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L’ultimo saluto ad Andrea Angeli. «Davanti a uomini così bisogna solo inchinarsi»


L’ultimo saluto ad Andrea Angeli. «Davanti a uomini così bisogna solo inchinarsi»
L’ultimo saluto ad Andrea Angeli. «Davanti a uomini così bisogna solo inchinarsi»

di Monia Orazi

3 Minuti di Lettura

domenica 6 settembre 2026, 04:00

MACERATA Aveva trascorso gran parte della vita lontano da Macerata, attraversando guerre e crisi internazionali. Ieri la sua città si è stretta intorno ad Andrea Angeli per l’ultimo saluto. La chiesa di Santa Croce ha accolto tantissime persone per i funerali dell’ex funzionario dell’Onu e peacekeeper morto a 69 anni: familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni e molti di coloro che lo avevano conosciuto durante una carriera vissuta tra diplomazia, missioni internazionali e rapporti con la stampa.

La carriera

Angeli, trovato morto in casa mercoledì scorso, stroncato da un malore, apparteneva a quella generazione di funzionari che negli anni Novanta si trovò sul terreno mentre l’Europa riscopriva la guerra alle proprie porte. L’ex Jugoslavia fu il capitolo più lungo della sua esperienza, durata complessivamente circa trent’anni tra incarichi per le Nazioni Unite, la Nato e la Farnesina. Ma nella sua carriera svolse incarichi anche Namibia, Cambogia, Iraq e Cile. Luoghi diversissimi nei quali il compito rimaneva, in fondo, lo stesso: costruire relazioni dove il dialogo sembrava essersi spezzato.

Il rapporto

Maceratese, laureato in Giurisprudenza nel 1980 e in Scienze politiche nel 1982 all’Università di Macerata, aveva mantenuto un rapporto forte con la città anche dopo aver trasformato il mondo nel proprio luogo di lavoro.

L’ateneo nel 2013 lo aveva scelto come “Laureato dell’anno”. Alle esperienze sul campo aveva affiancato negli anni anche l’attività di autore e divulgatore, raccontando dall’interno cosa significasse lavorare nelle missioni di pace. È soprattutto questo Angeli che ieri è tornato nei ricordi degli amici: meno il curriculum internazionale, più l’uomo che stava dietro gli incarichi. Il giornalista Toni Capuozzo, che con lui aveva condiviso alcuni degli scenari più difficili, ne aveva già restituito un’immagine diventata quasi un ritratto: quella del giubbotto antiproiettile con una cravatta conservata in tasca, nel caso fosse servita. Un’eleganza mantenuta persino nei luoghi in cui le convenzioni della vita normale sembravano non avere più alcun senso.

Durante il funerale Capuozzo ha ricordato soprattutto la disponibilità verso gli altri e un’amicizia che non aveva bisogno di molte parole. Il filo comune delle testimonianze è stato proprio questo: la capacità di Angeli di entrare in relazione con persone e mondi molto diversi senza perdere curiosità e umanità. Padre Mariano Asunis, francescano e cappellano militare che ha celebrato le esequie, ha richiamato il valore di una vita trascorsa nelle missioni internazionali e a contatto con popolazioni segnate dai conflitti. «Davanti a uomini così bisogna inchinarsi», ha detto il sacerdote.

Altri amici provenienti dal mondo militare e del giornalismo hanno ricordato il diplomatico, il consigliere e soprattutto l’uomo capace di fare da tramite tra culture differenti. Tra loro il generale di divisione Michele Risi, già comandante delle truppe alpine, il giornalista Lao Petrilli e il colonnello della riserva dei carabinieri Bruno Tammaro. Accanto alla sorella Teresa e ai familiari c’erano anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, il sindaco Sandro Parcaroli e il rettore John McCourt. Da Macerata era partito per conoscere alcuni dei luoghi più tormentati del mondo. A Macerata è tornato per l'ultimo viaggio.

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