
Entrerà nel vivo il prossimo 28 settembre la contesa per Trevi Finanziaria Industriale spa, il gruppo cesenate dell’ingegneria e delle tecnologie del sottosuolo quotato a Euronext Milan e partecipato al 21,3% da CDP Equity, al 14,1% dall’asset manager maltese Praude Asset Management e al 6,6% dall’asset manager USA Polaris Capital Management.
Webuild spa ha infatti pubblicato venerdì 18 settembre il documento relativo all’opa volontaria totalitaria annunciata a fine luglio (si veda altro articolo di BeBeez), dopo che Consob lo ha approvato lo scorso 15 settembre. Il periodo di adesione terminerà il 20 novembre (si vedano qui il comunicato stampa e qui il Documento di offerta).
Ricordiamo che il gruppo infrastrutturale aveva annunciato a fine luglio la sua offerta, in aperta sfida all’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria annunciata a fine giugno da ICOP spa, società di ingegneria del sottosuolo fondata nel 1920 dalla famiglia Petrucco, quotata sull’Euronext Growth Milan e attiva negli stessi settori (si veda altro articolo di BeBeez). Quell’offerta era stata però rimandata al mittente da Trevi pochi giorni dopo (si veda altro articolo di BeBeez).
Webuild aveva quindi messo sul piatto 4,50 euro in contanti per ciascuna azione Trevi, per una valorizzazione complessiva di circa 295 milioni di euro L’offerta riguarda un massimo di 62,3 milioni di azioni Trevi, pari al 95,002% del capitale, perché nel frattempo Webuild ha già acquistato sul mercato circa 3,28 milioni di azioni, pari al 4,998%. Il corrispettivo attribuisce all’intero capitale di Trevi un valore di circa 295 milioni di euro e incorpora un premio del 29,8% rispetto ai 3,467 euro del 26 giugno, ultima seduta prima dell’annuncio dell’offerta concorrente di ICOP.
Sul fronte opposto, intanto, l’ops volontaria totalitaria di ICOP spa Società Benefit è già partita il 14 settembre e terminerà il 16 ottobre, salvo proroghe. L’operazione prevede per ogni azione Trevi conferita 0,133 azioni ICOP di nuova emissione e punta alla combinazione dei due gruppi, al delisting di Trevi e, parallelamente, al passaggio di ICOP dall’Euronext Growth Milan a Euronext Milan, avvenuto all’inizio di settembre (si veda qui il Documento di offerta)
Proprio sul progetto ICOP è arrivata nei giorni scorsi un’altra novità importante. Il 17 settembre la Presidenza del Consiglio dei ministri ha comunicato che il gruppo di coordinamento per l’esercizio dei poteri speciali ha accolto la proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze di non esercitare i poteri speciali previsti dalla disciplina Golden Power. Risulta quindi avverata la relativa condizione di efficacia dell’ops (si veda qui il comunicato stampa di ICOP).
Resta però molto aperta la partita economica fra le due proposte. All’annuncio di giugno, il concambio ICOP attribuiva a ogni azione Trevi un valore di circa 4,16 euro, sulla base dei 31,30 euro a cui ICOP aveva chiuso il 26 giugno, e valorizzava teoricamente Trevi circa 273 milioni di euro. Alla chiusura di venerdì 18 settembre, ICOP quotava invece 29,90 euro, cosicché le 0,133 azioni offerte per ogni titolo Trevi valevano circa 3,98 euro. Nella stessa seduta Trevi ha chiuso a 4,742 euro, quindi sopra sia il valore implicito del concambio ICOP sia i 4,50 euro cash messi sul piatto da Webuild. Il mercato sta dunque prezzando la possibilità che la competizione fra i due offerenti possa ancora produrre modifiche alle offerte; si tratta, allo stato, di un’aspettativa di mercato e non di un rilancio annunciato. Anche il documento ICOP contempla espressamente la possibilità di modificare le condizioni o rilanciare il corrispettivo, nel qual caso sarebbe pubblicato un supplemento al prospetto.
Nel frattempo Trevi si è espressa formalmente sulla sola offerta ICOP. Il 10 settembre il consiglio di amministrazione ha approvato all’unanimità il comunicato dell’emittente ex art. 103 TUF, giudicando, sulla base delle informazioni disponibili e delle fairness opinion dei propri advisor finanziari, “il Corrispettivo non congruo” dal punto di vista finanziario e “l’Offerta non conveniente” per gli azionisti (si veda qui il comunicato stampa). Si tratta dell’evoluzione della posizione che il board aveva già assunto all’annuncio dell’ops, quando, come accennato sopra, aveva già sottolineato che l’operazione non era stata sollecitata né concordata con Trevi e che non rifletteva, a suo giudizio, il percorso di creazione di valore e le prospettive del Piano industriale 2026-2029.
Anche le soglie delle due operazioni sono differenti. L’offerta ICOP era stata inizialmente subordinata al raggiungimento di almeno il 90% dei diritti di voto di Trevi, mentre Webuild ha posto una soglia minima al 66,7% dei diritti di voto; entrambi i progetti mirano comunque al delisting.
Webuild punta invece a integrare Trevi come polo specialistico delle fondazioni e dell’ingegneria del sottosuolo nella propria piattaforma globale, internalizzando attività ad alto valore aggiunto oggi affidate anche a fornitori esterni. Il gruppo Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e al 30 giugno scorso disponeva di un backlog di circa 54 miliardi. Webuild e Trevi lavorano già insieme, tra l’altro, alla diga di Rogun in Tagikistan e alla Linea C della metropolitana di Roma. All’annuncio dell’opa, Webuild aveva stimato 80-90 milioni di euro di ebitda annuo a regime dalle sinergie, indicando un contributo complessivo all’ebitda del gruppo, inclusa la redditività propria di Trevi, di 150-170 milioni annui.
Le due offerte continuano inoltre a presentare strutture e razionali industriali molto diversi. ICOP punta alla combinazione di due operatori specializzati nell’ingegneria del sottosuolo, nelle fondazioni speciali e nelle infrastrutture complesse. Il progetto originario stimava per il gruppo risultante oltre un miliardo di euro di ricavi pro-forma e più di 2 miliardi di portafoglio ordini, con sinergie a regime, dal quarto anno successivo all’integrazione, pari a 120-140 milioni di ricavi aggiuntivi annui e 55-75 milioni di ebitda incrementale.
Il gruppo Trevi Finanziaria ha chiuso il primo semestre 2026 (si veda qui il comunicato stampa) con 270,9 milioni di euro di ricavi, contro 312,2 milioni un anno prima, e con 40 milioni di ebitda ricorrente, per un margine salito al 14,8% dal 14,2%. L’utile netto consolidato è cresciuto a 7,2 milioni da 6,1 milioni, con la posizione finanziaria netta che si è più che dimezzata a 92,1 milioni, dai 187,4 milioni di fine 2025, con leverage a 1,13 volte. E questo grazie all’aumento di capitale da circa 100 milioni completato a giugno, che a luglio è stato seguito da un’operazione di rifinanziamento da 180 milioni di euro, per estinguere il debito regolato dal precedente accordo di ristrutturazione, chiudendo di fatto il lungo percorso di risanamento finanziario del gruppo (si veda altro articolo di BeBeez). Intanto gli ordini acquisiti nel semestre sono saliti del 21,2% a 424,2 milioni e il backlog ha raggiunto il record di 928,1 milioni, contro 748,1 milioni a fine 2025. Trevi ha inoltre confermato la guidance 2026, che indica ricavi tra 640 e 670 milioni di euro, ebitda ricorrente tra 70 e 80 milioni e posizione finanziaria netta tra 90 e 100 milioni a fine esercizio.