Per una sera, ieri, Taranto si è sentita la piazza del Mediterraneo. La piazza nel senso greco del termine, l'agorà. Atleti da 26 Paesi diversi dopo 14 giorni (15 considerando il preludio di alcune discipline) di gare, medaglie, vittorie, sconfitte, storie, qualche delusione, la gioia incontenibile di chi ce l'ha fatta. La piazza del Mediterraneo parafrasando Italo Calvino in Le città invisibili: quando si entra in una piazza ci si trova in un dialogo. E Taranto è stata il centro di un dialogo. A proposito, qui c'era un desiderio forte, quasi ancestrale, di uscire dal novero nebuloso delle città invisibili.
Ecco Taranto. La città sul Mediterraneo da quando — leggenda racconta — fu fondata da Taras. Si è aperta con la storia di Taranto, con quel delfino che salvò Taras (figlio del dio Poseidone) secondo la mitologia greca, la cerimonia di chiusura della ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo. L'ha raccontata Rossella Brescia, volto noto della tv, originaria della vicina Martina Franca. «Mediterraneo in festa» è stato il concept della serata. Una festa con un velo di malinconia. Taranto ha visto assegnare oltre 1.800 medaglie in queste due settimane, ha indossato l'abito più bello, da questa mattina tornerà alla normalità. E proverà a cambiare quella normalità che troppe volte è stata sventura. Taranto ha fatto un meraviglioso viaggio su se stessa, senza mai spostarsi, e porta in valigia la meraviglia dei momenti da custodire e la concretezza degli impianti sportivi. L'eredità da cui iniziare a scrivere un'altra storia.
Nella serata di inaugurazione l'atleta di Taranto, che si rialzava a fatica, cadeva, tornava prepotente, era stato il simbolo di una città che — fuori dalla retorica — ha preso questi Giochi come l'occasione per rialzare la testa. In quella di chiusura lo Iacovone ha salutato i 26 Paesi, ha persino ballato, cantato a squarciagola. I primi a esibirsi sul palco, i Terraros con la musica popolare. Poi è toccato a Karima. Sullo sfondo l'orchestra giovanile della Magna Grecia. Eccellenze del territorio in vetrina per una serata fortemente pugliese — e tarantina — in ogni accezione. Niente droni che volano, coreografie, ma giochi di luce sulle luminarie installate a terra. Lo spazio centrale, concepito dal direttore artistico Angelo Bonello con lo scenografo Luigi Maresca, doveva restituire il concetto di piazza attorno alla quale si riunisce la musica. Così è stato. Giochi di luci su un elemento tradizionale pugliese e meridionale, le luminarie che inevitabilmente portano la mente a una grande festa.
Taranto, poi, ha abbracciato la Nazionale che qui ha vinto 224 medaglie, la spedizione più vincente di sempre. In una città che nello sport non sempre — eufemismo — ha avuto fortuna, la Nazionale ha vissuto l'edizione più prolifica dei Giochi del Mediterraneo. Applausi — il giorno dell'apertura avevano fatto rumore i fischi alla premier Giorgia Meloni — per il ministro dello Sport Andrea Abodi e per il sindaco di Taranto Piero Bitetti. Ma l'ovazione è arrivata per Massimo Ferrarese, presidente del Comitato organizzatore, evidentemente commosso nel discorso finale. «Quello che abbiamo vissuto in questi giorni resterà acceso a lungo nei nostri cuori e lascerà un'eredità straordinaria — ancora applausi scroscianti —. Il nostro mare, il Mediterraneo, non è mai stato una cesura e deve continuare a essere un ponte che unisce. Le sponde di tre continenti si sono incontrate qui, abbiamo visto grandi prestazioni, medaglie vinte e sogni realizzati. Ma abbiamo visto qualcosa che vive ancora di più: avversari stringersi la mano, abbracciarsi sul podio. Abbiamo visto ragazzi e ragazze provenienti da paesi, culture e storie diversi, riconoscersi nel linguaggio dello sport». Ed è spuntato uno striscione: «Grazie Massimo Ferrarese». Vincitore assoluto dell'evento. La bandiera dei Giochi è stata consegnata a Pristina, che ospiterà l'evento nel 2030, dopo il discorso veloce di Mehrez Boussayene, vicepresidente del Comitato dei Giochi del Mediterraneo.
E ancora musica: Moses Cansas prima, poi la Rockin'1000, con la direzione di Angelo Bonello e Francesco Paolo Conticello. Serena Autieri ha cantato Meraviglioso di Domenico Modugno, Mille invece si è esibita in Up Patriots to Arms di Franco Battiato. E poi c'è stato tempo per cantare e ballare tutti insieme. Una festa vera, autentica. Don’t Look Back in Anger degli Oasis, Viva la Vida dei Coldplay, Hey Jude dei Beatles. Il rock chiuso da un'esplosione tricolore sullo sfondo. Sul prato del nuovo Iacovone centinaia di musicisti provenienti da tutto il Mediterraneo, il messaggio più autentico di quello che i Giochi hanno rappresentato per lo sport, per la Puglia. E per chi vi ha partecipato. Taranto si è dedicata queste canzoni, con il sorriso di chi fa il trenino sapendo che da oggi tornerà alla normalità. A proposito degli Oasis, l'urlo più forte, spontaneo, di Taranto, poco prima che le luci si spegnessero: «Non guardarti indietro con rabbia. Almeno non oggi».