
Con Dovbyk a Casteldebole riprende la tradizione dell’attaccante-boa che si era interrotta dal dopo Arnautovic. Pioggia di reti col Dnipro, capocannoniere in Liga, una prima annata super a Roma e l’ombra dei tanti infortuni.

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Il 26 luglio 2021, ovvero cinque anni fa, il popolo rossoblù si trasferiva in massa in via Indipendenza per accogliere il nuovo messia del gol Marko Arnautovic. Pur consapevoli che ogni ‘nove’ ha le sue peculiarità e che i raffronti sono spesso strade impervie, nella declinazione del ruolo di centravanti-boa e nella capacità di riempire l’area Arnautovic è l’ultima punta centrale di Casteldebole che rimanda all’idea di bomber incarnata da Artem Dovbyk.
Prima e dopo Arna, in era Saputo, nel ruolo di centravanti si sono avvicendati il potenziale crac che non ha mai spiccato il volo Mattia Destro, il generoso ma impresentabile Federico Santander, l’enciclopedia vivente della fase offensiva Rodrigo Palacio (che era tutto fuorché un centravanti), il ‘nove’ a tutto campo Joshua Zirkzee, il guerriero Santiago Castro e l’impalpabile Thijs Dallinga.
E adesso tocca a Dovbyk, il gigante (189 centimetri per 92 chilogrammi) venuto dall’Est, il finalizzatore in teoria spietato su cui potrà fare affidamento Domenico Tedesco, che col classe ‘97 ucraino, che il Bologna lo ha già castigato una volta realizzando il rigore del 2-2 (per mani di Lucumi) il 12 gennaio 2025 al Dall’Ara, promette di aver trovato l’ariete del suo 4-3-3. Non a caso l’ultimo grande exploit sottoporta il ragazzo di Cerkasy, città di 260 mila abitanti a sud-est della capitale Kiev, lo ha fatto registrare nel 2023-24 in Spagna col Girona, terminale del 3-4-3 e capocannoniere della Liga con 24 gol in 36 partite, grazie ai quali il club catalano, nella stessa stagione del Bologna di Thiago, conquistò una storica qualificazione alla Champions League.
Un maxi fatturato sottoporta che l’estate successiva è valso a Dovbyk la chiamata della Roma (che l’ha pagato più o meno la stessa cifra che il club giallorosso spenderà per Castro), con le due stagioni che sono storia recente. Più che positiva la prima, grazie alle 12 reti in campionato che ne hanno fatto il miglior marcatore dei giallorossi, ancorché scossi da tre avvicendamenti in panchina (De Rossi, Juric e Ranieri). Piena di guai fisici la seconda, segnata dalla lesione a un tendine della coscia sinistra, rimediata il 6 gennaio di quest’anno a Lecce, che ha reso necessario un viaggio ad Helsinki per farsi operare dal luminare finlandese Lasse Leimpanen.
La speranza del Bologna è che Dovbyk adesso guardi l’Isokinetic solo col binocolo e che torni il bomber prolifico che è stato in patria fin dai tempi del Dnipro, il club di cui ha vestito la maglia in due distinti periodi: a inizio carriera, dal 2016 al 2018, quando in due stagioni ha messo a segno 18 gol in 37 partite, e dal 2020 al 2023, quando le reti messe a referto sono state 54 in 86 partite e nel frattempo il Dnipro, schiacciato dal fallimento, aveva cambiato nome in Dnipro-1. Tra il primo e il secondo Dnipro un’anonima parentesi in Danimarca al Midtjylland (un gol in 22 partite) e al Sonderjyske (23 presenze e 4 reti).
Dietro la sfavillante ribalta del calcio come per ogni ucraino, c’è l’incubo della guerra. Artem è sposato dal 2020 con Yuliia (che gli fa anche da manager) e hanno una figlia di nome Kira. Ma i genitori del neo attaccante rossoblù, nonché la nonna, sono rimasti sotto le bombe in Ucraina.
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