Al.Be. 09 agosto 2026 13:43
Il nuovo decreto Fer X, entrato in vigore il 7 agosto 2026, ridisegna fino al 2030 il sistema italiano di sostegno alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti alimentati dai gas residui della depurazione potranno accedere a un meccanismo che non serve soltanto ad aumentare la capacità installata, ma prova a decidere anche quali impianti costruire, dove realizzarli e quanto debbano essere utili al funzionamento della rete elettrica.
La dimensione complessiva potenziale è di 37,15 GW. Di questi, 10 GW sono destinati agli impianti fino a un megawatt, che possono accedere direttamente al meccanismo, mentre 27,15 GW saranno assegnati attraverso procedure competitive.
La novità più evidente riguarda la distribuzione della potenza messa a disposizione nelle aste. Il decreto assegna 10 GW al fotovoltaico, 16,5 GW all'eolico, 630 MW all'idroelettrico e 20 MW agli impianti che utilizzano gas residui dei processi di depurazione.
È soprattutto l'eolico a beneficiare del nuovo regime. Rispetto al Fer X transitorio, il contingente per i grandi impianti fotovoltaici rimane sostanzialmente invariato, mentre quello dell'eolico aumenta fortemente. È un segnale preciso: il governo punta a riequilibrare uno sviluppo delle rinnovabili che negli ultimi anni è stato trainato soprattutto dal solare.
Per chi vuole mettere i pannelli sul tetto, il Fer X può essere interessante perché potrà avere una remunerazione garantita per l’energia immessa in rete. Gli impianti fino a 1 MW possono accedere direttamente al meccanismo, senza partecipare alle aste riservate ai grandi operatori. Per un normale impianto domestico, quindi da pochi kilowatt, il vantaggio riguarda soprattutto l’energia che non viene autoconsumata e viene immessa nella rete. Per gli impianti sotto i 200 kW il Gse ritira questa energia e riconosce sulla produzione netta immessa una tariffa omnicomprensiva per vent’anni secondo un prezzo che sarà stabilito da Arera. Insomma, niente bonus per pannelli, inverter o batterie ma un prezzo che verrà riconosciuto all’energia che non viene autoconsumata.
Per gli impianti superiori a un megawatt il decreto fissa un prezzo di esercizio di 80 euro per MWh per il fotovoltaico, 85 per l'eolico, 90 per l'idroelettrico e 85 per i gas da depurazione. Le procedure competitive partiranno da valori massimi rispettivamente pari a 95, 95, 105 e 100 euro/MWh. Non si tratta però di una tariffa fissa regalata ai produttori. Il Fer X funziona con contratti per differenza a due vie della durata di vent'anni: quando il prezzo di mercato è inferiore a quello aggiudicato, il GSE versa la differenza; quando è superiore, è il produttore a restituirla.
In altre parole, il sistema cerca di evitare che gli incentivi producano extraprofitti quando l’elettricità diventa molto cara.
Una delle modifiche più importanti riguarda gli impianti oltre un megawatt. Per partecipare alle gare servono il titolo per costruire ed esercire l'impianto, la connessione alla rete accettata e requisiti di solidità finanziaria. Per le tecnologie diverse dal fotovoltaico il decreto permette, in determinati casi, di presentarsi anche con un provvedimento favorevole di valutazione di impatto ambientale al posto del titolo autorizzativo. Per il fotovoltaico questa possibilità non è prevista.
La conseguenza è che i grandi progetti solari dovranno arrivare alle aste in una fase autorizzativa più avanzata, riducendo il rischio che i contingenti vengano occupati da iniziative destinate poi a non essere costruite. Lo stesso obiettivo spiega le cauzioni: alla manifestazione di interesse è richiesta una garanzia pari al 5% del costo standard dell'investimento, che sale al 10% per chi entra in posizione utile in graduatoria.
Il nuovo Fer X prova anche ad affrontare un problema sempre più evidente: aggiungere migliaia di megawatt fotovoltaici non basta se tutta quell'energia viene prodotta nelle stesse ore.
Per decidere i contingenti dovranno essere considerati domanda elettrica, stato delle autorizzazioni, sviluppo della rete, profili di produzione delle diverse fonti e disponibilità degli accumuli. Saranno inoltre introdotti coefficienti differenti per le varie zone di mercato.
Nelle procedure legate al Net Zero Industry Act europeo verranno premiati anche progetti capaci di integrarsi meglio nel sistema. Tra gli elementi valutabili c'è la presenza di batterie con una potenza pari ad almeno il 25% di quella dell'impianto.
Cambiano anche le regole nelle ore in cui c'è troppa energia: in presenza di prezzi nulli o negativi o di ordini di riduzione della produzione impartiti per esigenze della rete, il decreto prevede specifici meccanismi sui pagamenti e sulla partecipazione al mercato di bilanciamento.