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L'ameba mangia-occhi non è la cosa più pericolosa che mette a rischio la vista quest'estate


Simone Valesini

I social media possono a volte creare l’impressione che sia in corso un’emergenza, quando invece ci troviamo davanti a un rischio conosciuto, raro e prevenibile con alcune precise norme igieniche. È il caso dell’Acanthamoeba, un genere di amebe microscopiche che, in determinate circostanze, possono infettare e danneggiare la cornea, provocando una patologia chiamata cheratite da Acanthamoeba.

L’infezione è rara, ma può essere molto seria: senza una diagnosi e una terapia tempestive può lasciare cicatrici permanenti, compromettere la vista e, nei casi più gravi, rendere necessario un trapianto di cornea. Il rischio riguarda soprattutto chi indossa le lenti a contatto, anche se può colpire, più raramente, persone che non le utilizzano, in particolare quando sono presenti abrasioni o precedenti traumi della cornea.

Questo non significa che ogni schizzo d’acqua del rubinetto o ogni bagno in piscina costituiscano un pericolo immediato. L’Acanthamoeba è diffusa nell’ambiente e può essere presente nel suolo, nella polvere, nelle acque naturali, nelle piscine e anche nell’acqua domestica. Entrare in contatto con il microrganismo è quindi relativamente comune; sviluppare l’infezione della cornea è invece raro.

Il ruolo degli algoritmi

Frequentando Instagram, Facebook o TikTok può capitare di vedere, in pochi giorni, numerosi video dedicati alla cosiddetta “ameba mangia-occhi”. La ripetizione dei contenuti non dimostra però che sia in corso un’epidemia.

Quando interagiamo con un video, i sistemi di raccomandazione possono proporci altri contenuti simili, aumentando la visibilità di uno stesso argomento nel nostro feed. In questo modo un fenomeno raro può apparire molto più frequente di quanto sia nella popolazione generale.

È uno dei meccanismi che possono contribuire alla formazione delle cosiddette bolle informative, anche se il rapporto tra algoritmi, selezione individuale dei contenuti, disinformazione e polarizzazione è complesso e non può essere ricondotto a un’unica causa. Alcuni studi mostrano che gli algoritmi modificano sensibilmente ciò che gli utenti vedono; altri non riscontrano effetti altrettanto netti sulle loro opinioni.

Nel caso dell’Acanthamoeba, il punto centrale è quindi distinguere tra la rarità dell’infezione e la gravità delle sue possibili conseguenze. Non siamo di fronte a un pericolo che incombe su chiunque utilizzi l’acqua del rubinetto, ma neppure a un rischio da ignorare per chi porta le lenti a contatto.

Come avviene l’infezione

L’Acanthamoeba è un microrganismo unicellulare a vita libera presente in molte parti del mondo. Ha una forma attiva e una forma cistica, più resistente, che rende l’infezione particolarmente difficile da eliminare una volta penetrata nella cornea. La cheratite si sviluppa quando l’ameba riesce a superare lo strato più esterno della cornea, generalmente attraverso una piccola abrasione o un’altra alterazione dell’epitelio corneale. Il semplice contatto dell’occhio con l’acqua, quindi, non determina automaticamente la malattia.

Le lenti a contatto rappresentano il principale fattore di rischio perché possono provocare piccole lesioni, aderire maggiormente alla superficie dell’occhio quando entrano in contatto con l’acqua e trattenere i microrganismi contro la cornea. Il pericolo aumenta quando si nuota, si fa la doccia o si entra in una vasca idromassaggio indossando le lenti, oppure quando queste vengono sciacquate o conservate nell’acqua del rubinetto.

Una volta iniziata l’infezione, la diagnosi precoce è fondamentale. La terapia non si basa sui comuni antibiotici, che agiscono contro i batteri, ma su specifici farmaci topici contro l’ameba. Il trattamento può durare diversi mesi. Nei casi più severi o quando rimangono cicatrici importanti può rendersi necessario un trapianto di cornea.

Come proteggere gli occhi quando si usano le lenti

La prima regola è evitare il contatto tra le lenti e qualsiasi tipo di acqua. Le lenti devono essere tolte prima di fare la doccia, nuotare, entrare in una vasca idromassaggio o immergersi al mare o in un lago. Per vedere bene durante il nuoto, la soluzione più sicura è utilizzare occhialini graduati.

Se le lenti entrano accidentalmente in contatto con l’acqua, devono essere rimosse appena possibile. Le giornaliere vanno gettate; quelle riutilizzabili devono essere pulite e disinfettate per il tempo indicato dal produttore prima di essere indossate nuovamente.

La soluzione presente nel portalenti deve essere sostituita completamente a ogni utilizzo. Non bisogna aggiungere liquido nuovo a quello rimasto dal giorno precedente, perché questa pratica riduce l’efficacia della disinfezione. È inoltre importante distinguere la soluzione salina da quella disinfettante: la soluzione salina può servire per risciacquare alcune tipologie di lenti, ma non uccide i microrganismi e non deve essere usata da sola per conservarle.

Prima di manipolare le lenti bisogna lavare accuratamente le mani con acqua e sapone e asciugarle completamente con un panno pulito e privo di lanugine. Toccare le lenti con le mani bagnate può trasferire acqua e microrganismi sulla loro superficie.

Anche il portalenti richiede una manutenzione precisa. Deve essere strofinato e risciacquato con soluzione disinfettante, mai con acqua del rubinetto, lasciato asciugare capovolto e sostituito almeno ogni tre mesi o secondo le indicazioni del produttore.

Le lenti non devono essere utilizzate oltre la durata prevista né indossate per un numero di ore superiore a quello indicato dallo specialista. Dormire con le lenti aumenta il rischio di infezioni: anche quelle autorizzate per l’uso prolungato dovrebbero essere impiegate durante il sonno soltanto su indicazione dell’oculista o dell’optometrista.

Infine, non bisogna sottovalutare i sintomi. Dolore, arrossamento persistente, forte sensibilità alla luce, lacrimazione, sensazione di avere un corpo estraneo e riduzione della vista richiedono la rimozione immediata della lente e una valutazione specialistica tempestiva. I sintomi della cheratite da Acanthamoeba possono infatti assomigliare a quelli di infezioni oculari più comuni, rendendo più difficile una diagnosi precoce.

Come proteggere gli occhi durante l’estate

Ma la Acanthamoeba non è l'unico microrganismo che attentata alla salute dei nostri occhi. Per ridurre il rischio di cheratiti, congiuntiviti e irritazioni oculari durante la stagione calda, gli esperti raccomandano innanzitutto di non toccare o strofinare gli occhi con le mani sporche e di non condividere asciugamani, salviette, cosmetici o colliri. Al mare e in piscina è preferibile utilizzare occhialini ben aderenti, evitando per quanto possibile di tenere gli occhi aperti sott’acqua: il cloro disinfetta le piscine, ma le sostanze irritanti che si formano quando reagisce con sudore, cosmetici e altre impurità possono provocare bruciore e arrossamento. Chi utilizza lenti a contatto dovrebbe toglierle prima di nuotare, fare la doccia o entrare in una vasca idromassaggio, perché l’acqua può deformare le lenti, farle aderire alla cornea e trattenere microrganismi contro la superficie dell’occhio. In alternativa si possono usare occhialini graduati; affidarsi alle sole lenti giornaliere sotto gli occhialini non elimina completamente il rischio.

Fuori dall’acqua è utile proteggersi dai raggi ultravioletti con occhiali da sole provvisti di filtri certificati, evitare l’uso delle lenti oltre i tempi prescritti e ricorrere, in caso di secchezza, soltanto a lacrime artificiali compatibili con le lenti e consigliate da un professionista. Le lenti non devono mai essere sciacquate con acqua del rubinetto né conservate nella semplice soluzione salina, che non possiede un’azione disinfettante. In presenza di arrossamento persistente, dolore, forte sensibilità alla luce, secrezioni o riduzione della vista bisogna rimuovere immediatamente le lenti e rivolgersi rapidamente a un oculista: dolore intenso, fotofobia e calo visivo non sono sintomi da attribuire automaticamente al cloro o a una banale congiuntivite.

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