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L’ora più buia di Zelensky, stretto fra scandali e un nuovo avversario politico


Il presidente ucraino deve fare i conti con la seconda inchiesta che coinvolge membri del suo staff in pochi mesi e con l’ex ministro Fedorov, che lo ha sfidato apertamente ad andare alle urne

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky

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Roma, 19 agosto 2026 – Ancora guai per il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, poche ore dopo che l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, rimosso nelle scorse settimane, lo ha sfidato apertamente chiedendo le elezioni presidenziali. L’Ufficio Nazionale Anticorruzione ucraino ha fatto sapere di aver perquisito le abitazioni di Iryna Mudra e di Vadym Stolar. La prima è la vice capo del gabinetto del presidente, che è stata licenziata per direttissima. Il secondo è un politico che prima del 2022 militava nella formazione filorussa Piattaforma di Opposizione per la Vita, presente in parlamento. Dopo la sua chiusura a causa della guerra è confluito nel movimento ‘Restaurazione dell’Ucraina’, sempre filorusso.

Dietro di loro ci sarebbe un’organizzazione criminale e potrebbero essere coinvolti anche altri alti funzionari dell’Ufficio del Presidente. Una brutta tegola sulla testa del numero uno di Kiev, anche perché non è la prima. Il 28 novembre dello scorso anno il leader ucraino fu costretto a separarsi dal suo più potente collaboratore, Andriy Yermak, capo dell’Ufficio presidenziale e per anni vero numero due del potere a Kyiv.

Yermak si dimise poche ore dopo che gli investigatori anticorruzione di NABU avevano perquisito la sua abitazione, nel pieno dell’inchiesta su un presunto sistema di tangenti da circa 100 milioni di dollari nel settore energetico. Pur non essendo allora formalmente indagato, la pressione sul presidente era diventata insostenibile: a chiederne l’uscita erano ormai opposizione ed esponenti dello stesso partito di Zelensky.

La caduta di Yermak, figura centrale anche nei negoziati con Washington, rappresentò uno dei colpi politici più pesanti subiti dal presidente dall'inizio della guerra. Adesso, Zelensky sente ancora il fiato sul collo questa volta potrebbe persino essere coinvolto un parlamentare filo russo, che per la maggior parte degli ucraini equivale più o meno al male assoluto. Un leader sempre più solo e che di certo non può fidarsi di nessuno. Dall’altra parte c’è un personaggio in ascesa, esponente di quella nuova classe politica ucraina che si è venuta a formare durante la guerra e che è sempre più determinata a mandare in pensione quella che ha guidato il Paese fino a questo momento, iniziare dal presidente. Ieri, dal suo canale Youtube, l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha chiesto apertamente di andare al voto. "L'Ucraina può contemporaneamente combattere e rimanere una democrazia. Non dobbiamo permettere a Putin di decidere quando gli ucraini possono scegliere il proprio governo. La democrazia non può essere lasciata in ostaggio della Russia”.

L’ora più buia di Zelensky, stretto fra scandali e un nuovo avversario politico

Uno dei motivi per cui Zelensky è sempre riuscito a evitare il voto è rappresentato dal fatto che milioni di ucraini sono scappati a causa della guerra. A questo proposito, Fedorov è stato chiaro. La sicurezza delle operazioni di voto va messa al primo posto, ma l’Ucraina non può comunque continuare a vivere in un limbo politico. "Uno stato moderno non può funzionare in questo modo”, ha concluso. Sembrerebbe dunque che la permanenza al potere di Zelensky fino alla fine della guerra non sia più così scontata. Il presidente deve affrontare un combinato disposto potenzialmente micidiale. Gli scandali da una parte e la determinazione di Fedorov dall’altra. Dopo il suo allontanamento, avvenuto nelle scorse settimane e fra le polemiche il giovane ministro, che ha puntato tutto sulle nuove tecnologie, tirandosi contro l’establishment militare tradizionale, ha rifiutato tutti gli incarichi che gli sono stati offerti. Un modo per prendere le distanze, mentre in migliaia manifestavano contro il suo licenziamento. Adesso Fedorov punta a demolire l’apparato partendo dal vertice per eccellenza.

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