Ormai da anni l’impatto dell’IA sulle disuguaglianze sociali è uno dei temi principali che si legano alle incertezze, speranze e paure di milioni di lavoratori per il proprio futuro. Due report pubblicati l’ultima settimana di Luglio 2026 da Indeed e dal giornale del partito comunista cinese Qiushi, confermano ciò che in realtà molti prevedevano già da tempo: lo sviluppo dell’IA tende a creare mercati a due velocità, che rischiano di esacerbare la pesante diseguaglianza socioeconomica già presente nella società.
Il report pubblicato da Indeed , che si focalizza sul mercato del lavoro nello UK e sulle assunzioni a partire dal gennaio 2025, descrive come la recente crescita di posti di lavoro nel Regno Unito sia spinta dall’offerta lavorativa per sviluppatori e informatici esperti con mansioni direttamente legate allo sviluppo dell’IA.
Al contrario sono in netto calo i posti di lavoro destinati a figure amministrative, nella contabilità e nel marketing, e ai giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro. I dati forniti da Qiushi riguardano invece la competitività aziendale interna alla Repubblica Popolare, ed evidenziano come le principali aziende cinesi legate all’IA stiano raggiungendo picchi di crescita sempre più elevati in termini di profitti e investimenti mentre le aziende più piccole e quelle legate a settori più tradizionali, come il settore agricolo o l’automotive, sono in una fase di stagnazione o in rallentamento. Questo mercato a due velocità sarebbe in parte responsabile, secondo Qiushi, del rallentamento della crescita dell’economia cinese.
“Questi dati non sono inattesi – ha dichiarato al FattoQuotidino.it Camilla Lenzi, professoressa titolare del corso di Artificial Intelligence and Socio-Economic Transformations al Politecnico di Milano – e dimostrano che l’IA non distrugge necessariamente il lavoro, ma lo cambia radicalmente dal punto di vista qualitativo. I nostri studi in Europa e in Italia dimostrano infatti che l’introduzione dell’IA porta a una netta perdita della qualità del lavoro, dal punto di vista contrattuale e salariale, contribuendo a un trend in essere collegato anche a scelte politiche e istituzionali”.
Gli effetti della diffusione dell’IA in Europa non colpiscono tutti allo stesso modo, e sono particolarmente rilevanti per quanto riguarda le categorie più precarie e meno sindacalizzate. “In Europa, abbiamo delle leggi abbastanza stringenti per quanto riguarda il salario minimo, con alcune eccezioni tra cui l’Italia – ha continuato Lenzi – per questo, nonostante gli effetti negativi riguardino tutti i lavoratori, a essere colpita in modo più evidente è quella che una volta era considerata la cosiddetta ‘classe media’ e soprattutto quella medio alta. Sono le classi di reddito meno sindacalizzate e con tipologie di lavoro più destrutturato, che sono in aumento. Fa eccezione il livello salariale più alto, oltre il novantesimo percentile, che non subisce effetti negativi.”
“Per quanto riguarda l’Italia– spiega ancora Lenzi- secondo i dati che abbiamo raccolto è chiaro che i lavoratori meno istruiti e con lavori meno professionalizzati sono colpiti in modo più ampio. È da notare che questa tendenza diminuisce quando si vanno a prendere in considerazione aziende ed elementi del distretto industriale italiano più legati al territorio e animati da uno spirito cooperativo, che tuttavia sono in diminuzione”.
Bisogna sottolineare che la diffusione dell’IA non sta esclusivamente agendo da moltiplicatore di diseguaglianze socio-economiche , ma rischia di fare implodere le diseguaglianze politiche a livello internazionale. Come infatti testimonia il report preliminare sugli effetti dell’IA pubblicato lo scorso 1 Luglio dall’ONU, il 90% della potenza di calcolo mondiale risiede negli Stati Uniti e in Cina (rispettivamente 75% e 15%).
L’accesso all’IA a livello mondiale viene dunque controllato da un numero molto limitato di stati e da un numero limitato di aziende. Cosa che renderebbe dipendenti molti stati, anche con economie avanzate, che non avrebbero le esperienze tecniche per governare una tecnologia in continua evoluzione. Questo fenomeno, secondo il report, “potrebbe favorire colpi di stato autoritari e indebolire le istituzioni democratiche”. “Se l’IA continuerà ad evolversi senza regole condivise – ha affermato il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres in seguito alla pubblicazione del report – governi e persone avranno sempre meno controllo. Per questo dico ai governi: non aspettate (…) non possiamo più sostenere di non sapere ciò che stiamo facendo”.