"Avevano dei valori forti, giusti, non erano persone qualunque". La voce spezzata di Alessandro Checchinato ricorda così gli amici Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, due delle sette vittime italiane morte nella tragedia aerea avvenuta in Perù.
"Angelo" e "Giantu", come venivano chiamati dai loro coetanei, erano la colonna portante della compagnia. "Loro due insieme erano la garanzia di una serata riuscita - racconta Alessandro - Sempre pronti a punzecchiarsi e a sostenersi, uniti da un rapporto fraterno. Lorenzo sapeva strapparti un sorriso con tre parole contate, Matteo era la bontà fatta persona, con una cura immensa per i rapporti umani". Parole confermate da Alessia, un'altra amica storica dei due: "Erano persone buone, altruiste, generose e sempre con il sorriso, bastava vederle per passare una serata divertente" dice, raccontando poi l'ultimo ricordo felice, in occasione della laurea di Lorenzo. "é stata per lui un traguardo enorme, un grande sacrificio che lo ha reso felice e realizzato circondato dai suoi amici".
Lorenzo e Matteo, dunque, due ragazzi guidati da valori saldi ereditati da famiglie molto unite, solite trascorrere festività e vacanze insieme. "Tante volte Lorenzo, con cui avevo ancora più confidenza, negli anni ha fatto da collante per tutti: capita che qualcuno nel tempo si allontani per studio o altro, ma lui ci riportava sempre tutti insieme - ricorda Alessandro -, anche i miei genitori e i suoi erano molto amici". I due erano legati anche dalla passione per le auto: "Lavorare sodo, togliersi la soddisfazione di un'auto sportiva e andare un giorno a girare in pista tutti insieme - racconta Checchinato -, la passione dei motori era un'altra cosa che univa Ange e Giantu". Ora, di fronte a una perdita inspiegabile, il gruppo ha annullato le partenze estive per stringersi attorno alle fidanzate dei due ragazzi, Stefania e Martina. "La solita frase 'se hai bisogno ci sono' non è un modo di dire, è la realtà - conclude Alessandro - Non erano persone qualunque, la loro forza arrivava da famiglie straordinarie. Ora resta il vuoto, ma anche la consapevolezza della grande eredità umana che ci hanno lasciato".
La stessa che ricorda Marina Fumagalli, ex docente di Lorenzo Angelucci al liceo scientifico delle scienze applicate 'Don Gnocchi'. "Era curioso, amava viaggiare, era un ragazzo di grande coscienza che ha vissuto la scuola come una grande opportunità per la crescita e con un senso di responsabilità altissimo. Rispetto alle difficoltà - conclude - era molto ostinato, in modo nobile: voleva sempre capire e acquisire gli strumenti giusti per superarle".
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