L'Unione europea vuole rafforzare il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam), il sistema che applica un costo del carbonio alle importazioni da Paesi terzi di alcuni prodotti ad alta intensità di emissioni. Queste importazioni devono sostenere un costo legato alle emissioni di CO2, in modo da tenere conto del prezzo del carbonio già sostenuto dalle imprese europee attraverso il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Il Cbam serve a fare in modo che un prodotto importato da un Paese extra-Ue non possa godere di un vantaggio rispetto alle aziende Ue semplicemente perché nel luogo in cui è stato prodotto il costo delle emissioni è più basso o non esiste.
Con 464 voti favorevoli, 50 contrari e 159 astensioni, il Parlamento europeo ha sostenuto la proposta della Commissione di estendere l'ambito di applicazione del meccanismo oltre le materie prime di base come acciaio, alluminio, cemento o fertilizzanti a un ampio elenco di prodotti a valle, ossia prodotti finiti in acciaio e alluminio come elementi di fissaggio, fili metallici, molle e articoli per la casa, estendendolo ulteriormente rispetto a quanto proposto dall'esecutivo.
"Abbiamo colmato importanti lacune, rafforzato l'applicazione delle norme contro l'elusione ed esteso l'ambito di applicazione del meccanismo nei settori in cui è più importante", ha rivendicato il relatore del testo, il socialista olandese Mohammed Chahim.
"L'obiettivo del Cbam è garantire condizioni di parità: le imprese al di fuori dell'Europa dovrebbero decarbonizzare i propri prodotti oppure pagare per il loro contenuto di carbonio, proprio come già fanno le imprese europee. Ma ciò funziona solo se il sistema è inattaccabile", ha aggiunto Chahim.
Quella votata in plenaria è la posizione dell'Aula, che ora sarà oggetto dei negoziati in trilogo con il Consiglio Ue.
Il cambiamento più visibile riguarda il perimetro del Cbam. Il meccanismo era stato concepito inizialmente per le merci più esposte al rischio di 'rilocalizzazione' delle emissioni, con l'obiettivo di evitare che il carbonio venisse 'fatto sparire' alla dogana attraverso una trasformazione del prodotto.
Se il Cbam copre una materia prima ma non un bene finito che la incorpora, un importatore può avere un incentivo a comprare dall'estero direttamente il prodotto più lavorato. Tra gli esempi indicati figurano elementi di fissaggio, fili metallici, molle, alcune strutture, tubi e prodotti e componenti in alluminio.
L'estensione votata dal Parlamento riguarda 180 ulteriori prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio, ampliando il campo rispetto alla proposta della Commissione. "Stiamo ampliando la copertura dei prodotti per rafforzare la parità di condizioni e introducendo norme più rigorose contro l'elusione, in particolare per contrastare lo spostamento delle risorse dalla Cina", ha affermato l'altro relatore, il liberale francese Pascal Canfin.
La riforma punta a contrastare le strategie costruite appositamente per ridurre o aggirare il costo del carbonio. Tra le pratiche individuate rientra anche il «rimescolamento delle risorse».
In concreto, il problema può nascere quando un'azienda che produce lo stesso bene in diversi stabilimenti decide di destinare all'Ue soltanto la produzione realizzata nello stabilimento meno inquinante, mentre quella con maggiori emissioni viene venduta su altri mercati. In questo modo, senza ridurre davvero le emissioni complessive, l'impresa potrebbe abbassare artificialmente il costo del carbonio associato alle merci importate nell'Ue.
Per questo, nei casi considerati più a rischio, l'importatore non potrà limitarsi a comunicare i dati sulle emissioni dichiarati dal produttore. Dovrà dimostrare che quei dati riflettono effettivamente il processo produttivo e che non sono il risultato di una riorganizzazione della produzione fatta per eludere il Cbam. Se non sarà in grado di fornire le prove richieste, per calcolare le emissioni della merce verrà utilizzato un valore standard stabilito dalle regole europee, che potrebbe quindi determinare un obbligo Cbam più elevato. La Commissione dovrà verificare almeno una volta all'anno se le situazioni considerate a rischio continuano a giustificare questo trattamento.
L'estensione del Cbam ai prodotti finiti riguarda anche le vendite online da Paesi extra-Ue. Il Parlamento vuole evitare che un'azienda europea debba pagare il costo del carbonio su un prodotto importato mentre lo stesso prodotto, venduto direttamente online da un'azienda extra-Ue, possa sfuggire agli stessi obblighi. Per questo, le piattaforme che gestiscono queste vendite, o i loro rappresentanti, dovranno assumersi la responsabilità delle importazioni e degli obblighi Cbam.
La riforma vuole inoltre impedire che le aziende dividano artificialmente le proprie importazioni in tante piccole spedizioni per rimanere sotto la soglia che fa scattare gli obblighi Cbam. Se le autorità accertano che il frazionamento è stato fatto apposta per evitare il meccanismo, l'azienda potrà essere considerata soggetta al Cbam per tutte le importazioni effettuate dall'inizio dell'anno. Dovrà quindi pagare i certificati Cbam anche sulle merci già importate.
Il Parlamento interviene anche sul modo in cui vengono considerati i rottami utilizzati per produrre acciaio e alluminio. L'obiettivo è evitare che dichiarare un materiale come rottame post-consumo permetta di indicare emissioni più basse di quelle reali.
Per questo, chi importa questi prodotti dovrà indicare quanta parte del prodotto deriva da rottami provenienti da scarti industriali e quanta da materiali recuperati dopo il loro utilizzo, ossia post-consumo. Nel caso dell'alluminio, se vengono utilizzati rottami post-consumo, saranno inoltre necessari controlli e documenti che ne confermino effettivamente la provenienza e la natura.
Il Parlamento accompagna l'inasprimento del Cbam con un sostegno finanziario alle imprese europee. Il Fondo temporaneo per la decarbonizzazione dovrebbe intervenire sui mercati di esportazione, dove il Cbam non protegge direttamente i produttori europei perché il problema non è l'importazione nell'Ue, ma la concorrenza con produttori esteri che non sostengono un costo del carbonio equivalente.
La posizione parlamentare chiede di anticipare il sostegno al periodo 2027-2029, rispetto al 2028 indicato dalla Commissione, e di estenderlo anche ai produttori di fertilizzanti e agli operatori che sostengono costi del carbonio più elevati. Tra i prodotti considerati strategici figurano urea, nitrato di ammonio e solfato di ammonio. Il Parlamento vuole inoltre che tutti gli operatori a valle che utilizzano beni soggetti al Cbam possano accedere al Fondo. I proventi rimanenti dovrebbero essere destinati agli impegni internazionali dell'Ue per il finanziamento climatico previsti dall'Accordo di Parigi, anziché essere restituiti agli Stati membri.