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La ‘bella età’ di Tullio Pericoli: i 90 anni del pittore e disegnatore. In un libro di ‘Note di lavoro’ le riflessioni sull’invecchiamento


Roma, 23 settembre 2026 – Il 2 ottobre Tullio Pericoli compirà 90 anni e in questi giorni l’artista offre a noi il regalo di un libro, che intitola La bella età (Adelphi, 150 pagine, € 15) e che comprende, come da sottotitolo, Note di lavoro, partendo proprio da una libera e agile autoriflessione sul tema dell’invecchiamento. Pericoli ci offre annotazioni di limpida saggezza aperta, come quando ci dice, da pittore, che “la vita somiglia a un paesaggio: man mano che te ne allontani, lo vedi meglio”. Ma il suo percorso, in queste pagine, è comunque quello di un attento e penetrante sguardo dentro la vita stessa, nei suoi molteplici aspetti, attraverso anche, e molto, naturalmente, i ferri del mestiere.

E infatti, nei capitoli successivi a quello iniziale sulla vecchiaia, l’autore si muove partendo da temi che sempre gli sono stati presenti, appartenuti nella complessità del loro disegno. Tanto è vero che, subito dopo l’avvio, ragiona sul disegno, sul senso interno della linea, che, nientemeno, “stimola strati della nostra coscienza a noi del tutto ignoti”. Insomma, partendo da osservazioni talvolta semplici e legate alla sua arte, arriva a riflessioni più mosse e articolate, che vanno oltre la dimensione specifica e tecnica del suo lavoro, della sua stessa, importante, attività specifica.

'La bella età' di Tullio Pericoli

'La bella età' di Tullio Pericoli

Tutto questo partendo spesso attraverso citazioni da autori importanti, il che mette in evidenza la grande apertura culturale del nostro. Eccoci allora a Valéry, a Kafka, “al quale piaceva disegnare ed era piuttosto bravo”, Barthes, poi Somerset Maugham, Simenon, Maurizio Pollini, Morandi, la cui pittura ci dice aver avuto su di lui “un effetto magnetico”, Italo Calvino, Van Gogh, Picasso, Eco, René Daumal sull’idea di stile, il poeta d’oggi De Signoribus, De Chirico, fino a Goethe, che parlava del genio non per la sregolatezza ma per la pazienza che gli doveva essere propria. Lascio però al lettore l’opportunità di addentrarsi in questi ed altri dettagli e riferimenti colti di cui appunto il libro è ricco, arrivando poi al capitolo finale, un’intervista fatta a Pericoli da Enrico Regazzoni.

Torniamo ora a qualcuno dei vari temi e capitoli in cui La bella età è suddiviso, ed eccoci presto al Paesaggio, con parole sul lavoro, che un tempo non c’era, dei fotografi e portando, a proposito del tema, l’esempio (con tanto di illustrazione) del Viandante su un mare di nebbia di Caspar David Friedrich, celebre dipinto del 1818. E a proposito di foto, giustamente se la prende con la mania di farne di molti visitatori, che passano nelle mostre e nei musei da un quadro all’altro “senza vedere nulla. Ogni click uno schiaffo. All’opera e a loro stessi”.

E qui siamo a un altro capitolo essenziale, quello sul corpo, seguito da quello sull’ispirazione, di cui sottolinea il valore in contrasto, con “l’aria irridente che le gira intorno”. Poiché, precisa, l’ispirazione produce idee, che possono poi tradursi in poesia, o in un dipinto, ma possono anche aiutarci a compiere al meglio azioni o gesti comuni. Più avanti, entrando nello specifico della sua arte, ci dice che “i quadri sono esseri vivi e mutevoli” e uscendo da ogni possibile enfasi, ricorda parole di Van Gogh alla madre, quando si paragonava a un contadino: “aro le tele come lui ara i campi”. E del resto Pericoli considera l’aspetto manuale della sua arte, l’azione della mano, che, come dice rispondendo a una domanda di Regazzoni, vede docile, ma non addomesticabile, un po’ “come un gatto”. La mano che è capace di portarlo utilmente, magari, dove non pensava di andare o arrivare “in una zona che non conosco”.

Una lucida freschezza naturale, che agisce con modestia esemplare, senza ombra alcuna di senilità, circola in questo libro. Un piccolo gioiello, piacevole e acuto nel suo spostarsi su tematiche diverse, inducendoci a nuove riflessioni sulla creatività artistica condotta nei diversi linguaggi. Tutto partendo, appunto e peraltro, dall’esperienza e dall’idea della vecchiaia, che “ti insegna a pensare, a guardare e insieme a vedere, e i ricordi ricompaiono brulicanti, come se li valutassimo da un punto di osservazione satellitare”. E allora tanti auguri, caro maestro!