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L’Isola si spopola, Senorbì e Barrali no  - L'Unione Sarda.it


Trexenta.

11 agosto 2026 alle 00:37

I due centri abitati crescono del 6 e del 2 per cento ma il territorio soffre 

C’è un dato che, più di ogni altro, fotografa la Trexenta del 2026: mentre la Sardegna perde abitanti - 103.648 in dieci anni, quasi quanto la popolazione di Olbia e Alghero messe assieme - nel piccolo mondo dei tredici comuni a nord di Cagliari due centri crescono.

Sono Senorbì e Barrali. Il primo ha avuto un aumento di residenti del 6,2 per cento dal 2006 e oggi ne conta 4.810, quasi un quarto (23,3 per cento) dell’intera Trexenta. Non un caso, perché di fatto è il “capoluogo” del territorio, quello in cui si concentrano scuole, servizi, uffici e tutto ciò che serve ai comuni vicini. Il secondo sale piano, appena il 2 per cento, ma sale. È un paese piccolo, 1.087 abitanti, a metà strada tra Senorbì e Dolianova: due poli che, forse, gli permettono di reggere dove altri cedono.

I dati

I numeri sono stati presentati in un convegno nell’ambito della 28ª Festa dell’Emigrato promossa da Pro Loco, Comune, Acli e Unione della Trexenta a Gesico: il paese che, dati alla mano, paga il prezzo più alto dello spopolamento. «Questi dati raccontano un territorio che nel complesso fatica: perde popolazione, invecchia, resta indietro su reddito e istruzione rispetto al resto della Sardegna», spiega il presidente regionale delle Acli, Mauro Carta.

A Gesico la popolazione è crollata del 25,9 per cento dal 2006: il calo peggiore della Trexenta, superiore anche della media sarda. Non solo: qui vive un anziano ogni 0,25 giovani, l’indice di vecchiaia più alto e anche quello cresciuto più velocemente di tutta l’area. Gesico è ultima anche per reddito medio (14.734 euro, quasi 5.000 in meno di Senorbì) e per tasso di occupazione (52 contro il 62 per cento della media regionale). San Basilio (meno 21,1 per cento) e Mandas (meno 19,4) completano il podio dello spopolamento.

Età

Il dato di sistema è forse il più preoccupante: in quasi tutti i comuni della Trexenta l’età media è più alta di quella regionale. Il saldo naturale - nati meno morti - è negativo di 150 unità l’anno e nemmeno i flussi migratori (positivi, più 9 dall’estero) riescono a compensare la perdita. Anche sull’istruzione la Trexenta resta indietro: solo il 36 per cento dei residenti ha un titolo di studio elevato, contro il 46,8 della media sarda.

L’unica controtendenza riguarda i giovani: il tasso di occupazione tra i 15 e i 24 anni (21,7 per cento) supera quello regionale (18,2). Forse è merito di agricoltura e allevamento che, pur in crisi da decenni, offrono comunque una scialuppa di salvataggio anche in assenza di titoli di studio.

Fragilità

Ma le buone notizie sono terminate. Secondo l’indice composito di fragilità comunale - costruito su 12 indicatori tra rischi ambientali, debolezze sociali ed economiche - sei comuni su tredici si collocano al livello massimo: Gesico, Mandas, Guamaggiore, Siurgus Donigala, Barrali e Sant’Andrea Frius.

La Trexenta non è ancora un territorio vuoto, ma i numeri raccontano già la direzione: meno abitanti, meno servizi, più fragilità. E il rischio è che, a forza di perdere pezzi, un giorno non resti più abbastanza territorio per tenere insieme una comunità.

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