
Giorgia Meloni con Matteo Piantedosi durante un sopralluogo in Val di Susa dopo gli assalti No Tav

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Roma, 1° agosto 2026 – Il gong dell’ultimo miglio suonerà sabato 5 settembre. Quel giorno Giorgia Meloni avrà superato i 1.412 giorni che hanno fatto finora del secondo governo Berlusconi il più longevo dal 1861. Meloni ha già battuto in primavera i governi più durevoli del Regno d’Italia (Giovanni Lanza 1.304 giorni e il secondo di Giovanni Giolitti 1.291).
In quanto a stabilità, il Regno non era più solido della Prima Repubblica. Nei sessant’anni che precedettero il ventennio fascista, a parte i due governi già citati e un Depretis, tutti gli altri duravano largamente meno dei due anni. Anche allora si andava sulle repliche dell’usato sicuro.
Così Giolitti durò complessivamente 10 anni e mezzo (Berlusconi puntava a superarlo, ma dovette fermarsi a nove anni), Depretis 8 anni e mezzo per poi passare, nel dopoguerra, ai quasi 8 di De Gasperi, ai 7 e mezzo di Andreotti, ai 6 di Aldo Moro e ai 4 e mezzo di Amintore Fanfani.
Se si andasse alle elezioni l’11 aprile (data ipotizzata, ma non confermata per interlocuzioni con il Quirinale), Meloni avrebbe sette mesi di campagna elettorale per portare a casa gli ultimi risultati. Dovrà stringere i bulloni agli alleati, concordare con loro alcuni punti che essi giudicano identitari per il proprio elettorato e andare alle elezioni con l’unità che è stata finora la forza di questo governo. (Romano Prodi avrebbe avuto tutto il diritto di completare le proprie legislature, ma ne fu impedito da alleanze troppo disomogenee. Ne prenda nota il Campo Largo, che dovrebbe anticipare le primarie all’autunno).
Meloni vuole portare ad ogni costo a casa le preferenze. Dovrebbe riuscirci sia per i dubbi di costituzionalità di una legge elettorale che ne fosse sprovvista, sia perché – dopo la loro reintroduzione al Senato a voto palese – difficilmente dissidenti di Forza Italia, nel successivo voto segreto alla Camera, si assumerebbero la responsabilità di far cadere il governo con esiti non favorevoli per nessuno.
Se l’economia italiana sta crescendo più di tutti gli altri Paesi europei (Spagna esclusa), se l’Istat correggerà i dati in modo da far scendere il rapporto deficit/Pil sotto il 3% lasciandoci uscire dalle procedure di infrazione, è possibile che il governo abbia ragionevoli possibilità di estendere la spesa per accattivarsi l’elettorato.
Dovrà evitare provvedimenti a pioggia. Ricordo che solo tre misure hanno aiutato i governi a vincere le elezioni: l’abolizione dell’Ici sulla prima casa (Berlusconi), gli 80 euro ai lavoratori dipendenti a partire dal mese stesso delle elezioni europee (Renzi), il reddito di cittadinanza (Grillo/Di Maio). Se vuole essere efficace, il governo dovrà concentrare le risorse soprattutto su un’unica misura utile e popolare.
O.S. Il prefetto di Torino ha vietato fino al 3 agosto il campeggio nei comuni della Val di Susa per evitare la concentrazione di No Tav che ha portato al disastro dell’ultimo fine settimana. I No Tav hanno detto che resisteranno. Allo Stato il compito di battere un colpo più efficace dell’ultima volta in cui i soli a prenderle furono i poliziotti e gli aggressori hanno devastato gratis tutto il possibile.
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