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L'Australia si sposta di 7 centimetri ogni anno, più veloce della crescita delle unghie. E in futuro sarà un super-continente con l'Asia


Quando pensiamo ai continenti, li immaginiamo come elementi immobili della superficie terrestre. In realtà anche l’Australia è costantemente in movimento. La placca tettonica sulla quale si trova il continente procede verso nord-nordest a una velocità di circa sette centimetri ogni anno, un ritmo particolarmente elevato per una massa continentale.

Per comprendere meglio quanto sia significativo questo valore, si può fare un confronto con un fenomeno quotidiano: la crescita delle unghie. Uno studio condotto su giovani adulti sani ha rilevato una crescita media di circa 3,47 millimetri al mese, pari a poco più di quattro centimetri all’anno. In termini puramente numerici, quindi, il movimento dell’Australia è circa una volta e mezza più rapido.

Il movimento diventa evidente solo attraverso misurazioni effettuate nel corso degli anni. Le stazioni permanenti per il posizionamento satellitare registrano continuamente la loro posizione e, mettendo insieme migliaia di osservazioni, permettono agli scienziati di distinguere lo spostamento costante della placca da fenomeni temporanei, come terremoti, variazioni delle acque sotterranee o modifiche stagionali nella distribuzione dell’acqua.

Un problema anche per le mappe

Il movimento della placca non è soltanto una curiosità geologica. Nel tempo può modificare sensibilmente la posizione indicata dalle coordinate geografiche. Il precedente sistema di riferimento australiano, il Geocentric Datum of Australia 1994, fissava le coordinate sulla posizione del continente all’inizio del 1994. Poiché il territorio continuava a spostarsi, la differenza rispetto ai moderni sistemi globali arrivò a circa 1,8 metri entro il 2020.

Per questo motivo l’Australia ha introdotto GDA2020, aggiornando il sistema di riferimento e sviluppando anche strumenti capaci di tenere conto del movimento continuo della placca. Non significa che il continente abbia improvvisamente fatto un balzo di quasi due metri: è semplicemente cambiato il modo ufficiale di descrivere una posizione che, fisicamente, si era già spostata.

La placca australiana non coincide con il continente

Un altro aspetto importante è distinguere l’Australia geografica dalla placca australiana. Quest’ultima comprende non soltanto la crosta continentale, ma anche vaste aree di litosfera oceanica e altre porzioni della regione circostante. Inoltre, la zona settentrionale e orientale della placca è molto complessa, caratterizzata da faglie, vulcani, fosse oceaniche e numerose placche minori.

Il movimento verso nord porta infatti l’Australia a interagire con il Sud-est asiatico. In prossimità della fossa di Giava, parte della litosfera oceanica australiana sprofonda sotto la regione della Sonda, mentre intorno a Timor, all’arco di Banda e in Nuova Guinea si verificano processi di collisione e deformazione. Queste dinamiche producono terremoti, sollevamento del terreno, deformazioni delle rocce e modifiche dell’attività vulcanica.

Un viaggio iniziato milioni di anni fa

L’attuale spostamento dell’Australia è legato a una storia molto più antica. Milioni di anni fa il continente faceva parte del Gondwana insieme all’Antartide. La formazione di nuova crosta oceanica contribuì progressivamente a separarli, dando origine al lungo viaggio che ha portato l’Australia verso nord. Circa 45 milioni di anni fa, la componente settentrionale del suo movimento aumentò e il continente iniziò a interagire maggiormente con le placche presenti più a nord.

Il ritmo attuale, però, non può essere semplicemente proiettato nel futuro come se rimanesse invariato per centinaia di milioni di anni. La velocità e la direzione delle placche cambiano quando si modificano i margini oceanici, le zone di subduzione e le collisioni tra continenti.

Il possibile futuro: Amasia

Alcuni modelli scientifici hanno cercato di capire quale potrebbe essere l'aspetto della Terra tra 200 e 300 milioni di anni. Una delle ipotesi è la formazione di un nuovo supercontinente chiamato Amasia, legato soprattutto alla progressiva chiusura dell'Oceano Pacifico. In questo scenario, l’Australia potrebbe finire inglobata nella grande massa continentale asiatica. Si tratta però di una possibilità, non di una previsione certa. Altri modelli propongono configurazioni differenti, come Pangea Proxima, Novopangaea o Aurica. Su tempi geologici così lunghi, infatti, possono comparire nuove zone di subduzione o verificarsi collisioni capaci di modificare completamente il movimento delle placche.

Il dato più concreto rimane quindi quello osservabile oggi: l’Australia si sposta di circa sette centimetri ogni anno. Preso singolarmente, è uno spostamento quasi impercettibile; moltiplicato per milioni di anni, però, diventa enorme. In un milione di anni corrisponderebbe teoricamente a circa 70 chilometri, anche se nella realtà velocità e direzione non rimangono costanti. È proprio questa la caratteristica affascinante della tettonica a placche: movimenti minuscoli, praticamente invisibili nella vita quotidiana, possono trasformare lentamente la geografia del pianeta, modificando oceani, montagne e continenti.

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