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«L'aborto non è un diritto, via unioni civili e fine vita. Stop al gender in tv». Vannacci completa il suo programma


Abrogazione delle unioni civili, no al suicidio assistito, no alla pillola abortiva anche perché «l'aborto non è un diritto», no all'adozione per le coppie non coniugate. Nella seconda parte del programma di Futuro Nazionale, pubblicato oggi sul sito del partito, si delineano la posizione di Roberto Vannacci sui diritti civili. Posizione che, per chi non l'avesse capito, si colloca alla destra più estrema e anti-progressita: praticamente un salto indietro di diversi decenni su quasi tutto ciò che riguarda donne, omosessuali, fine vita. Ma nel testo c'è anche un capitolo sulle spese militari, che secondo il militare Vannacci non devono essere incrementate fino al 5%, cioè la soglia richiesta dagli Stati Uniti per tutti i Paesi della Nato. Così Vannacci descrive la seconda parte del documento intitolato “Base Ideologica e Programmatica”: «Dopo la prima, dedicata a remigrazione ed economia, questa volta mettiamo al centro ciò che decide il futuro di una Nazione: la famiglia, le politiche di riattivazione demografica, la difesa della vita, la sovranità digitale, la cyber sicurezza, il sociale e le scelte di difesa».

Vediamo i punti principali.

Famiglia

La famiglia naturale è «fondata sull’unione di uomo e donna come modello da sostenere con politiche fiscali, abitative, asili nido e congedi». Quindi non si ammette l’equiparazione del rapporto coniugale con altri istituti di coppia ai fini matrimoniali e genitoriali, e si propone invece l'«abrogazione delle unioni civili ed estensione dei diritti individuali a qualsiasi cittadino, mentre l’istituto giuridico di coppia deve rimanere unicamente il matrimonio, legato al rilievo pubblico della potenza procreativa.

Le facoltà oggi collegate all’istituto (permesso lavorativo per visite ospedaliere, visita carceraria, disposizioni personali, rappresentanza legale, eredità, ecc.) verrebbero ricondotte a diritti individuali esercitabili dal cittadino verso la persona da lui indicata, senza necessità di elevare il rapporto sessuale a criterio di concessione dei diritti».

Il programma di Fn dichiara la «contrarietà alla fecondazione eterologa». Adozioni e affidi sono possibili solo «per la famiglia, composta da un uomo e da una donna coniugati (eccezione per i casi di affido ai non coniugati parenti stretti dei genitori); procedure più rapide preservando controlli rigorosi sull’idoneità degli adottanti». Per contrastare il calo demografico Vannacci propone l'introduzione di «un vero quoziente familiare, esenzioni progressive per chi ha figli, il “Reddito di Rinascita” per le madri e il Mutuo Tricolore che azzera gli interessi al terzo figlio e le “quote azzurre” per facilitare i trasferimenti alle famiglie numerose dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni». E aggiunge: «In Europa chiederemo una deroga strutturale al Patto di Stabilità proprio per le spese di riattivazione demografica».

Aborto

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico» afferma il fondatore di Futuro Nazionale. E siccome l'aborto «non è un diritto», bisogna dare priorità «all’applicazione degli strumenti di prevenzione e sostegno previsti dalla legge 194, presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, informazione sul battito fetale, sostegno economico alle gravidanze difficili e sviluppo dell’adozione prenatale con la “culla vuota” negli ospedali» che dovrebbe diventare obbligatoria in ogni reparto maternità. Il concepito viene considerato «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati», si prevedono «aggravanti per reati contro donne incinte che causino la perdita del nascituro» e il riconoscimento del bambino già durante la gravidanza ai fini di bonus e agevolazioni (borse di studio, case popolari ecc.). La somministrazione della pillola Ru-486 in regime ambulatoriale o domiciliare, secondo Futuro nazionale, va vietata.

Fine vita

Nella parte dedicata a demografia, famiglia, vita e identità, si legge che la posizione del partito è quella «pro-vita dal concepimento alla morte naturale, come indicato anche nello Statuto del partito». Traduzione: Fn si oppone «a eutanasia e omicidio del consenziente (dalla sinistra detto suicidio assistito)». Si ammette solo «l'applicazione piena della legge sulle cure palliative (oggi precluse a circa il 70% degli aventi diritto perché sinistra e ipodestra non stanziano quanto necessario) e potenziamento della terapia del dolore; idratazione e alimentazione non saranno considerate come terapie, perché non lo sono, e nessuno potrà più esser fatto morire intenzionalmente di fame e di sete». Si considerano «sospendibili» soltanto «i trattamenti oggettivamente sproporzionati perché non raggiungono l’effetto, creano più danni fisiologici che benefici o producono un dolore fisico la cui sopportazione richiederebbe, sul piano oggettivo e non soggettivo, una capacità eroica». Il programma non esclude le terapie di riduzione del dolore, anche quelle «che, indirettamente, possano provocare un accorciamento della vita, senza però poter mai voler produrre direttamente e intenzionalmente la morte: ciò sarebbe omicidio».

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Omosessualità

Per il partito di Vannacci devono diventare «reato universale» tutte le pratiche che in qualsiasi modo possono aiutare il cambiamento di genere per i minori. E dunque vanno vietati «interventi chirurgici di riassegnazione del sesso, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà sui minorenni». Quanto agli adulti, si chiede l'«esclusione del finanziamento pubblico degli interventi chirurgici di riassegnazione». Inoltre l'omosessualità non va mostrata ai minori, dunque si prevede «l'estensione della fascia protetta televisiva 6-23 con tanto di divieto di contenuti audiovisivi genderisti/omosessualisti quando possano essere esposti i bambini e il rifiuto di direttive internazionali volte alla promozione dell’agenda Lgbt». Pene più severe per chi ricorre alla maternità surrogata: si propone di portare a 5-10 anni di reclusione la sanzione per l'utero in affitto, e inoltre l'interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato «essendo reato analogo alla riduzione in schiavitù». Ancora, si chiede «il divieto di trascrivere atti che attribuiscano al medesimo bambino due madri o due padri: nessuna menzogna in materia d’anagrafe».

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