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L’affondo di Leonardo Maria Del Vecchio su Delfin: «Indagate sulla società e il cda»


Serve un'indagine sulle «criticità» nella gestione del board. Così Leonardo Maria Del Vecchio va all'attacco della governance di Delfin, la holding che raccoglie gli eredi del fondatore di Luxottica. Un attacco frontale al board e a Francesco Milleri che di quel cda è il presidente, ed è già responsabile, per il quartogenito del fondatore del colosso dell'occhialeria, della gestione diventata «distante» e «impersonale» di Essilorluxottica.

Le pressioni

A certificare l'innalzamento dello scontro tra Leonardo Maria e l'attuale assetto di governance è la missiva inviata dall'erede ai commissari contabili freschi di nomina della cassaforte che controlla il 32,5% di Essilorluxottica oltre alle quote in Mps, Generali, Unicredit e Covivio. Il quartogenito del fondatore il 29 agosto scorso ha chiesto ai Commissaires aux Comptes di Delfin, Fabio Scoyni e Lara Forte, di avviare un'indagine su una serie di criticità riscontrate nella gestione del board della holding (con richiesta di una verifica indipendente nell'interesse di tutti i soci), partendo dai conflitti di interesse di alcuni consiglieri, in particolare di Mario Notari e Romolo Bardin, ad della cassaforte, dai legami con Brooks Brothers, e dal gestione opaca delle informazioni sull'andamento negativo dell'investimento nel capitale di Ceramica Dolomite, lo storico marchio ceramico bellunese ex Ideal Standard, salvato nel 2022 dalla chiusura con l'intervento di alcuni soci privati, tra cui Delfin, e di Invitalia. I soci di Delfin, è la critica, non hanno mai ricevuto un'informativa adeguata su impegni assunti, autorizzazioni concesse e modalità di monitoraggio dell'investimento.

Non è una novità il malumore di Leonardo Maria contro un cda già accusato di aver «cambiato linea» sul piano di riassetto di Delfin presentato a giugno dall'erede con l'acquisto delle quota di Luca e Paola, e poi arrivato alla spaccatura e alla bocciatura, di fatto, del progetto. Il recente addio di quarto figlio del fondatore a tutti gli incarichi in Essilorluxottica ha finito poi per evidenziare uno strappo fortissimo con Francesco Milleri, responsabile ufficialmente di una gestione fallimentare del gruppo Medtech che ha perso il 40% del suo valore in Borsa da inizio anno (è scritto nella lettera di dimissioni che prospetta la nuova missione da azionista in difesa "dell'indipendenza" e del futuro di EssilorLuxottica). Ma nei fatti considerato anche responsabile di non aver appoggiato con la giusta determinazione la rotta per il riassetto della cassaforte indicata da Leonardo Maria. La lettera inviata a fine agosto ai revisori chiude il cerchio e definisce la posta in gioco: la gestione della stessa Delfin. Una gestione sulla quale da tempo si sta coagulando il dissenso anche di Paola, Luca e Clemente, a sentire fonti vicine al dossier. La sollecitazione sul cda arriva in un momento cruciale per il futuro della holding, visto che il tribunale lussemburghese ha appena dato l'ok al trasferimento del 25% della cassaforte in mano ai due eredi in veicoli personali, che apre la via del rimescolamento degli equilibri nella holding.

Ora , il cuore della missiva inviata ai revisori è la richiesta di più trasparenza nel sistema che governa la holding. A partire dalla richiesta di una verifica indipendente nell'interesse di tutti i soci. Il dito è puntato sulle richieste di documenti avanzate a Delfin dall'erede e puntualmente respinte, ma anche sulle informazioni rispedite al mittente sulla composizione del patrimonio della holding richieste dai consulenti fiscali. Poi c'è il conflitto di interessi di consiglieri coinvolti in cause legali contro eredi e legatari della famiglia.

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