
Le transenne che delimitano i punti pericolosi ormai sono ricoperte da erbacce fuori controllo. C’è poi la beffa della raccolta differenziata dei rifiuti: gli anziani si devono fare un chilometro.

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Paterno ha quattro vie di accesso all’abitato della frazione, nessuna delle quali è degna di essere considerata una strada. Andiamo con ordine partendo da quella più trafficata, ossia via del Paoletto che collega Paterno alla Provinciale tra Casine e Agugliano: subito all’inizio, partendo dal basso, si nota, ormai da mesi, un palo della luce divelto e appoggiato sulla vegetazione e salendo ci sono almeno una mezza dozzina di restringimenti della carreggiata transennati di arancione, ormai da così tanto tempo che la vegetazione sta ricoprendo la plastica colorata. Il manto stradale è pessimo e in alcuni punti la carreggiata è davvero stretta. Una volta dal cimitero di Paterno si poteva scendere verso Casine, ma la strada, diversi decenni fa, è stata interessata da smottamenti e non è più stata transitabile se non a piedi.
C’è poi l’annoso caso di via del Bisciano che l’amministrazione comunale ha deciso di convertire da strada pubblica di proprietà a strada vicinale, nonostante sbuchi su una Provinciale a valle e la Comunale che collega chi viene dal Cassero e Castel d’Emilio ad Agugliano: una decisione che sta incontrando resistenze e proteste dei residenti e che potrebbe quindi essere rivista.
Concludiamo con la regina delle strade dissestate, via Monterosato. Sarebbe quella più utilizzata dagli abitanti di Paterno che devono andare a Falconara, ma è ridotta peggio di un camel trophy, con buche e voragini, asfalto mangiato e l’impossibilità per essere percorsa da auto non rinforzate e motocicli.
Ci sono poi gli altri servizi pubblici che latitano a Paterno e il più preoccupante è il verde di cui nessuno da Palazzo del Popolo si sta occupando da tempo immemore: il numero delle piante cadute e delle bonifiche da fare è impressionante. C’è poi la beffa della raccolta differenziata dei rifiuti che Anconambiente non effettua dentro il borgo perché i suoi mezzi non potrebbero transitare sotto l’arco d’ingresso, un’affermazione tutta da valutare. Sicché i residenti possono smaltire plastica, carta e indifferenziata nei bidoni posizionati dietro la chiesa diroccata di Santa Maria dell’Assunta, col rischio di essere colpiti da parti pericolanti; la frazione organica ha i contenitori a 200 metri dal borgo e la campana per il vetro, attigua al cimitero frazionale, addirittura a 600 metri. I residenti, la maggior parte dei quali sopra i 70 anni, per buttare vetro e metallo ogni volta devono farsi 1200 metri a piedi.
Chiudiamo con il gigantesco serbatoio dell’acqua nel cuore del borgo affacciato sopra due palazzine abitate. Viva Servizi e Comune hanno assicurato che quel vecchio manufatto, vuoto da oltre quindici anni, verrà abbattuto, seguendo ogni criterio di sicurezza, forse già entro la fine del 2026.
Pierfrancesco Curzi
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