Nell'immaginario comune, Francesco Totti è il Pupone, quello delle barzellette. Il capitano (ex, va da sé) della Roma. Quello dell'ironia, delle esultanze originali e accattivanti (dal pollice in bocca al selfie iconico sotto la curva). Insomma, Totti ha costantemente palesato un lato di sé molto scanzonato e leggero, ad eccezione di alcune circostanze. Come quando, nell'ormai lontano 2017, ha abbandonato il calcio giocato. Lì, rarità, le lacrime uscirono copiose. E d’altronde non avrebbe potuto essere altrimenti. Una delle ultime bandiere del nostro calcio stava lasciando per sempre la sua squadra.
Ma ora, nero su bianco, ha calcato la mano. L’ex capitano giallorosso, che oggi 27 settembre 2026 spegne 50 candeline, si è narrato nel volume scritto insieme ad Alessandro Alciato e dal titolo ‘Oltre’. 141 pagine che scorrono celeri, redatte in maniera chiara, molto diretta e senza tanti fronzoli. Tutto sommato giusto, d’altronde parliamo di Totti, mica di Dante Alighieri.
Quello che mi ha lasciato perplesso – da romano, romanista e grande estimatore del calciatore Totti – è ciò che ne è scaturito. Il retrogusto d'amaro con cui sono rimasto quando ho terminato di leggere perfino l’ultima parola del volume. Intendiamoci: che anche Totti possa aver vissuto un'esistenza non del tutto idilliaca era ampiamente prevedibile. Anzi, era piuttosto scontato visti i recenti trascorsi sentimentali (il divorzio dalla moglie Ilary Blasi, da ultimo l'enigmatica immagine pubblicata dalla compagna Noemi Bocchi che ha instillato più di un dubbio sulla genuinità dei due). Ma non è questo il punto. Piuttosto il tratto mesto e nostalgico (oltre misura) che affiora da questa narrazione che ha scelto di compiere. 14 capitoli, uno più malinconico dell’altro. O quasi.

A cominciare dal primo, in cui spiega di non potersi godere la sua Roma. Lui, che ne costituisce uno dei simboli più grandi sotto il profilo sportivo (e non soltanto), in realtà quella città non la vive poiché gli è precluso. Tra scatti, autografi o semplicemente una conversazione, il Capitano (poiché a Roma lo rimarrà in eterno, a prescindere dall'addio al campo da gioco) difficilmente può aggirarsi indisturbato tra le vie della Capitale. Gli piacerebbe, ma non gli è concesso. Messaggio chiaro, troppo spesso ripetuto. Per quanto faticosa possa rivelarsi, lui quella notorietà in qualche moda l'ha scelta. Lo ha fatto quando ha deciso, più volte, di rimanere a Roma. E poi ancora ogni qualvolta ha avallato un progetto estraneo al terreno di gioco: dalle campagne pubblicitarie alle apparizioni televisive. Per quanto sinceramente riservato e schivo, il grande successo è stato ineluttabile. Croce e delizia.
La mestizia, si diceva. Ricorre più volte nel libro. Talvolta si traduce in un racconto toccante, profondamente umano. Come quando rievoca il compianto papà, portato via dal Covid. Di quando lui, il fratello Riccardo e il grande amico Vito Scala lo dovettero comunicare a mamma Fiorella, unita indissolubilmente al signor Lorenzo Totti, detto Enzo. Oppure quando menziona l'amico Siniša Mihajlović. Il minimo comun denominatore è che si tratta di figure a cui era fortemente affezionato, cui voleva bene e che, sfortunatamente, non ci sono più (il tema della morte viene affrontato in modo schiettissimo). E poi vi è il capitolo Spalletti, di cui parla per l'ennesima volta. Anche qui con un sottile e continuo lamento.
Qua e là qualche sprazzo di serenità. Ad esempio quando accenna a Noemi Bocchi (sua attuale compagna) o quando menziona i figli (Cristian, Chanel e Isabel – nati dal legame con la conduttrice di Mediaset Ilary Blasi). La presentatrice, tra l’altro, quasi mai menzionata per nome di battesimo. Come se 20 anni d'amore non fossero mai esistiti. Ma qui ci addentreremmo in una sfera intimissima che Totti stesso ha evitato di approfondire. Ha preferito – in questa circostanza il titolo calza a pennello – andare Oltre.
A proposito della titolazione. Se si riflette sul leitmotiv dell'intera opera – la malinconia, poiché questo è ciò che resta– viene spontaneo ipotizzare che forse un titolo diverso sarebbe stato azzeccato. Ma sì, dai, la favola dell’andare ‘oltre’ la leggenda per scoprire la vera persona che c'è dietro qui non regge. Gli argomenti, persino i più delicati, vengono appena sfiorati. Non vi è la rivelazione di chissà quale arcano. Fatte salve alcune eccezioni: da quando se la vide brutta lui stesso a causa del Covid, sino alla lodevole confessione sul ricorso alla psicoterapia, passando per la notizia, di gran lunga più frivola, inerente all'occasione in cui ha conosciuto Noemi (e spoiler: era ancora sposato con Ilary).

Piuttosto traspare nitida la sua sfumatura più cupa, sebbene l'impressione sia che gran parte sia rimasto solo accennato. Eppure, considerate le cinquanta candeline da spegnere e un prolungato silenzio su svariati fronti, ci si attendeva qualcosa di più. Ma soprattutto ci si augurava affiorasse anche tutto ciò di splendido che ha dato e ricevuto dai suoi stimatori, dalla sua Roma. Magari attraverso alcune testimonianze esterne (per scongiurare che degenerasse in un'autocelebrazione). Un vero peccato. Però, com'è che si dice? “Totti non si discute, si ama”.