Bologna, 10 settembre 2026 – “Mai sentito Francesco pronunciare la parola ‘testamento’. Mai. Era un tema che, almeno con me, non ha mai affrontato”. Il giornalista e comico Giorgio Comaschi risponde così a chi gli chiede cosa ne pensi della vicenda dell’eredità di Francesco Guccini, scomparso lo scorso 6 agosto a 86 anni. Le ultime volontà depositate nel 2022, infatti, stabiliscono che le case di Pavana e di via Paolo Fabbri 43, dimora-simbolo di Guccini, vadano alla moglie Raffaella Zuccari insieme alla gestione dei diritti d’autore. Ma la metà dei proventi di quest’ultima andrà alla figlia Teresa, che avrà anche alcuni oggetti di famiglia.

Giorgio Comaschi, amico di Francesco Guccini
Che idea si è fatto del testamento del suo amico Guccini?
“Non è la prima persona che mi chiama per questo, e devo dire sono stupito. Francesco, con me, non ne ha mai fatto parola, era un tema che non abbiamo mai toccato, per cui non posso aggiungere molto. Per fare un paragone, di Lucio Dalla sapevo che fosse stato dal notaio diverse volte, anche se mi dissero che in un’occasione se ne era anche andato prima di incontrare il professionista (sorride, ndr). Ma Francesco sinceramente non mi ha davvero detto nulla. Posso solo confermare che era una persona che non buttava mai via niente, sempre generosissima. Ha fatto favori agli amici che ne avevano bisogno, spesso in modo silenzioso”.

Francesco Guccini
Se dovesse partire un contenzioso in particolare per la casa di via Paolo Fabbri 43, sarebbe stupito?
“In tutte le famiglie del mondo, quando si rendono note le ultime volontà di una persona e ci sono più eredi, non sempre va tutto liscio. Posso aver pensato che lasciasse tutto a Raffaella e Teresa, ma non conoscono i rapporti fra loro, né, devo dire, ci ho mai riflettuto molto. Non so i termini della questione, che è famigliare e privata”.
Che rapporto aveva Guccini con la morte? Ci pensava sovente?
“È dagli anni Settanta che Francesco parla della morte (sorride, ndr). Il suo pessimismo cosmico era un modo per esorcizzare la paura della morte. E poi, le dirò, nell’ultimo periodo, nonostante tutti gli acciacchi, in particolare la maculopatia, l’ho trovato di buon umore. Certo, le telefonate cominciavano a essere faticose, tanto che avevo smesso di contattarlo per non stancarlo, ma riusciva ancora a scherzare sui suoi problemi di salute”.
Di Raffaella e Teresa parlavate mai?
“Dell’ex moglie, mai, direi. Delle nostre mogli, sì, ma come si fa tra amici, dialoghi normali che si hanno scherzando sui propri partner. Siamo andati anche in vacanza insieme, tutti e quattro. Pure di Teresa parlava poco, però tenga presente che eravamo amici di tavolo, di bevute, di progetti, non ero comunque tra le amicizie più strette”.