L'Unione europea ritrova una parvenza di unità in seguito alle forti tensioni generate dalla crisi dei migranti a Ceuta. Durante la riunione straordinaria in videoconferenza, i ministri degli Interni dei Paesi membri hanno certificato l'efficacia della risposta immediata messa in campo dalle autorità spagnole.
Il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha definito l'incontro "completamente costruttivo", sottolineando come la Spagna stia affrontando una crisi umanitaria senza precedenti che ha già visto il ritorno in Marocco di circa 70.000 delle 72.000 persone entrate nella città autonoma la scorsa settimana. Il commissario europeo Magnus Brunner ha confermato che l'integrità dello spazio Schengen è stata preservata grazie alla stretta cooperazione tra Spagna, Marocco e Commissione europea.
conferenza stampa Magnus Brunner,04082026 (rainews)
Il confronto tra Madrid e Roma su Schengen
Nonostante il riconoscimento generale dell'operato spagnolo, non sono mancate le polemiche diplomatiche. Il governo di Madrid ha espresso forte amarezza nei confronti dell'Italia per la decisione di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen, ripristinando i controlli per i viaggiatori in arrivo dalla Spagna via aerea e via nave. Grande-Marlaska ha definito la misura "inutile e sproporzionata", chiedendone la revoca immediata.
Dal canto suo, il ministro dell'Interno italiano Matteo Piantedosi ha replicato con fermezza spiegando che si tratta di una scelta di natura cautelare e organizzativa, mirata a tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema europeo in un momento di forte sollecitazione, sfruttando uno strumento previsto dal Codice Frontiere Schengen e già utilizzato in passato da numerosi Stati membri.
Giorgia Meloni con Pedro Sanchez nel 2023 (LaPresse)
Verso l'applicazione del Patto su migrazione e asilo
Guardando al futuro, la riunione è servita a tracciare una linea comune basata sulla prevenzione e sulla gestione rigorosa dei flussi. Bruxelles ha ribadito che l'intera Unione deve procedere verso l'attuazione integrale delle nuove regole previste dal Patto su migrazione e asilo, giudicate fondamentali per garantire procedure rapide alle frontiere, in particolare per i cittadini provenienti da Paesi di origine sicuri come il Marocco.
Migranti sono in fila per ricevere cibo e bevande dalla Croce Rossa, a seguito di attraversamenti di massa – via terra e via mare – dal Marocco verso il territorio spagnolo, a Ceuta (Spagna), il 3 agosto 2026 (Reuters)
I temi aperti e divisivi
Sulla questione relativa ai Centri per rimpatri, prosegue il lavoro di un gruppo di Stati membri per valutare la creazione di centri in Paesi terzi.
I governi favorevoli, Italia capofila, sostengono che la creazione di strutture in Paesi extra-Ue sicuri sia uno strumento indispensabile per frenare le partenze irregolari, accelerare le procedure di rimpatrio per chi non ha diritto all'asilo e alleggerire la pressione sui confini europei. A livello pratico, viene preso ad esempio il modello di accordi bilaterali già sperimentati (come quello, appunto, tra Italia e Albania).
La Commissione e gli organi di controllo (come il Consiglio d'Europa) ricordano tuttavia che qualsiasi soluzione esterna deve rispettare rigorosamente il diritto internazionale, la Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) e prevedere meccanismi indipendenti di monitoraggio per tutelare i diritti fondamentali dei migranti.
I governi contrari, Francia e Spagna soprattutto, ritengono che i centri nei Paesi terzi siano soluzioni difficili da gestire nella pratica, oltre che estremamente costose ed inefficaci rispetto ai volumi reali dei flussi migratori.
La posizione di questi Stati privilegia la cooperazione diretta con i Paesi d'origine e di transito per gestire i rimpatri direttamente dai territori nazionali, puntando piuttosto sulla piena applicazione degli accordi di riammissione esistenti e sugli strumenti interni previsti dal Patto su migrazione e asilo.
Migranti a Ceuta (Tg3/Sicuro)
Il tema delle regolarizzazioni nazionali dei migranti sul modello spagnolo
La decisione del governo di Pedro Sánchez sulla regolarizzazione dei migranti a livello nazionale continua a dividere, con forti perplessità espresse da esponenti di altri Paesi europei, tra cui l'Italia.
Il governo di Madrid l'ha motivata sia con ragioni umanitarie sia per rispondere a bisogni economici e demografici concreti. Da un lato, la Spagna ha bisogno di manodopera in vari settori produttivi e vuole sostenere il sistema pensionistico di fronte al calo delle nascite. Dall'altro, la misura nasce anche da una forte spinta della società civile, dei datori di lavoro e della Chiesa cattolica.
Questa mossa ha sollevato polemiche e perplessità in altri Paesi europei. I governi critici sostengono che una regolarizzazione di massa su scala nazionale invii un "cattivo segnale" al resto d'Europa, rischiando di incentivare indirettamente ulteriori flussi migratori irregolari verso il Continente, pur trattandosi formalmente di una decisione che rientra nella piena autonomia legislativa di ogni singolo Stato membro.
Il premier Sanchez col ministro dell'Interno spagnolo a Ceuta (AFP)