Da una parte il dolore di una mamma no vax che sui social accusa i medici di incompetenza, dall’altra la corsa al vaccino di un’intera comunità. All’indomani della morte di Anna Rosa, una bimba di 4 anni, per sospetta difterite, a Palermo si cerca il paziente zero che ha infettato la piccola. Ieri una ventina di componenti della famiglia hanno eseguito i tamponi e il vaccino esavalente. L’Asp sta cercando di ricostruire tutta la catena dei contatti, per sospetta difterite; in tempo reale sono aumentate le vaccinazioni esavalenti nei centri vaccinali di Palermo, si stima intorno al 10%, ciò significa che la tragica scomparsa della bambina sta spingendo le famiglie palermitane a vaccinarsi con il siero esavalente (difterite, tetano, pertosse, epatite B, poliomielite e Haemophilus influenzae tipo b), che interessa anche gli adulti con i richiami dopo i dieci anni.
Sul profilo Facebook, poi reso privato, Manuela Maggio, la madre della bambina ha scritto un post poi rimosso: «Il dolore è mio e solo mio ma vi auguro di non avere a che fare mai con medici incompetenti che hanno sottovalutato il caso di mia figlia, quando è stata portata diverse volte al pronto soccorso». Aggiunge: «E ci sono carte che parlano, non stupide bocche che pur di fare hype stanno sparando minc... e sentenze. Noi genitori non abbiamo scambiato la difterite per tonsillite, la causa della morte di mia figlia ancora non si conosce perché ancora nulla è confermato. E' un sospetto». Un lungo sfogo, «non sto qui a perdere tempo con voi, voglio solo precisare, visto che oltre al dolore che sto attraversando, devo pure leggere e sentire certe cose di avere almeno un minimo di rispetto e dignità verso chi in questo momento vorrebbe solo sua figlia a casa e non in una bara bianca. Ok? Silenzio, fate silenzio che solo Dio nostro signore può giudicare. Vi auguro di non avere a che fare mai con i medici che hanno distrutto la vita di mia figlia e quella di noi genitori». Nel profilo la donna aveva scritto i nomi dei figli e del marito dicendo: «Siete la mia unica ragione di vita vi amo amori», a fianco una foto della famiglia.
Eppure, nei maggiori centri vaccinali di Palermo si sono riversate molte persone per eseguire i richiami dei vaccini anche per la difterite. La vicenda della piccola Anna Rosa, morta a 4 anni per una sospetta difterite e non vaccinata, ha destato allarme sociale e spinto i genitori a far vaccinare i figli. Nel centro della borgata Pallavicino, centro di pertinenza territoriale del quartiere San Filippo Neri (Zen), è stato necessario raddoppiare la presenza dei medici per il grande afflusso, mentre nel centro di via Giorgio Arcoleo si sono esaurite le scorte del siero esavalente, efficace anche contro la difterite, a cui è seguito l'immediato rifornimento attingendo dalle scorte. «Il cuginetto di 4 anni della bimba morta per sospetta difterite sta discretamente, nel senso che ha la febbre e un po’ di mal di gola, di placche, insomma nulla di più rispetto a una sindrome influenzale. E' ricoverato nel reparto di malattie infettive pediatriche. In ogni caso siamo tranquilli perché è vaccinato, e la malattia non può evolversi in forme gravi», ha riferito il direttore sanitario dell'azienda sanitaria Civico Domenico Cipolla. «Tutti si stanno vaccinando, quindi penso che di casi diciamo mortali non ne abbiamo più per fortuna, però dobbiamo capire e controllare. Anche l'Asp sta lavorando per controllare la diffusione e ci potrebbero essere dei portatori sani, una volta che il batterio circola».
«Epidemia è una parola grossa, da temere è un mero focolaio epidemico», precisa Antonio Cascio, direttore dell'Unità di Malattie infettive del Policlinico di Palermo. «Da attenzionare soprattutto le persone che potrebbero essere entrate in contatto con la bimba e non sono vaccinate», sottolinea l'infettivologo. Secondo Cascio in questa fase l'attenzione deve essere rivolta alla ricostruzione dei contatti della bambina e alla verifica della situazione vaccinale delle persone potenzialmente esposte. «Il rischio di una diffusione è minimo al momento ma rintracciare il cosiddetto paziente zero è importantissimo. Può essere che ci sia un portatore sano tra parenti o conoscenti che inconsapevolmente abbia potuto infettare la bimba».
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