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L’economia del “turismo a km 0”: come la staycation riscrive i consumi


Un fenomeno che salva i bilanci del settore e trattiene la ricchezza sul territorio

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Milano, 20 luglio 2026 – Non è più una rinuncia forzata, ma una precisa scelta di portafoglio dettata dai tempi. La staycation la vacanza trascorsa rimanendo a casa o esplorando la propria regione senza affrontare lunghi viaggi – si è trasformata in un pilastro dell'economia del turismo. Il termine, nato dall'unione di “stay”, restare, e “vacation”, vacanza, è entrato ufficialmente nel vocabolario Treccani nel 2016, ma la sua origine è americana: il concetto iniziò a diffondersi negli Usa a partire dal 2008, durante la crisi finanziaria, come alternativa economica ai viaggi oltreoceano. A livello globale, questo mercato ha ormai superato un valore complessivo di 350 miliardi di dollari. A spingere le persone verso questa direzione sono soprattutto i forti rincari del settore: i costi dei pacchetti vacanza e dei servizi turistici hanno subìto un aumento medio del 30%, mentre il caro-voli ha reso i trasporti a lungo raggio una voce di spesa capace di divorare quasi la metà del budget totale di una famiglia.

Il 58% dei consumatori preferisce l'Italia

Nel nostro Paese, i dati delle principali ricerche sul turismo mostrano che il 58% dei consumatori preferisce passare le vacanze entro i confini nazionali. All'interno di questo gruppo, ben un italiano su quattro sceglie la staycation pura, rinunciando del tutto a uscire dalla propria zona. La prudenza finanziaria è la vera molla economica del fenomeno: oltre un terzo dei cittadini pianifica attivamente di tagliare le spese per il tempo libero e l'80% dichiara di non voler spendere un euro in più rispetto all'anno precedente. Di conseguenza, la liquidità viene dirottata verso consumi di prossimità. Per il settore degli hotel, questo cambio di rotta ha imposto un cambio di marcia radicale. Se un tempo il guadagno di un albergo dipendeva quasi solo dalla vendita delle stanze per la notte, oggi la tenuta dei bilanci passa dalla capacità di vendere i cosiddetti servizi ancillari, cioè tutte le attività extra. Secondo i dati delle società di consulenza turistica, i ricavi generati da questi servizi aggiuntivi – che storicamente valevano meno del 5% del fatturato – arrivano oggi a coprire tra il 15% e il 25% degli incassi totali delle strutture più ricettive. Questa iniezione di denaro fresco si rivela fondamentale per far quadrare i conti dei boutique hotel cittadini, che vedono crescere i propri margini di guadagno fino a 5 punti percentuali grazie all'apertura verso i residenti della stessa città.

Le camere vuote degli hotel diventano uffici temporanei

Questa diversificazione si traduce in una valorizzazione di ogni singolo spazio dell'hotel. Le camere rimaste vuote nei giorni centrali della settimana vengono affittate durante il giorno come uffici temporanei per chi lavora da remoto, facendo salire il rendimento delle stanze anche del 12% nei periodi di bassa stagione. Allo stesso modo, le spa e i centri benessere interni smettono di essere un costo fisso riservato ai soli turisti e diventano una fonte di guadagno stabile, grazie ad abbonamenti mensili venduti direttamente ai residenti del quartiere. Anche il settore della ristorazione vive una seconda giovinezza, arrivando a generare oltre il 40% degli incassi totali di molti hotel urbani attraverso brunch domenicali, aperitivi sulle terrazze panoramiche e formule che abbinano la cena al pernottamento a tariffe agevolate per i clienti locali. L'impatto di questa tendenza sull'economia reale è evidente: quando il denaro dei viaggiatori resta sul territorio, si attiva un circolo virtuoso per la ricchezza locale. I soldi che un tempo venivano spesi all'estero per pagare voli internazionali o hotel stranieri rimangono agganciati alla filiera italiana. Il budget risparmiato sui trasporti viene infatti reinvestito in consumi culturali e attività ricreative a chilometro zero, sostenendo in modo diretto i musei, i teatri, l'artigianato e i ristoranti di qualità della propria regione. Per gli hotel la sfida del futuro sarà offrire servizi flessibili capaci di intercettare, in tempo reale, la voglia di evasione del vicino della porta accanto.  

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