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L’Iran vuole vendetta, i figli di Trump e Netanyahu nel mirino   - L'Unione Sarda.it


Washington.

27 agosto 2026 alle 00:38

Washington. L’Iran ostenta sicurezza di fronte all’offensiva economica lanciata da Donald Trump e promette vendetta contro i nemici. E nel mirino sono finiti anche i figli del presidente americano e del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Sulla scia del video realizzato nelle scorse settimane per Melania, i media iraniani hanno rilanciato un filmato dal titolo “Dove uccidere Barron Trump”, indicando i siti newyorkesi più frequentati dall’ultimogenito del presidente Usa, inclusa la Trump Tower sulla Quinta Strada. Verso la fine del video il narratore fa una promessa: chi agirà contro il ventenne Barron potrebbe ricevere una ricompensa di 10 milioni di dollari. Quasi una risposta alle taglie messe dal Dipartimento di Stato sulla testa dei vertici iraniani, a partire dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, passando per tutti i principali responsabili dei pasdaran.

Il trentacinquenne Yair Netanyahu, invece, sarebbe stato oggetto di un ipotetico complotto mentre risiedeva negli Usa, Il piano era di ucciderlo in Florida, per questo è stato fatto rientrare in tutta fretta in Israele. Secondo quanto riportato dal media Usa conservatore Newsmax, l’intelligence riteneva che agenti iraniani fossero «sul campo» nell’area di Miami per sorvegliare gli spostamenti di Yair e questo avrebbe fatto scattare l’allarme. Una minaccia presa molto sul serio, tanto che il figlio del premier israeliano è stato fatto immediatamente rientrare in patria senza nemmeno avere la possibilità di portare con sé gli effetti personali. Le minacce contro Barron Trump e Yair Netanyahu dimostrano come la ripresa di un negoziato sia lontana. «Ho detto a Trump che dubito su un accordo con quei selvaggi», ha rivelato il premier israeliano. «Gli Usa non otterranno nulla», ha assicurato dal canto suo il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Teheran conta di far leva sullo stretto di Hormuz per portare avanti la sua opposizione a Washington e mettere in difficoltà Trump in vista delle midterm. «Se non accettano le nostre condizioni» il cruciale passaggio commerciale «non riaprirà», ha tuonato il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie, Hossein Mohebi, annunciando che è stato raggiunto un accordo con l’Oman sulla condivisione dei ricavi derivanti dai pedaggi di transito nello Stretto.

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