ai ministri ha consegnato il suo messaggio: “Non è più tempo di annunciare che ‘Si comincia’, bisogna dire ‘Si fa!’ Che sono pure due note musicali”.
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