
Negli ultimi anni sono diminuiti i nuovi nati e la popolazione va verso le 95mila unità

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A Cesena l’inverno demografico fa battere i denti. La città che a inizio Duemila inseguiva il traguardo dei 100 mila residenti oggi si trova a fare i conti con una popolazione che si assottiglia anno dopo anno. Quella soglia, che avrebbe potuto portare maggiori trasferimenti erariali dallo Stato e l’accesso a fondi europei dedicati alle aree urbane, è un miraggio. La tendenza si è invertita: meno abitanti, meno nascite, sempre più anziani. Al 31 dicembre scorso i residenti erano 95.579, circa 1.500 in meno rispetto al 2020. Nei primi mesi dell’anno il calo prosegue. Nel 2025 Cesena ha perso 355 abitanti rispetto all’anno precedente, con una diminuzione dello 0,37%, in linea con il calo registrato tra il 2023 e il 2024 (-0,46%). Sono nati appena 467 bambini, numero più basso dagli anni Novanta, quando però la popolazione era inferiore. I decessi hanno superato le nascite di 661 unità, con 242 morti ogni 100 bambini venuti alla luce. Alcune scuole primarie di Cesena stanno incontrando difficoltà nella formazione delle classi per la diminuzione degli alunni in ingresso. E sarà sempre peggio.
Per il professor Giancarlo Blangiardo, già presidente dell’Istat, intervenuto in città al convegno "Oltre l’inverno demografico, la sfida della denatalità", "bisogna agire in fretta. Ci sono 350 mila nati in meno negli ultimi dieci anni e il 2026 è iniziato con dati ancora peggiori. Tutte le province crollano. Forlì-Cesena ha un tasso di natalità del 6 per mille". In provincia i nati sono passati da circa 3.800 nel 2008 a poco più di 2.100 oggi. A Cesena, nello stesso periodo, si è scesi da 867 a circa 567 nati.
"L’immigrazione non è risolutiva nel riequilibrare", ha poi sottolineato, indicando come priorità il sostegno ai costi dei figli, i servizi di cura, la conciliazione tra lavoro e famiglia e un contesto più favorevole alla genitorialità. In città si è mobilitata una rete di una decina di associazioni cattoliche e tra le loro proposte c’è quella di seguire il Comune di Castelnuovo del Garda, con il Piano integrato delle politiche familiari, valutando ogni decisione amministrativa "con gli occhi della famiglia" e utilizzando il Fattore famiglia comunale, già adottato da una trentina di Comuni italiani, per superare alcuni limiti dell’Isee nell’accesso ai servizi. Ha messo la famiglia come criterio di valutazione delle politiche pubbliche, non soltanto per i servizi sociali, ma anche per scuola, servizi, tariffe, casa, mobilità e altre decisioni amministrative.
L’assessora ai Servizi sociali Carmelina Labruzzo ha una strategia: "Bisogna promuovere politiche di sostegno alla famiglia e alla genitorialità. Il Centro per le Famiglie si adopera".
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