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L'evoluzione di stile di Sophia Loren, gigante del cinema (non solo) italiano


italian actress sophia loren looking through the glass of a window with her right hand up, new york city, us, 1954. (photo by tony vaccaro/getty images)

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Tony Vaccaro//Getty Images

Guanti da opera, diamanti a cascata sul décolleté; il busto stretto in un corpino dallo scollatura a cuore, e metri di stoffa su una gonna ampia e debitamente ricamata. Una principessa con il piglio della diva, intenta a specchiarsi per accomodare l’acconciatura mossa nell’atelier di Emilio Schuberth, sarto della Hollywood sul Tevere che, agli esordi, contribuì a trasformarla in un’icona di bellezza globale. Conturbante, mediterranea, genuina, inimitabile. Semplicemente, Sophia Loren, gigante del cinema (non solo) italiano, novantadue anni oggi - 20 settembre - di bravura e carisma, di sensualità e fascino; “sterminati occhi d’un verde cangiante, statura d’una regina e quel che di imperfetto e di irripetibile che dà piglio e carattere alla bellezza”, come la descrisse Patrizia Carrano nel saggio Le Dive del 1985. Da Pozzuoli a Roma, da Hollywood al mondo intero, con corollario di palmarès da capogiro: Oscar, Golden Globe, Coppa Volpi, BAFTA, David di Donatello, Nastri d’Argento in una parabola artistica che ha finito per ridefinire i confini stessi del cinema italiano, picconando vecchi cliché e trasformando la bellezza prorompente in un veicolo di fiera umanità.



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ullstein bild Dtl.//Getty Images

Sophia Loren con un abito Emilio Schuberth nel 1954

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Mirrorpix//Getty Images

Sophia Loren al Lido di Venezia, nel 1958

La nostra divina d’esportazione, capace di comunicare un’idea di italianità sincera e senza filtri, e sono ormai nel repertorio alcune sue celebri interviste come quella che diede alla televisione svizzera nel 1977. “Non credo di essere bella nel senso canonico del termine – rispose alla domanda su quanto l’aspetto l’avesse aiutata o svantaggiata nella carriera professionale –. Ho un naso troppo lungo e una bocca troppo grande per il mio viso piccolo”, salvo poi rispondere a muso duro a un cameraman che agli esordi la ritenne “impossibile da fotografare”.

Raccontare di lei, significa anche addentrarsi in mezzo secolo (e più) di moda; di sarti e couturier, di calzolai e gioiellieri, di défilé a lei dedicati e spot girati, di un susseguirsi di stili sempre interpretati con audacia, con attitudine sicura di chi anche raggiunta una certa età se ne infischia, continuando a osare con abiti brulicanti di paillettes o blazer dai motivi astratti (ma selvaggi). Tra le sue costanti, gli occhiali grandi dalle lenti fumé e il trucco grafico a sottolineare lo sguardo felino, e un certo gusto per un’opulenza mai pacchiana, per una seduzione mai volgare, del resto perfettamente distillata sul grande schermo in molti cult negli annali di costume e moda, tra la sottoveste trasparente di Matrimonio all’italiana, lo strip-tease di Ieri, oggi, domani e il corsetto con calze autoreggenti e cappello a tesa larga di La miliardaria con guardaroba progettato da Pierre Balmain.

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Silver Screen Collection//Getty Images

Sophia Loren in Matrimonio all’italiana (1951)

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Silver Screen Collection//Getty Images

Sophia Loren in La miliardaria (1960) con abiti Pierre Balmain

Fuori dal set, strinse un sodalizio sartoriale e amicale, negli anni Cinquanta, con il già citato Emilio Schuberth che la vestì giovanissima per il concorso Miss Italia facendole guadagnare la fascia di Miss Eleganza – titolo istituito quell’anno, il 1951, appositamente per lei, per volere del giornalista e fotoreporter Orio Vergani –, oltre che sui tappeti rossi di Cannes, con quegli abiti principeschi dalle finiture scintillanti, le scollature generose e la virgola di una stola di pelliccia agganciata agli avambracci. La stessa che aveva in una foto iconica con Salvatore Ferragamo intento a misurarle un paio di décolleté, piede delle “Aristocratiche” quello dell’attrice nella personale catalogazione che il calzolaio delle star dava alle sue clienti, anche qui un rapporto non solo professionale di recente riscoperto nella mostra Sophia Loren. Il mito della bellezza disegnato con la luce.

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Sophia Loren con Marc Bohan negli Atelier Dior, nel 1963

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Silver Screen Collection//Getty Images

Sophia Loren in Arabesque (1966) con abiti Dior

E poi ovviamente il legame con la maison Dior all’epoca della direzione creativa di Marc Bohan e oltre, una serie di scatti che l’hanno cristallizzata durante i fitting negli Atelier della Maison tra Cinquanta e Sessanta, con cappellini leopardati e little black dress più razionali come da stile del periodo, o in abiti bianchi più sfarzosi come quello con scollature fitte di rose di tulle indossato per la notte degli Oscar del 1963, un legame solido culminato nel design dell’abito di organza rosa per il film Arabesque di Stanley Donen, dove “il guardaroba di Miss Sophia Loren è appositamente creato per lei dalla Christian Dior” come si leggeva nei titoli di coda.

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Sophia Loren con Marcello Mastroianni a New York nel 1970

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Sophia Loren, nel 1979

Immancabili le pellicce, immancabili i gioielli importanti che hanno ingolosito i ladri in diverse occasioni, una certa inclinazione al lusso che nei Settanta ha ceduto il passo al glamour più disinvolto del periodo, tra camicie morbide, gonne plissé e stivali alti, tra chemisier e dolcevita optical sfoggiati en pendant ai collant, come quello di un airport look con gonna a matita dallo spacco vertigo e sigla di grandi occhiali da diva che al confronto fa impallidire quelli, altrettanto mitologici, degli anni Novanta.

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Sophia Loren a Los Angeles, nel 1988

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Ron Galella//Getty Images

Sophia Loren con il figlio Edoardo Ponti alla prima di Mamma Lucia a Century City nel 1988

E poi ancora i tailleur dalle spalline strutturate d’obbligo negli Ottanta, una predilezione per bianco e nero con incursioni di rossi fiammanti o aranciati, ed è un perfetto simbolo estetico della decade, ad esempio, l’abito a pois dalle maniche a sbuffo indossato alla prima della miniserie Mamma Lucia a Century City nell’88, non che il registro di pochi giorni prima, a New York, fosse dimesso con abito nero monospalla dal fit aderente e un vistoso pannello di chiffon trasparente drappeggiato attorno alle spalle. Una chicca sulla moda del periodo, il Prêt-à-porter di Robert Altman in cui ha recitato a fianco di Marcello Mastroianni (con tanto di replica del leggendario spogliarello di Ieri, oggi, domani), l’attrice in una greatest hit signée Dior e gioielli Bulgari, tra cappelli dalla falda immensa (con veletta) e bluse a bolli dal maxi fiocco, e un cast nutritissimo che, ruotando la pellicola attorno alla settimana della moda di Parigi, schierò un pezzetto di gotha del sistema, da Gianfranco Ferré per Dior a Jean Paul Gaultier, da Issey Miyake a Sonia Rykiel a Christian Lacroix.

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Sophia Loren in Prêt-à-porter (1994)

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Ron Galella//Getty Images

Sophia Loren nel 1995

Suit asciutti nei Novanta oltre i tappeti rossi, il glamour senza scusa tutto riservato alle grandi occasioni come fu il ritiro dell’Oscar alla carriera dalle mani di Gregory Peck nel ‘91 lei diva, divissima in un abito nero con scollatura a cuore e stola di chiffon sul décolleté firmato Valentino, amico di sempre alla pari di Giorgio Armani che la vestì a più riprese. L’abito dorato in cui Sophia Loren presentò le migliori attrici candidate all’Oscar nel 2009, quello sobrio, quasi rigoroso, in velluto nero con fila sottile di perline luminose indossato ai Governors Awards del 2019 e puro distillato di grammatica Privé, o ancora quello di paillettes e cristalli blu notte sfoggiato al ritiro del David di Donatello nel 2021 per La vita davanti a sé.

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Sophia Loren in Valentino nel 1992 all’apertura della mostra newyorchese Valentino: Thirty Years of Magic

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GABRIEL BOUYS//Getty Images

Sophia Loren agli Oscar del 2009 in Giorgio Armani Privé

Disse per l’occasione il Re della moda: “Sophia Loren non smette mai di stupirmi, anche se la conosco da anni e ho sempre amato i suoi film, la sua recitazione e la sua presenza che diventa così vivida e intensa sullo schermo. Perché una donna così bella ha saputo esprimere impressioni e ricordi lontani e perché non ha esitato a rivelare i segni del tempo sulla sua persona, con il coraggio e la generosità del suo grande cuore”. Dolce & Gabbana invece, che nel 2016 la chiamarono per un corto con la regia di Giuseppe Tornatore e le musiche di Ennio Morricone, le tributarono l’Alta Moda che sfilò tra le strade di San Gregorio Armeno a Napoli in quello stesso anno. “La nostra donna da sempre. Dagli inizi – dissero in quell’occasione i due stilisti –. È a lei che pensiamo quando disegniamo le nostre collezioni”.

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Sophia Loren con lo stilista Domenico Dolce durante la sfilata di Alta Moda di Dolce & Gabbana del 2018 a Città del Messico

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Sophia Loren in Armani Privé ai Governors Awards nel 2019

Ieri come oggi, una diva.